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Roma, 21 apr – La trappola del Mes sta per scattare. E’ tutto pronto: mentre nella maggioranza giallofucsia c’è chi – come Renzi – assicura che alla fine Conte al Consiglio europeo di giovedì 23 accetterà di ricorrere al Fondo salva Stati e che i grillini se ne faranno una ragione, “visto che hanno cambiato idea su tutto”, su Repubblica arriva l’intervista al vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, il quale sottolinea come i soldi del Mes “messi sul tavolo senza condizioni possono essere utili” all’Italia “per aiutare i veri eroi di questa crisi, dottori e infermieri. Non usarli sarebbe un peccato“. A dire il vero, il premier Conte che finora ha preso tempo per tenere buoni i 5 Stelle, contrari al ricorso al Mes, nei giorni scorsi ha aperto alla possibilità da parte dell’Italia di richiedere i soldi del Fondo: “Vedremo se la nuova linea di credito sarà davvero senza condizioni”. Ora, se a due giorni dal cruciale vertice Ue, il leader di Italia Viva non si fa problemi a dichiarare che sicuramente Conte dirà sì al Mes e che i 5 Stelle ingoieranno l’amaro boccone – visto che non è il momento di far cadere il governo – significa che in sostanza Renzi si sbilancia su un qualcosa che invece appare conclamato: il governo giallofucsia porterà il Mes in Parlamento e farà di tutto per farlo approvare.

Timmermans prepara il terreno: “Solidarietà è interesse anche dell’Olanda”

Dal canto suo, Timmermans fa presente che le resistenze da parte dei falchi del Nord a stanziare fondi Ue commisurati alla gravità dell’emergenza vanno superate, aprendo così la strada a chi, come Italia e Spagna, chiede di più del trittico Bei potenziata-Mes “light”-cassa integrazione Sure proposto all’ultimo Eurogruppo (ma non lo otterrà). “La solidarietà è interesse anche dell’Olanda – assicura a Repubblicaperché se lasciamo cadere un partner sotto il peso della crisi cadremo tutti. Spero che lo capiscano anche il governo Rutte e il ministro Hoekstra”. Mentre sui governi svedese, danese e finlandese contrari agli eurobond, il vicepresidente della Commissione Ue dice: “Anche a loro è chiara la necessità di agire in modo solidale, ma dobbiamo evitare di polarizzare la discussione sul binomio ‘sì-no’ ai coronabond. Serve una enorme somma di denaro e dobbiamo creare una soluzione finanziaria a livello europeo affinché ogni nazione possa accedere agli investimenti”. In soldoni: niente debito condiviso, e per adesso sul piatto rimane solo quanto proposto all’ultimo Eurogruppo (dove il ministro dell’Economia Gualtieri ha aperto al Mes).

Insomma, il terreno è pronto: Conte potrebbe dire sì al Mes strappando una promessa su qualcosa di più un domani – perché nessuno lascia a terra uno Stato membro (certo, certo). Ma al di là delle (belle) parole resterà il fatto che alla fine Conte farà votare il Parlamento sull’accesso al Fondo salva Stati, con tutto quello che comporta per la nostra economia, destinata a ritrovarsi la Troika in casa, con il rischio di fare la fine della Grecia.

Renzi: “Il premier non deve preoccuparsi di Di Battista o dei 5 sovranisti rimasti nei 5 Stelle”

“Il presidente del Consiglio non dirà di no al Mes“, assicura Matteo Renzi a Circo massimo su Radio Capital. Anche perché, dice convinto il leader di Iv – “possiamo permetterci in queste condizioni di dire che non vogliamo questi 37 miliardi? I grillini se ne faranno una ragione. Hanno cambiato idea su tutto, la cambieranno anche sul Mes“. L’ex premier fa riferimento ai soldi del Mes “light”, che sarebbero destinati alle spese medico-sanitarie dell’emergenza coronavirus e per questo senza le condizionalità previste dal trattato (soldi che però vanno restituiti, secondo le condizionalità). Il premier – prosegue Renzi – “non deve preoccuparsi delle dichiarazioni di un Di Battista o di un sovranista a caso, perché quello che viene fuori dall’Ue è già un successo. Conte non stia dietro ai 5 sovranisti rimasti nei 5 Stelle“, conclude.

Tajani ripropone il Mes sognando un nuovo governo (con Forza Italia dentro)

Sul fronte delle opposizioni, se Lega e Fratelli d’Italia sono contrari al Mes, perché le condizionalità prima o poi scatterebbero (è proprio così) e per ripagare i debiti l’Italia rischierebbe la bancarotta, Forza Italia è favorevole e auspica che Conte accetti l’offerta. “E’ chiaro che il Mes vecchio stile, con le vecchie condizionalità è inaccettabile. La nuova proposta – sostiene il vicepresidente di FI Antonio Tajani – prevede che si possano utilizzare senza condizionalità, con periodi lunghi per la restituzione e tassi d’interesse pari quasi a zero“. L’apertura alla maggioranza giallofucsia punta a una poltrona in un nuovo esecutivo, in caso di spaccatura insanabile tra Pd e M5S: “Come ha detto Berlusconi, ora è il momento di lavorare per l’interesse nazionale, poi alla fine dell’emergenza auspichiamo che ci sarà un nuovo governo“, è il sogno di Tajani ai microfoni di Radio Cusano Campus.

Fassina: “Vogliono spingerci a sottoscrivere un accordo letale”

A sinistra però non c’è solo il Pd che scalpita per mettere il cappio al collo all’economia italiana: “Il Mes è una trappola ben congegnata: l’obiettivo è riportarci allo scenario del 2011 e spingerci a sottoscrivere un accordo per noi letale“, è l’allarme lanciato da Stefano Fassina. In un’intervista alla Verità, l’esponente di Liberi e Uguali precisa che il conto da pagare sarà salato quando “ci diranno che il tuo debito non è sostenibile e che devi obbedire alla Troika e ristrutturarlo“.  “Si tratta degli stessi processi, già vissuti durante il governo Monti – ricorda Fassina -. Il copione è identico. C’è l’intenzione di far perdere ulteriore sovranità ai Paesi indebitati, Italia inclusa“. “Invece di far intervenire la Bce – afferma ancora Fassina – l’Eurogruppo usa questa emergenza per mettere sotto controllo i Paesi del Sud Europa”. L’unico modo per non mettere a rischio l’economia nazionale, secondo il deputato di LeU, è quello di “sterilizzare il debito, che è già nella pancia delle banche centrali europee, rinnovandolo perpetuamente a tasso zero. Così si elimina un quarto del debito pubblico senza effetti negativi nell’economia reale”.

Adolfo Spezzaferro

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