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Roma, 17 apr – Il dibattito sul Mes spetta al Parlamento e il premier Giuseppe Conte al Consiglio europeo non può decidere di sua iniziativa cosa firmare e cosa no. L’Italia deve puntare i piedi perché è determinante negli equilibri dell’Unione europea. E’ questa la linea di Fratelli d’Italia in merito al Meccanismo europeo di stabilità e a come il governo italiano debba affrontare la discussione prima in casa e poi a livello Ue. “Penso che il dibattito sul Mes sia un dibattito che spetta al Parlamento. Che cosa il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, abbia l’autorizzazione a firmare, e cosa no, nel Consiglio europeo del 23, in una nazione normale lo decide il Parlamento“. Così, a Sky TG24, la leader di FdI Giorgia Meloni.

“Visti i rischi enormi, del Mes se ne deve discutere in Aula”

I rischi del Mes vanno discussi in Aula. “In una nazione normale un tema così sensibile come quello dell’utilizzo del Fondo salva Stati, che dal mio punto di vista porta dei rischi enormi di commissariamento della nostra politica economica, di austerità e di scelte drammatiche per i cittadini italiani, si porta in Parlamento e ogni partito mette la faccia sulle sue decisioni”, fa presente la leader di FdI. “Conte non può dire che loro non lavorano con il favore delle tenebre e poi rifiutare la chiarezza di un voto parlamentare, perché non c’è niente di più trasparente di andare in Parlamento a chiedere chi vuole usare il Mes. Fratelli d’Italia non lo vuole utilizzare in nessuna delle sue facce“, ribadisce la Meloni.

“In questo momento noi decidiamo se esiste l’Europa”

La posta in gioco, nei negoziati Ue per la crisi economica scaturita dalla pandemia di coronavirus, è altissima. “L’Italia non ha chiaro qual è il suo potere contrattuale in questo momento, perché in questo momento noi decidiamo se esiste l’Europa. Tutti capiscono che un’Europa senza Gran Bretagna e senza Italia non esiste più, ma è solo una grande Germania, che schiaccia anche la Francia”, sottolinea la presidente di FdI. “Questo – aggiunge – spiega la posizione molto altalenante che la Francia, normalmente alleata di ferro della Germania, ha preso in questi giorni”. Insomma, l’Italia deve cambiare atteggiamento: “In questa fase noi dobbiamo decidere di puntare i piedi, ad esempio sul tema degli eurobond. Dobbiamo anche rispondere a questa idea che la Germania ci deve fare sempre l’elemosina, noi l’elemosina non la chiediamo a nessuno, siamo abituati a lavorare e a fare la nostra parte. Chiediamo solo che oggi l’Europa si comporti effettivamente da soggetto di appartenenza comune. L’Italia oggi è perfettamente nella posizione di portare avanti questi risultati”.

“Se Conte manterrà la parola sul Mes, lo sosterremo”

Poi la Meloni inchioda il premier alle sue responsabilità: “Se Conte decide di puntare i piedi e decide di essere coerente con le conferenze stampa che ha fatto davanti a milioni di italiani, noi lo sosterremo“, chiarisce sottolineando che nei giorni scorsi il presidente del Consiglio – prima che Pd e M5S si spaccassero sul ricorso al Fondo – ha più volte ribadito che il Mes è uno strumento inadeguato di cui l’Italia non ha bisogno (salvo poi rimandare tutto al dibattito in Aula, ma soltanto dopo il Consiglio europeo).

“Se premier può puntare piedi in Ue è grazie a noi dell’opposizione”

La Meloni infine rivendica l’azione di opposizione del suo partito: “Ho sentito Giuseppe Conte dire che noi abbiamo indebolito la trattativa europea, è l’esatto contrario. Se oggi Conte può andare al Consiglio europeo e puntare i piedi è grazie al lavoro che noi abbiamo fatto. E’ grazie al fatto che lui può dire che c’è una forte opposizione interna in Italia, c’è una forte sensibilità del popolo italiano contro l’utilizzo del Fondo salva Stati a favore degli eurobond, quindi semmai mi aspetto che ci si ringrazi per il lavoro che abbiamo fatto”, conclude.

E il centrodestra? Tajani: “Non siamo un partito unico”

Sul fronte delle opposizioni, tuttavia, non si procede uniti. Anzi. Dopo l’apertura al Mes da parte di Silvio Berlusconi dei giorni scorsi, il centrodestra ha cessato di esistere. Anche se la stessa Meloni – “Berlusconi? In Europa facciamo arte di famiglie politiche diverse” – e il leader della Lega Matteo Salvini non calcano la mano, è evidente che sul Fondo salva Stati la posizione di Forza Italia è inconciliabile. “Questa questione non c’entra niente con il centrodestra: bisogna tutelare la salute dei cittadini e migliorare la sanità”, dice dal canto suo Antonio Tajani, vicepresidente di FI, da sempre sostenitore dell’utilizzo del Mes. “Ognuno ha la sua posizione. Siamo una coalizione, non siamo un partito unico”, ribadisce il braccio destro di Berlusconi.

Belle parole. Si vede proprio che le elezioni politiche sono un miraggio, di questi tempi. Anche perché sarebbe proprio complicato spiegare all’elettore di centrodestra che nella coalizione ci sono posizioni opposte sul futuro della nazione e la difesa dell’economia.

Adolfo Spezzaferro

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