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Cernobbio, 3 set – Luigi Di Maio studia da premier. E dove far miglior pratica se non all’incontro che riunisce il gotha dell’intelligentia italiana europea, quel workshop organizzato ogni anno dallo studio Ambrosetti sulle rive del lago di Como?

Ben conoscendo rilievo e caratura dei partecipanti, nonché conscio del megafono che rappresenta l’evento e di come serva dosare le parole in certi contesti, Di Maio ha fatto sfoggio di ampia e sopraffina retorica per dire che sì, il movimento cinque stelle è una forza critica nei confronti dell’establishment, continuerà a far volare parole grosse ma, in fondo, di mettere in discussione lo status quo non ci pensa nemmeno lontanamente. A partire dalla collocazione che intende dare al movimento: “Vogliamo governare questo paese. In questi anni è stato detto molto sul M5S, ma alcune posizioni sono state anche strumentalizzate ed esasperate”, ha spiegato Di Maio, sottolineando che “non vogliamo un’Italia populista, estremista o anti europeista, il nostro obiettivo è creare e non distruggere”.

Cosa comporta questo distinguo all’atto pratico? Ad esempio una netta posizione nei riguardi di euro ed Unione Europea, temi caldi e sui quali i grillini hanno sempre strizzato l’occhio a posizioni di sfavore, forse più per tornaconto elettorale che altro. Prova ne sia che l’ipotesi di abbandonare la moneta unica e l’unione con gli altri Paesi sono da pensarsi solo come ultimissima spiaggia, talmente lontana da non esser quasi nemmeno presa in considerazione: “Sulla politica monetaria noi abbiamo avuto il merito di scatenare il dibattito e a questo è servito il tema che abbiamo posto del referendum sull’euro come peso contrattuale, come estrema ratio e via di uscita nel caso in cui i paesi del Mediterraneo non dovessero essere ascoltati, ma noi non siamo contro l’Ue, ha detto, rispondendo a domanda diretta di Davide Serra, il finanziere del fondo Algebris molto vicino all’ex premier Renzi.

Parole scelte per compiacere gli interlocutori lì presenti? Difficile da sostenere, visto che all’incontro al quale Di Maio partecipava era ospite anche Matteo Salvini, il quale – sia pur con certi distinguo e al netto della prossima ventura riedizione dell’alleanza di centrodestra che solleva più di qualche dubbio sulla reale possibilità di mettere in discussione trattati ed architettura comunitaria – non ha fatto clamorosi passi indietro solo per non scontentare gli ascoltatori ma, anzi, ha perfino rilanciato con parole dure la battaglia contro lo ius soli. Quella di Di Maio, a questo punto, diventa non più un parlare a nuora perché suocera intenda, ma una posizione programmatica quasi definitiva. E che mette la parola fine a tutte le velleità sovraniste che il movimento di Grillo nella sua estrema fluidità pretendeva di voler incarnare.

Filippo Burla

8 Commenti

  1. […] Prima venne Cernobbio, con le rassicurazioni del candidato premier di fronte al gotha dell’economia europea. Seguì il viaggio negli Stati Uniti, poi la lettera aperta inviata al presidente francese Emmanuel Macron. E non è finita qui, perché la strategia di accreditamento internazionale del M5S come forza responsabile e pronta ad assumersi l’onere della guida del Paese – sia pur eventualmente all’interno di una coalizione – prosegue anche in questi giorni. […]

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