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Roma, 12 dic – Il governo gialloverde si presenta diviso e confuso più che mai all’appuntamento cruciale con la Ue sulla manovra. Oggi infatti ci sarà l’incontro tra il premier Giuseppe Conte (mandato quasi allo sbaraglio dai due vicepremier) e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker per cercare un accordo sul deficit (fissato al 2,4% nella legge di Bilancio e che Bruxelles vuole sotto il 2).
Dal canto suo, il sempre più isolato ministro dell’Economia Giovanni Tria commenta che la soluzione tecnica è stata trovata ma (giustamente) spetterà alla politica decidere su come muoversi.
I due vicepremier, il leader della Lega Matteo Salvini e il capo politico del M5S Luigi Di Maio, aspettano di vedere come andrà l’incontro Conte-Juncker, ma in seno alla maggioranza crescono i sospetti reciproci. Tanto che a questo punto non è esclusa una crisi di governo, perché i due alleati non vogliono fare passi indietro e deludere gli elettori.
Possiamo fare le misure che abbiamo in mente anche scendendo intorno al 2%” del rapporto deficit/Pil, sostiene il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti alla luce dei numeri riportati dal ministero dell’Economia sulle valutazioni fatte su quota 100 per le pensioni e reddito di cittadinanza.
Nella Lega però c’è anche chi, come il presidente della commissione Bilancio, Claudio Borghi, vorrebbe non scendere sotto il 2,2%.
Certo, Giorgetti è il braccio destro di Salvini e se parla è probabile che lo faccia a nome del vicepremier. Ma, a questo punto, basterebbe che Di Maio decidesse di fare il “duro e puro” agli occhi dei “militanti” grillini e dicesse no all’abbassamento del deficit ed ecco che sarebbe crisi di governo.
Occhi puntati sul vertice, quindi. Visto che Conte arriverà a Bruxelles con “una nuova proposta”. Posto che il 2,4% ormai è un lontano ricordo, bisogna capire quanto il premier sarà disposto ad aprire alle richieste della Commissione Ue.
Certo, rivedere drasticamente quota 100 e reddito di cittadinanza, le due misure-bandiera di Lega e M5S, potrebbe farci evitare la procedura d’infrazione Ue per deficit eccessivo. Ma una manovra svuotata di questi due provvedimenti cardine di certo non piacerebbe agli elettori di riferimento.
I giochi si chiudono il 19 dicembre, termine ultimo per i negoziati. Tuttavia Juncker oggi aspetterà Conte al varco per capire se l’Italia – come dire – ha svolto diligentemente i compiti a casa.
La Commissione non transige: dobbiamo scendere sotto il 2%.
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Ecco perché sia Tria che Di Maio assicurano che quota 100 e reddito di cittadinanza “costeranno meno del previsto”. Anche se il titolare del Tesoro preferirebbe toglierli proprio della manovra, per abbassare il deficit e tranquillizzare i mercati.
Un elemento a favore nella trattativa Conte-Juncker è il cosiddetto fattore Macron, che per tenere buoni i gilet gialli ha annunciato misure che faranno sforare il deficit francese del 3%. “Mi aspetto che la Commissione accenda un faro sulla Francia perché se la regola del deficit-Pil vale per l’Italia varrà anche per Macron“, ha sottolineato Di Maio.
Conte, dal canto suo, per adesso non commenta. Certo è che visto che ieri si è consigliato con il Presidente emerito Giorgio Napolitano e oggi, sempre in vista del vertice a Bruxelles, incontrerà il capo dello Stato Sergio Mattarella, difficilmente il premier con l’Ue mostrerà i muscoli, come dire. Anzi.
Adolfo Spezzaferro



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