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Roma, 11 giu – E’ morta l’anziana romana trasportata a inizio maggio in ospedale, dopo essere stata trovata priva di sensi e in gravi condizioni nella propria abitazione all’Infernetto, nel X Municipio di Roma. Ottantunenne e invalida, a ridurla in fin di vita era stata la badante originaria dell’Europa dell’est che avrebbe dovuto prendersi cura di lei. La donna, 53 anni, l’aveva riempita di schiaffi e gomitate, per poi farla cadere dal letto e lasciarla in stato di incoscienza, riversa sul pavimento, per circa un’ora.

Ad incastrare la badante erano state le riprese delle telecamere di sicurezza; per lei erano scattate le accuse di maltrattamento aggravato contro famigliari o conviventi. Ora, dopo la notizia del decesso arrivata stamattina, la sua posizione potrebbe sensibilmente aggravarsi. Sul corpo della vittima è stata disposta l’autopsia che verrà eseguita al Policlinico Umberto I°.

Le indagini

La terribile vicenda ha avuto inizio i primi giorni di maggio: secondo la versione fornita dalla badante ai parenti dell’anziana, quest’ultima era caduta accidentalmente dal letto, perdendo i sensi. Ma la ricostruzione dei fatti fornita dall’immigrata non aveva per nulla convinto uno dei familiari dell’82enne, che, insospettito, aveva allertato i carabinieri. Dagli accertamenti effettuati dai militari dell’Arma era poi emerso che la 53enne era già nota alle forze dell’ordine e irregolare sul territorio nazionale; inoltre, il personale sanitario che aveva prestato i primi soccorsi alla vittima aveva accertato che le ferite riportate dall’anziana non erano compatibili con una semplice caduta dal proprio letto.

Le immagini dell’impianto di videosorveglianza installato nell’abitazione dell’anziana sono servite ad inchiodare definitivamente la straniera alle proprie responsabilità: nei video acquisiti dai carabinieri viene mostrato chiaramente come la badante aveva ripetutamente colpito la defunta con schiaffi e gomitate, facendola infine cadere dal letto e lasciandola riversa a terra in stato di incoscienza, per circa un’ora, prima di decidersi a chiamare i soccorsi.

Cristina Gauri

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