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Roma, 13 dic – Alla fine il governo gialloverde ha ceduto: il deficit in manovra scende dal 2,4 al 2,04 per cento, nel tentativo di evitare la procedura d’infrazione Ue.
“Abbiamo recuperato alcune risorse finanziarie, eravamo stati molto prudenti. E queste risorse finanziarie le stiamo utilizzando adesso per questa negoziazione. Siamo così scesi dal 2,4 al 2,04”. A dare l’annuncio il premier Giuseppe Conte, al termine dell’incontro con il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. “Siamo un governo che rispetta gli impegni presi ma anche un governo ragionevole. E abbiamo messo sul tavolo della negoziazione una proposta. Le misure entreranno in vigore come preannunciato”, ha precisato Conte. “Reddito di cittadinanza e quota 100 partiranno nei tempi previsti“, ha garantito il premier.
L’Ue dal canto suo accoglie positivamente la mossa italiana. “Buoni progressi“, la Commissione ora “valuterà la proposta ricevuta questo pomeriggio” dall’Italia, fa sapere una portavoce precisando che il lavoro andrà avanti. “L’incontro di oggi fa parte del dialogo continuo sul bilancio 2019 – ha indicato la portavoce comunitaria – il presidente Juncker ha ascoltato attentamente il premier Conte e gli argomenti presentati. Il lavoro continuerà nei prossimi giorni”.
Però il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici avverte: “Non ci siamo ancora“. Per l’economista francese (che adotta due pesi e due misure con la sua madrepatria, prossima a infrangere il tetto del 3% di deficit) non basta: “Questo è un passo nella giusta direzione, ma non ci siamo ancora, ci sono ancora passi da fare, forse da entrambe le parti”.
Ieri sera il presidente del Consiglio, appena rientrato da Bruxelles, ha incontrato a cena a Roma i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Con loro anche il ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. Sul tavolo, la trattativa con l’Ue, che oggi proseguirà durante i lavori del Consiglio europeo. I capi di Stato e di governo infatti hanno due temi importanti all’ordine del giorno: la Brexit e, per l’appunto, la manovra italiana.
Stamattina quindi il ministro dell’Economia Giovanni Tria sarà a Bruxelles alla guida della delegazione tecnica che negozierà con la Commissione Ue la trattativa finale sulla legge di Bilancio.
La base di partenza, sul fronte delle cifre, è un cospicuo pacchetto di dismissioni, che permetterebbero di recuperare altri 7,5 miliardi di euro. Ma soprattutto – è quanto ipotizzano alcune ricostruzioni della trattativa di ieri – la possibilità di inserire una nuova clausola di salvaguardia che tra un anno potrebbe far aumentare Iva e accise. Un vincolo che inciderà sulla manovra per almeno 20 miliardi.
“La novità positiva – commentano fonti Ue – è che c’è la volontà di trovare una soluzione”. Magari oggi Tria riuscirà a strappare un accordo. “Vediamo”, ha commentato ieri sera Conte al termine della cena con Salvini e Di Maio.
I due vicepremier però non hanno commentato. Anche perché la partita ora si giocherà tutta su come salvare capra e cavoli, come si suol dire. Con il deficit abbassato, quota 100 e reddito di cittadinanza, le due misure-bandiera di Lega e M5S, hanno minore copertura (3,5 miliardi in meno è la stima). Per cui ora Salvini e Di Maio dovranno aggiustare il tiro cercando di salvare la faccia con gli elettori di riferimento.
Intanto però i mercati salutano positivamente il fatto che l’Italia abbia ceduto ai diktat Ue. Lo spread tra Btp e Bund stamani apre di nuovo in calo a 266 punti contro i 272 della chiusura di ieri sera, ai minimi da fine settembre. In netto calo, sotto la soglia del 3%, anche il rendimento del decennale italiano che ha aperto al 2,95% dal 3,01% di ieri sera.
Il calo progressivo del differenziale tra i nostri titoli e quelli tedeschi è segno che tra gli investitori c’è chi scommette che l’Italia potrebbe evitare la procedura di infrazione da parte di Bruxelles. Moscovici permettendo.
Adolfo Spezzaferro

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