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Roma, 4 nov – A quanto pare, i boss più vicini al superlatitante Matteo Messina Denaro avevano un uomo nelle istituzioni, un insospettabile collaboratore parlamentare, esponente dei Radicali italiani. Si tratta di Antonello Nicosia, 48 anni, originario di Sciacca (Agrigento), che è stato arrestato dai finanzieri del Gico di Palermo e dai carabinieri del Ros con l’accusa di associazione mafiosa. Nicosia ha accompagnato la deputata Pina Occhionero, eletta in Liberi e Uguale e da poco passata a Italia Viva di Matteo Renzi in alcune ispezioni all’interno delle carceri siciliane. E proprio in occasione di queste visite, i boss avrebbero affidato all’assistente della parlamentare di Iv dei messaggi da recapitare all’esterno.

Le indagini: la doppia vita di Nicosia

La deputata non risulterebbe indagata, perché il collaboratore a quanto pare avrebbe agito a sua insaputa. Nell’ambito delle indagini questa mattina sono state arrestate altre quattro persone. Nicosia aveva a tutti gli effetti una doppia vita. Se in tv parlava di legalità e diritti dei detenuti, le microspie lo hanno invece sorpreso mentre ingiuriava la memoria del giudice Falcone: “E’ stato un incidente sul lavoro”, sbottava mentre arrivava all’aeroporto di Palermo, dedicato ai magistrati uccisi nel 1992: “All’aeroporto bisogna cambiare il nome… Non va bene Falcone e Borsellino… Perché dobbiamo arriminare (mischiare, ndr) sempre la stessa merda”. Definiva Messina Denaro, l’imprendibile boss di Castelvetrano, “il primo ministro”. Dopo una una condanna per traffico di droga, Nicosia aveva iniziato a dedicarsi ai problemi delle carceri in Italia. Il collaboratore parlamentare conduce un programma televisivo, Mezz’ora d’aria, inoltre è il direttore dell’Osservatorio internazionale dei diritti umani onlus ed è componente del Comitato nazionale dei Radicali italiani. Ha partecipato di recente anche all’ultima edizione della Leopolda di Renzi. E contemporaneamente era il tramite dei boss mafiosi, di uno in particolare, il capomafia di Sciacca, Accursio Dimino, 61 anni, imprenditore ittico ed ex professore di educazione fisica, da sempre legatissimo a Messina Denaro: anche lui è stato arrestato nel blitz di questa notte.

I rapporti con il boss Dimino

Questo Dimino, condannato per mafia nel 1996, si scambiava pizzini con il superlatitante di Castelvetrano. Nuovamente condannato nel 2008, è stato scarcerato tre anni fa. In tutti questi anni però a Sciacca Dimino ha continuato a comandare, forte dei suoi contatti con la provincia di Trapani e con i contatti di Cosa nostra americana. Ebbene, con Nicosia si incontrava spesso, per pianificare sempre nuovi affari al centro delle indagini della procura di Palermo. Affari anche negli States, dove Nicosia andava di tanto in tanto. Nel suo curriculum scriveva di essere un docente della prestigiosa Università della California e di insegnare “lo sbarco angloamericano e la storia della mafia”. Ma sul sito dell’università il suo nome non c’è. A quanto pare, l’obiettivo di Nicosia era tornare in carcere, per veicolare altri messaggi riservati, è l’accusa della procura di Palermo. “Quando entri con un deputato non è come quando entri con i Radicali – assicurava lui – chiudono la porta“. A quel punto poteva dedicarsi alla sua vera “missione”.

Adolfo Spezzaferro

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