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Roma, 23 set – Venti anni di carcere. È quanto richiesto dalla pm Elena Neri per Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, che nella notte tra il 2 e il 3 febbraio scorso spararono alla schiena di Manuel Bortuzzo, paralizzandolo alle gambe. I reati contestati dalla procura durante il processo svolto con rito abbreviato sono di tentato duplice omicidio di Bortuzzo e della fidanzata Martina Rossi, con la premeditazione e l’aggravante dei futili motivi, la detenzione e la ricettazione di arma da fuoco e la rissa. Gli avvocati del ragazzo hanno richiesto un risarcimento da 10 milioni di euro, mentre il Comune di Roma si è costituito parte civile. “Una sentenza severa c’è già stata nei confronti di Manuel – ha dichiarato il legale di Manuel, Massimo Ciardullo – a lui l’ha data il referto medico che ha sancito per lui la paralisi delle gambe. Ora aspettiamo una sentenza giusta anche dal giudice”.



La confessione di Marinelli arrivò il 6 febbraio, quando si presentò per costituirsi nella questura di Roma insieme al complice Bazzano, spiegando di avere esploso 3 colpi alla cieca nel buio, credendo di colpire alcune persone coinvolte in una rissa a cui avevano partecipato poco prima in un locale nel quartiere Axa, nell’entroterra del X Municipio. Bortuzzo venne raggiunto da un colpo mentre si trovava con la fidanzata davanti a una tabaccheria; il proiettile prima trapassò il polmone e poi raggiunse la colonna vertebrale, danneggiando il midollo e facendogli perdere l’uso delle gambe. Manuel non si è mai dato per vino nonostante la grave menomazione: dopo una lunga riabilitazione, è ritornato in vasca e ha ricominciato a nuotare.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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