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Roma, 21 nov – Oggi è il giorno dello scontro frontale tra governo gialloverde e Unione europea, che potrebbe aprire una procedura per debito eccessivo nei contronti dell’Italia a causa della manovra che fissa per il 2019 il deficit al 2,4%.
Ma attenzione, il braccio di ferro potrebbe durare per mesi. E non è neanche detto che Bruxelles alla fine sanzionerà l’Italia.
Quello che è certo è che la Commissione Ue pubblicherà un’altra opinione negativa sul Documento programmatico di bilancio. La bocciatura è scontata, perché il documento non contiene le modifiche “sostanziali e considerevoli” chieste dalla Ue. Pertanto il verdetto ribadirà quanto scritto il 23 ottobre: la manovra contiene una deviazione dagli impegni “particolarmente grave”, si basa su “ipotesi ottimistiche di crescita”, mette a rischio “una riduzione adeguata del debito”, che resta una “grande vulnerabilità”.
Oggi quindi potrebbe essere il giorno della procedura d’infrazione. Ma non è detto. Perché ogni tappa deve essere validata anche dall’Ecofin (il Consiglio economia e finanza, composto dai ministri dell’Economia degli Stati membri). E anche perché non è un percorso lineare quello che porta alle sanzioni. Anzi, multe e simili (ad esempio il blocco dei fondi strutturali) sono l’ultimo passo in assoluto e potrebbero non arrivare proprio, come accaduto con Spagna e Portogallo. Infatti, quando non rispettarono il rientro dal deficit, la Commissione impiegò mesi per raccomandare la multa, ma nel frattempo i due governi trovarono un accordo con la Ue e la procedura decadde.
Anche l’Italia, quindi, potrebbe negoziare per mesi e non incappare mai nelle sanzioni.

In ogni caso, la messa in opera vera e propria della procedura Ue è improbabile che avvenga prima di gennaio, ossia prima che la manovra venga approvata dal Parlamento.
Tuttavia, se dopo la pausa natalizia la Commissione dovesse aprire l’iter e l’Ecofin del 22 gennaio lo confermasse, scatterebbe un altro step pre-sanzioni, ossia la richiesta di una manovra correttiva da fare in 3-6 mesi. E solo in caso di risposta negativa da parte dell’Italia scatterebbero le sanzioni pecuniarie, che possono andare dallo 0,2% allo 0,5% del Pil.
Il tutto, sia chiaro, al netto delle speculazioni sui mercati. Perché lo spread troppo alto è insostenibile alla lunga (come accadde con Berlusconi e il “golpe” con cui il Colle ci ha rifilato Monti).
Secondo gli analisti, oggi i mercati dovrebbero reagire facendo aumentare ulteriormente i rendimenti dei titoli di Stato e quindi lo spread con i Bund tedeschi.
Sabato il premier Giuseppe Conte vedrà Jean Claude Juncker. Nonostante il clima ostile, il presidente della Commissione europea potrebbe puntare ad allungare la trattativa e dare il modo al ministro dell’Economia Giovanni Tria di correggere in corsa la legge di Bilancio (anche se proprio Tria all’ultimo Eurogruppo ha difeso la manovra).
Il presidente dell’Eurogruppo Màrio Centeno è allineato con Juncker sulla possibilità di concedere tempo all’Italia. “Il processo di crescita è un processo a lungo termine. Ci vogliono riforme: delle pensioni e del mercato del lavoro. Riforme che l’Italia ha varato e dobbiamo dare tempo alle riforme”, ha spiegato ieri il ministro portoghese.
Staremo a vedere come si esprimerà oggi la Commissione Ue.
Adolfo Spezzaferro



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