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Roma, 25 feb – L’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è stato condannato in primo grado a sei anni di carcere per corruzione e finanziamento illecito nell’ambito di un filone del processo di Mondo di mezzo, noto anche come Mafia Capitale.

E’ una sentenza sbagliata. Ricorreremo sicuramente in Appello dopo aver letto le motivazioni. Io sono innocente, l’ho detto sempre e lo ribadirò anche davanti ai giudici di Appello“. E’ il commento di Alemanno subito dopo aver ascoltato in aula la sentenza stabilita dai giudici della II sezione penale del Tribunale di Roma.

Il processo e la sentenza

Il pm Luca Tescaroli aveva chiesto cinque anni. A mandare sotto processo Alemanno un finanziamento di oltre 200 mila euro, buona parte dei quali attraverso la fondazione Nuova Italia di cui era presidente.

I fatti contestati risalgono al periodo tra il 2012 e il 2014: Alemanno avrebbe ricevuto dall’imprenditore Salvatore Buzzi – il boss delle cooperative rosse – , in accordo con l’ex Nar Massimo Carminati, e tramite soggetti a loro legati, 223.500 euro attraverso pagamenti alla fondazione e al suo mandatario elettorale e diecimila euro in contanti. Il tutto con l’aiuto e l’intermediazione dell’ex amministratore dell’azienda romana dei rifiuti (Ama), Franco Panzironi, suo stretto collaboratore.

Alemanno è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e per due anni non potrà contrattare con la pubblica amministrazione. Il tribunale ha anche disposto l’interdizione legale per tutta la durata della pena.

I risarcimenti

L’ex sindaco è stato condannato a risarcire sia Ama che Roma Capitale in separata sede e a versare una provvisionale di 50 mila euro per entrambe le parti civili. Tra le pene accessorie c’è anche la confisca di 298.500 euro. Il pm aveva chiesto la confisca di 223 mila euro.

La difesa: “Non ha preso soldi, non è corrotto”

L’avvocato Pietro Pomanti, che in aula aveva insistito per l’assoluzione con la formula più ampia per il proprio assistito, ha spiegato che “Alemanno non ha preso soldi e non è un corrotto. La circostanza non emerge da nessun atto del procedimento principale di Mafia Capitale che, tra l’altro, ancora attende il vaglio della Cassazione”.

E il finanziamento di 10 mila euro “rappresenta un regolare versamento tramite bonifico che riguarda la Fondazione Nuova Italia che non era certo il salvadanaio dell’allora sindaco”.

Ludovica Colli

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