Roma, 27 mag – Non è bastato il comunicato rilasciato, dopo giorni di silenzio, da Paolo Savona per stemperare i toni in merito ad una sua possibile nomina a ministro dell’Economia. Il presidente Mattarella ha infatti deciso di andare al muro contro muro con Di Maio e Salvini, ponendo il veto sul suo nome – il quale dall’altra parte era conditio sine qua non messa dai leader di M5S e Lega – facendo di fatto saltare l’insediamento del nuovo governo. Il premier in pectore Giuseppe Conte, convocato alle 19 al Quirinale, ha così rimesso nelle mani del capo dello Stato il mandato che lo stesso Mattarella gli aveva affidato il 23 maggio scorso.
Lo scenario che si apre a questo punto porterà probabilmente ad acuire lo scontro fra Colle e parlamento. Uno scontro che negli ultimi giorni non aveva risparmiato interpretazioni varie sulle prerogative del presidente, che ha però infine scelto di forzare la mano come mai nessuno aveva fatto.
La questione non è però solo relativa ai rapporti fra istituzioni, perché qualsiasi altro governo – sia esso politico, tecnico, “neutrale” o “del presidente” – rischierebbe di non trovare alcuna sostegno. M5S e Lega avevano infatti già annunciato la loro indisponibilità ad appoggiare qualsiasi esecutivo scelto al di fuori dei loro schieramenti. Se la promessa venisse mantenuta – “Se condizionato dai poteri forti o dai veti, con la Lega il governo non parte”, ha già tuonato Salvini mentre Conte era ancora da Mattarella – nessun presidente del Consiglio riuscirebbe a trovare alcuna maggioranza visto che da soli raccolgono più del 50% sia di deputati che di senatori. Con l’elevatissimo rischio, a questo punto, di dover tornare al voto entro pochi mesi.
Nicola Mattei

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