Milano, 8 set – La prima elementare della scuola Giovanni Lombardo Radice in via Paravia 83, zona popolare e a forte immigrazione di San Siro a Milano, era stata chiusa nel 2011 dal ministero dell’Istruzione perché gli iscritti erano 17 bambini stranieri su 19. Non era arrivata così l’autorizzazione alla formazione della prima classe perché secondo la legge i non italiani non dovrebbero superare il 30% del totale degli alunni. Nel 2012 il sindaco Pisapia ne ottenne però la riapertura, con gli iscritti sempre per lo più figli di immigrati.

Adesso, sei anni dopo la riapertura, la situazione nella scuola “ghetto” di San Siro è ulteriormente peggiorata: su 131 alunni, 125 sono stranieri. Cifre impressionanti che rendono bene l’idea della sostituzione etnica in atto soprattutto in alcune realtà periferiche delle nostre città. Come riportato da Il Giornale la situazione è infatti analoga in altre scuole di Milano come la primaria di via Dolci, a un solo chilometro di distanza dalla Radice di via Paravia, dove la percentuale di alunni stranieri ha superato l’80%. Non stanno propriamente meglio altre scuole milanesi, tutte frequentate da un numero sempre più crescente e dominante di non italiani: gli istituti di via Padova, via Vespri Siciliani al Giambellino, via Monte Velino, (zona piazzale Cuoco), via Bodio (alla Bovisa), via Scialoia ad Affori, Quarto Oggiaro, Bruzzano.

Ovviamente la stragrande maggioranza di questi alunni stranieri non parla neppure italiano o lo parla malissimo, con inevitabile danno allo svolgimento dei programmi didattici. Non solo, le assenze quotidiane tendono a rendere queste scuole più che dei ghetti pubblici, degli istituti fantasma dove si aggirano di tanto in tanto gli studenti che timbrano giusto qualche volta il cartellino. Quando nel 2012 la primaria di zona San Siro riaprì dopo un anno di chiusura, all’appuntamento si presentarono il vicesindaco di Milano Maria Grazia Guida e l’intera commissione Educazione. Peccato che la nuova classe il primo giorno di scuola fosse presente a metà, mancavano all’appello dieci alunni su ventuno. Siamo quindi di fronte non soltanto a interi quartieri di città italiane completamente occupati da stranieri, ma ad una problematica inimmaginabile sino a qualche anno fa. Genitori italiani che si ritrovano i propri figli in scuole dove di fatto l’insegnamento è una chimera.

Alessandro Della Guglia

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