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Milano, 19 set – Le autorità italiane erano a conoscenza della pericolosità di Mahamad Fathe, il 23enne yemenita che nella giornata di martedì ha accoltellato un militare durante i pattugliamento di piazza Duca D’Aosta, davanti alla stazione Centrale di Milano. La segnalazione per sospetto terroristico era stata effettuata circa un mese fa dalla polizia tedesca. Nonostante ciò, nessuno si era premurato di inserire l’annotazione nella banca dati delle forze di polizia, l’Sdi. Certo, il promemoria di Berlino era corredato di informazioni generiche, senza indicazioni geografiche, a tal punto che lo yemenita risultava irreperibile, ma la nota sarebbe stata ricevuta, quindi l’ipotesi di un errore o di una falla nel sistema informativo è la più probabile.



Secondo quando riportato dal Corriere della Sera emergono nuovi elementi relativi alla presenza di Fathe in Italia. Lo yemenita, che ieri ha dichiarato di aver colpito il militare perché “volevo il paradiso di Allah”, non sarebbe arrivato su di un barcone ma attraverso uno dei famosi “corridoi umanitari”, cioè su di un aereo, un volo di Stato che ha fatto atterraggio nella Capitale, dove Fathe si è fermato per breve tempo prima di arrivare a Bergamo in qualità di richiedente asilo.

Da lì l’extracomunitario si sarebbe volatilizzato, per poi rifare comparsa in Germania. Lì avrebbe vissuto, prima a Francoforte e poi a Monaco di Baviera, nella duplice veste di negoziante di abiti da donna e spacciatore di khat, la “cocaina dei poveri”; nel frattempo l’immigrato non disdegnava di bazzicare gli ambienti del radicalismo islamico. Al suo ritorno in Italia, avvenuto in data 12 luglio, era già sotto la lente di ingrandimento teutonica. Dopo una breve permanenza al centro d’accoglienza di Mantova, Fathe si allontana per problemi di coabitazione con gli altri immigrati, approdando così a Milano, dove viene ospitato per una notte da un magrebino, da cui scappa perchè  «era un omosessuale», e poi per quattro notti, nei giardini limitrofi alla stazione. Fino al giorno dell’attacco.

Cristina Gauri


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3 Commenti

  1. Così, ora dobbiamo mantenere a carico dei contribuenti italiani un seguace del pedofilo inventore dell’islam ( il quale sottrasse all’infanzia una bambina di 6 anni per sposarla e consumare il “matrimonio” quando la povera aisha era ancora minorenne -tra i 9 e i 12 anni- ). Ma come si fa a ritenere l’islam una “religione” e per giunta seria ?

    Se voleva andare nel suo paradiso, il nullapensante islamico poteva benissimo stare a casa sua.

    Oriana Fallaci e Magdi Cristiano Allam, due autori che dovrebbero entrare nella bibliografia dei nostri ragazzi già alle scuole medie, nelle ore di educazione civica, religione e ovviamente in letteratura.

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