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Roma, 23 ott – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto fiscale dopo le modifiche apportate dal Consiglio dei ministri di sabato. Nella versione definitiva saltano le norme che secondo il vicepremier Luigi Di Maio erano state inserite dalla famigerata “manina”.
Queste le principali misure approvate. La dichiarazione integrativa speciale, che permetterà di sanare i debiti fiscali pagando un’aliquota scontata del 20%, sarà possibile entro un tetto di 100 mila euro di imponibile annuo, e non di 100 mila euro per tributo e anno di imposta. Saltano le norme che stabilivano la possibilità di usare la dichiarazione per far emergere attività estere e la non punibilità penale della dichiarazione fiscale fraudolenta, della dichiarazione infedele e degli eventuali reati di riciclaggio e autoriciclaggio connessi alla dichiarazione integrativa.
Ancora, salta pure l’ultimo comma dell’articolo 9, che finiva per penalizzare i contribuenti onesti, che non si avvalgono delle varie forme di definizione agevolata e di sanatoria previste dal provvedimento. Solo nei loro confronti si disponeva, infatti, un allungamento di tre anni dei termini entro i quali l’Agenzia delle Entrate può disporre gli accertamenti.
In sede di conversione in Aula del provvedimento ci saranno ulteriori novità. Secondo Lega e M5S, infatti, anche chi ha dichiarato tutte le imposte ma non è riuscito a pagarle per problemi economici dovrebbe beneficiare di uno sconto. La norma, scaturita dall’accordo di sabato in Cdm, entrerà nel testo con un emendamento.
In sede parlamentare, inoltre, potrebbero essere inasprite le norme penali relative all’evasione. Il carcere per chi non paga le tasse, annunciato da Di Maio come contraltare grillino del condono fiscale voluto dalla Lega, era stato evocato dal M5S già in campagna elettorale. In realtà, il nostro ordinamento lo prevede già, in relazione ai reati fiscali più gravi, ma solo se gli importi dell’evasione superano i 30 mila euro.
Più nello specifico, con lo sconto annunciato anche per gli “evasori di necessità” si potranno chiudere le pendenze con il fisco pagando (con rate fino a dieci anni) il 6% degli importi se il debitore ha un reddito Isee inferiore ai 15 mila euro, del 15% con un reddito compreso tra 15 e 22 mila euro e del 25% se i guadagni dichiarati sono compresi tra 22 e 30 mila euro.
Infine, la possibilità di regolarizzare il passato con uno sconto sulle tasse dovute nella prima versione del decreto fiscale era concessa solo ai contribuenti che presentavano una dichiarazione integrativa dei redditi, ossia a chi ne aveva nascosti almeno una parte al fisco, ma non a chi aveva semplicemente omesso il versamento. Ebbene, ora per quelli che hanno i redditi più bassi c’è la possibilità di ottenere il “saldo e stralcio” delle relative cartelle. Per gli altri c’è la definizione agevolata o la rottamazione cosiddetta ter, ma pagheranno l’intero debito senza sanzioni e interessi.
Adolfo Spezzaferro

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