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Roma, 23 nov – La compattezza del governo gialloverde mostra pericolose crepe sul fronte del braccio di ferro con l’Ue sulla manovra. Se il premier Giuseppe Conte, infatti, vorrebbe essere più conciliante e aprire al dialogo con la Commissione Ue dopo la bocciatura della legge di Bilancio, il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini – anche in risposta alle provocazioni del commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici, il quale ha detto “no al mercato dei tappeti” – rifiuta ogni compromesso e adotta la linea dura: “Sono stufo. La pazienza è finita”.
Come se non bastasse, il vicepremier e capo politico del M5S Luigi Di Maio spinge il pedale dell’acceleratore sul reddito di cittadinanza, creando tensione con gli alleati leghisti.
Insomma, Conte domani incontrerà il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker senza proposte concrete e con il veto di Salvini a trattare sulla manovra.
I saldi non si toccano. Un diktat che preoccupa non poco il ministro dell’Economia Giovanni Tria, già angosciato dallo spread, troppo alto e da troppo tempo. Per il titolare del Tesoro è fondamentale “nell’interesse dell’Italia e dell’Ue sdrammatizzare i toni del dibattito, per garantire la prosecuzione del dialogo instaurato”.
Anche Di Maio, dal canto suo, ha assicurato che con Bruxelles il governo mira “ad appianare le tensioni” e che ci sarà “dialogo a oltranza, non muro contro muro”. Ma il problema è Salvini, deciso a proseguire lo scontro.

Il presidente del Consiglio, dopo aver messo in chiaro che “se si tratta di difendere gli italiani non siamo disposti a rinunciare a nulla”, però ha assicurato anche che “non c’è nessuna ribellione, nessuna presunta disubbidienza alle regole comuni”, essendo “una manovra impostata per gli interessi degli italiani, e anche dell’Europa”. Ieri, intervenendo nell’Aula di Montecitorio con un’informativa urgente, Conte ha sottolineato: “Nel caso in cui l’Ecofin dovesse decidere di aderire alla raccomandazione della Commissione, chiederemo tempi di attuazione molto distesi“. Insomma, in caso di procedura d’infrazione, l’Italia chiederà di avere le sanzioni “spalmate” nel tempo.
“Questo tempo – ha spiegato il premier – ci servirà per consentire alla manovra economica di produrre i suoi effetti sulla crescita e, grazie a questo, di ridurre il debito pubblico”.
All’Ecofin “ribadiremo gli effetti della manovra sulla crescita. Nell’immediato miriamo all’accelerazione degli investimenti e alla possibile rimodulazione di alcuni interventi previsti dalla legge di bilancio, se dal confronto parlamentare dovessero emergere indicazioni che possano accrescere gli effetti positivi delle misure proposte sulla crescita, senza alterarne la ratio e i contenuti”.
Tria lancia l’allarme sul fronte dei mercati. “Se l’aumento dello spread” tra Btp e bund tedeschi “persistesse nel tempo la traslazione sui tassi praticati dalle banche per i mutui ipotecari potrebbe risultare più significativa”. Il titolare del Mef ha poi difeso la legge di Bilancio: ”Siamo convinti che l’impianto della manovra assicuri il totale controllo dei conti pubblici, nei limiti della moderata politica espansiva, resa necessaria dal rallentamento dell’economia che si intende contrastare”.
Sono giorni di tensione. Dove la comunicazione è importante – anche se Moscovici non sembra curarsene, nei suoi continui attacchi all’Italia. “L’importante – ha avvertito Di Maio – è non far percepire che la Ue stia chiedendo all’Italia di fare macelleria sociale. Noi non siamo d’accordo se dobbiamo ridurre la platea di quota 100 o i cittadini che devono prendere il reddito di cittadinanza. Non siamo d’accordo se non ci permettono di rimborsare i truffati dalla banche”.
“Per tutto il resto, se vogliamo lavorare sui tagli agli sprechi, sulla riorganizzazione della spesa pubblica, siamo d’accordo: ci diano una mano”, però “non si può pensare che per uno 0,4 di deficit in più l’Italia sia colpevole di aiutare per la prima volta pensionati, disoccupati e lavoratori che meritano la pensione. Non si può trattare l’Italia in questo modo – rimarca il vicepremier – dopo che per anni si sono massacrati gli italiani e per la prima volta c’è un governo che sta aiutando i cittadini”.
“La procedura di infrazione va discussa, prima di tutto. Io credo nella discussione – ha sottolineato il capo politico dei 5 Stelle – . Spero che ci sia il più possibile dialogo e confronto perché noi vogliamo spiegare le nostre ragioni, vogliamo spiegare le ragioni del perché una procedura di infrazione non sia giusta in quanto la nostra manovra vuole ridurre il debito pubblico aiutando le fasce più deboli della popolazione”.
Ma su una eventuale manovra correttiva prima delle europee, ha precisato: “Escludo questa possibilità. Voglio lavorare per migliorare la legge di bilancio durante il lavoro in Parlamento che si sta facendo”.
Tutt’altro tono quello del ministro dell’Interno: “Gliela mandiamo noi la letterina all’Europa, dicendo che ci ha rotto le scatole con le manovre che in questi vent’anni hanno distrutto la nostra agricoltura, la nostra industria…“.
“Sapete che dicono che non posso toccare la legge Fornero? Beh, fosse l’ultima cosa che faccio, quella legge ingiusta e infame la smonto…” ha detto minaccioso il vicepremier.
A far infuriare Salvini sono state le parole del commissario Ue: “Il popolo italiano non è un popolo di mercanti di tappeti o di accattoni. Moscovici continua a insultare l’Italia, ma il suo stipendio è pagato anche dagli italiani. Ora basta: la pazienza è finita” ha avvertito.
Insomma, il governo Lega-M5S proprio adesso che dovrebbe fronteggiare compatto gli attacchi della Ue e soprattutto quelli speculativi sui mercati, appare diviso. Tanto che – secondo quanto riportano fonti di Palazzo Chigi – Conte si sarebbe lamentato della situazione in cui è stato gettato da Salvini: “Così mi boicotta, boicotta me e la trattativa“.
Anche i rapporti tra Lega e M5S sono compromessi, con i pentastellati che iniziano a sospettare che Salvini stia solo aspettando il momento giusto per mandare tutti a casa senza evidenti responsabilità personali.
Mossa che gli garantirebbe una campagna elettorale non solo anti-Ue ma anche anti-M5S, per poi andare a fare il premier di un governo di centrodestra.
Adolfo Spezzaferro

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