Roma, 5 ott – Per fortuna Lorenzo Fioramonti c’è. Anche perché se non ci fosse il ministro dell’Istruzione a dare un po’ di colore ai grigi dicasteri del governo giallofucsia, adesso dovremmo accontentarci di Gualtieri che strimpella Bella Ciao o dell’improbabile dress code della Bellanova. Staremmo qui a rimpiangere i bei tempi della Kyenge, della Fedeli e di Toninelli, con le loro gaffe e le uscite improbabili. E invece Fioramonti c’è, con il suo passato da militante di sinistra, le offese sessiste alla Santanché, le teorie sulla decrescita felice e le tasse sulle merendine.

Fioramonti un “sorry for Berlusconi” che ce l’ha fatta

In un esecutivo nato solo per non far vincere Salvini e salvare la poltrona, volto solo a realizzare cose ordinarie e tirare a campare, Fioramonti è l’unico che sembra interessato a far affermare una qualche visione che vada oltre gli affari correnti. Il ministro dell’Istruzione è una prima linea del globalismo, uno che è scappato all’estero al grido di “sorry for Berlusconi”, solo che invece di andare a lavare i piatti a Londra ha ottenuto una cattedra all’università di Pretoria (e collaborazioni con alcuni think tank finanziati da Soros e dalla fondazione Rockfeller).

Ma procediamo per gradi. Chi è Lorenzo Fioramonti? Nato a Roma nel 1977, tra il 1997 e il 2000 ricopre il ruolo di portaborse per Antonio Di Pietro, all’epoca leader dell’Italia dei valori. Vicino all’estrema sinistra, nel 2001 partecipa, a 24 anni, alle manifestazioni contro il G8 di Genova. Dopo la laurea in filosofia a Tor Vergata e un dottorato di ricerca a Siena, “è costretto” ad emigrare per cercare fortuna. Diventa così un “cervello in fuga” e la sua storia viene raccontata in diversi articoli. La narrazione di Fioramonti è farcita dal solito elenco di cose che in Italia non funzionano, arricchita dalla disperazione della moglie straniera, una tedesca che lavorava come consulente Onu:Aveva cercato impiego in Italia ma nonostante la sua preparazione ed il fatto che parlasse cinque lingue, non c’era riuscita. ‘Questo non è il paese della dolce vita’, mi diceva sempre”, spiegava Fioramonti in una intervista al Fatto Quotidiano del 2016.

Da Open Democracy a Rockfeller

Dopo aver passato due anni in Germania da ricercatore ben pagato, con la moglie che nel frattempo era riuscita farsi assumere dalla Ong Trasparency International, nel 2012 ottiene la cattedra come professore ordinario di Economia a Pretoria, in Sudafrica. Quello dell’ateneo sudafricano è un ambiente un po’ “particolare”. Il diretto superiore di Fioramonti, Wiseman Nkulhu, rettore dell’università di Pretoria, è il presidente della filiale sudafricana della Rothschild. Come riporta il Foglio in un articolo del 1 marzo 2018, la cattedra di Fioramonti era stata finanziata dall’Unione Europea attraverso il progetto Jean Monnet. L’attuale “nostro” ministro dell’Istruzione non ha perso occasione per contribuire ad Open Democracy, il think tank della Open Society di George Soros, e a lavorare anche per la fondazione Rockfeller. 

Nel solco di Stiglitz e Varoufakis

Per non farsi mancare nulla Fioramonti detiene anche la cattedra UNESCO-UNU in Integrazione Regionale, Migrazione e Libera Circolazione delle Persone. Nel 2014 pubblica il suo libro più famoso “Gross Domestic Problem: le politiche dietro il più potente numero del mondo“, un attacco al Pil come unico indicatore della crescita, da sostituire con un più ampio (e vago) “indice del benessere”. Se non proprio nel solco di Serge Latouche, ideatore della teoria della Decrescita felice, sicuramente Fioramonti si inserisce in quel filone molto caro alla sinistra mondiale (e mondialista), di critica nei confronti del neoliberismo progressista ma anche di opposizione al protezionismo nazionalista, tra i cui volti più noti figurano i vari Yanis Varoufakis, Joe Stiglitz e Vandana Shiva. Proprio l’attivista ambientalista indiana è stata inserita dallo stesso Fioramonti in un consiglio scientifico per lo “sviluppo sostenibile” in seno al Miur.

L’avvicinamento ai 5 Stelle

Con un tale contesto politico-culturale di provenienza non sorprende la decisione del ministro Fioramonti di aderire al Fridays for Future, arrivando a giustificare le assenze a scuola degli studenti scesi in piazza idealmente al fianco di Greta Thunberg. Così come non sorprende l’avvicinamento tra il Movimento 5 Stelle e Fioramonti, avvenuto nell’aprile 2017 durante un convegno a Montecitorio: un prof con idee così glamour, un cervello in fuga con il giusto mix di esterofilia e posizioni “scorrette” – ma saldamente inserite in una dimensione global – non poteva non entusiasmare il pubblico pentastellato. Eletto con il Movimento alle elezioni del 4 marzo 2018, è sottosegretario e poi viceministro all’Istruzione con il governo gialloverde, per poi diventare ministro con il ribaltone giallofucsia. 

Fioramonti “sorosiano” ad honorem

Il percorso accademico, culturale e politico di Fioramonti parla abbastanza chiaro. Siamo di fronte ad un convinto globalista, un “sorosiano” che, senza scivolare nel complottismo, condivide semplicemente l’agenda della Open Society. Con un profilo del genere non sorprendono le dichiarazioni sul crocefisso in aula che andrebbe “sostituito con una cartina del mondo”, o la scelta di iscrivere il figlio ad una scuola inglese al suo rientro in Italia l’anno scorso, negandogli inoltre l’insegnamento dell’italiano con questa motivazione: “Per farlo concentrare di più sull’inglese”. E’ evidente che per Fioramonti essere un cittadino del mondo ha una priorità sull’essere un cittadino italiano. Considerando che parliamo del ministro dell’Istruzione della Repubblica italiana è un fatto da tenere in considerazione.

Un elefante in una cristalleria

Rispetto alla politica italiana, Fioramonti per il momento ha soprattutto dimostrato di muoversi come un elefante in una cristalleria. Ha rivendicato in più riprese, anche in alcuni talk, di essere “di sinistra”, e si è caratterizzato più che altro per uscite parecchio connotate sul piano ideologico di cui ha curato poco la comunicazione. Tolte le già citate uscite anti-italiane, viene menzionato per la famigerata tassa sulle merendine, le bevande zuccherate e i biglietti aerei. Anche qui ha introdotto temi legati alla Decrescita felice che agli italiani suonano del tutto estranei. C’è poi la questione legata ai suoi ormai celebri post di qualche anno fa, insulti ad esponenti di centrodestra e alle forze dell’ordine da elettore medio dei Ds (o Rifondazione) di inizio anni duemila.

Per Fioramonti la polizia è un “corpo di guardia del potere” e il film sulla scuola Diaz “andrebbe proiettato in tutte le scuole il giorno della liberazione, il 25 aprile”. Il ministro sosteneva inoltre di voler “sputare in faccia alla Santanché” e giudicava “una bella Italia” quella “dei manifestanti che insultano Brunetta”, dava della “merda” a Giuliano Ferrara “che ha i denti separati”, mentre Berlusconi in merito al terremoto dell’Aquila era “l’imperatore della sfiga”. Insomma tra le simpatie per l’estrema sinistra, l’adesione alle teorie globaliste più glamour e l’approccio no border, quello di Fioramonti è senza dubbio un mix inquietante. Quello dell’anti-italiano perfetto. 

Davide Di Stefano

3 Commenti

  1. soros ha fatto i primi soldini , ancora ragazzino , vendendo gli ebrei alle
    SS ….. infatti NON è autorizzato ad andare in Israele …. o in Ungheria
    (dove svolgeva l’attività di spione NAZI)

    una si bella persona non può che finanziare personaggi alla fioramonti per
    i suoi sudici e loschi interessi economici ….
    (unica cosa che gli interessi nella sua triste vita , il DANARO ! unico suo dio )
    e non ci dica il (sjc) ministro che ignorava questa storia …..

    lo sanno tutti e NON E’ MAI STATA SMENTITA ! anzi .

  2. Ai vincitori dell’ ultima guerra, gli U.S.A. , (ergo, l’ altissima finanza a conduzione praticamente monopolistica ebraica che ha “colonizzato” gli “States” , la nazione più potente del Mondo che serve loro da “piattaforma di tiro” , ovverosia, “longa manu militari” ), la ” sinistra ” fa’, ed ha sempre fatto, (anche negli anni della cosiddetta “guerra fredda” , quando fingevano di contrastarla e di combatterla), parecchio comodo. Chi, meglio di un partito, ( leggi: associazione a delinquere, n.d.r.), dichiaratamente e sfrontatamente antinazionale, può garantire al “nuovo ordine” voluto dai vincitori uno Stato fantoccio, debole, servile e sottomesso, prono, indebitato e perennemente dipendente da LORO? Tolta di mezzo l’ ingombrante presenza sovietica, rivelatasi, alla lunga, (ma i banchieri globalisti lo sapevano già, n.d.r.), un gigante dai piedi d’ argilla, i banchieri stanno finalmente globalizzando un sistema politico, economico e sociale a loro molto caro: il modello: “banana republic” . Nel nostro caso, chissà, “Spaghetti republic” , oppure: “pizza republic” , come a LORO piacerà.

  3. È da anni che guardo le persone specie i cosiddetti Italiani dal lato antropologico e etnologico, ho notato che tutti i sinistroidi hanno gli stessi tratti fisici, siamo i maschi che le femmine. Fioramonti è uguale a tanti piddini di governo o sostenitori. Quindi da queste osservazioni ho tratto la conclusione che è una razza a parte. Si nasce uomini per poi diventare cristiani, buddisti o mussulmani ma mai comunisti o destrorsi, si diventa di una fazione per contatto non per innata attitudine cosa che è comune nei sinistrorsi che invece occupano sempre i posti di comando, posti che per i più sono eticamente spregevoli. Arrendetevi certe ideologie nascono per razze non per tutti

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