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Roma, 4 ago – Prima il post di auguri per il compleanno del nonno, poi tutta la pagina e infine il profilo. Non c’è pace sui social per chi porta il cognome del Duce, in particolar modo per Edda Negri Mussolini, che nel giro di pochi giorni ha assistito alla cancellazione dei suoi account, pubblici e privati, senza uno straccio di motivazione e senza alcuna possibilità di appello. E la signora Edda non usava di certo i social in modo apologetico. Anzi negli anni si è sempre distinta per lo stile impeccabile, rispettoso, mai sopra le righe dei suoi post. L’abbiamo raggiunta telefonicamente per capire cosa è successo.

Parola a Edda Negri Mussolini

Raccontaci cosa è successo alla tua pagina Facebook.
«Tutto è iniziato il 29, quando ho postato un semplice messaggio di auguri per mio nonno: “29 luglio buon compleanno nonno”, e sono stata bloccata per 24 ore. Venerdì mattina Facebook mi ha censurato un commento riguardo la cripta Mussolini — dove in alcun modo offendevo qualcuno o diffondevo messaggi d’odio —, bloccandomi per tre giorni.

 

La sera stessa, mi sono poi accorta che sia profilo privato sia la pagina pubblica erano scomparsi. “Il tuo account è stato disabilitato”, mi spiegava una notifica sulla piattaforma, ma non mi è arrivata alcuna mail, non è stato possibile appellarmi o chiedere una verifica o una motivazione. Sei anni di foto, scritti, ricordi scomparsi nel nulla. Oltre al mio account principale avevo anche un altro profilo privato, a cui le persone, visto il “ban” che ho subìto, sono venute ad iscriversi in massa, portando il loro affetto e la loro solidarietà: ebbene, alcune di queste persone, “colpevoli” di avermi sostenuto, sono state bloccate per i loro messaggi di incoraggiamento:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trovo il fatto assurdo e gravemente liberticida. Ho sempre rispettato rigorosamente le regole della piattaforma di Facebook, e mi sono sempre premurata di farle rispettare ai miei follower, censurando apologie, discorsi d’incitamento all’odio, linguaggio scurrile. Sono stata la prima a condannare l’inconcepibile pagliacciata che quest’anno – come tutti gli anni purtroppo – si svolge a Predappio. Vedermi cancellare tutto di colpo, in modo arbitrario, senza motivazione e senza potermi appellare mi ha dato tremendamente fastidio. Non mi è stata data la possibilità di compiere una verifica, di capire in qualche modo che “sbaglio” avessi fatto».

Lo “sbaglio” è avere quel cognome… 
«Esatto! Parlano tanto di democrazie e libertà, ma mi sembra che la cosa sia a senso unico e valga solo per loro».

Non è la prima volta che ti scontri con la mordacchia censoria dei social di Zuckerberg.
«Un po’ di tempo fa avevano cancellato una fotografia di famiglia, scattata a Villa Torlonia, con mia mamma in braccio a nonna Rachele, lo zio Romano in braccio al nonno, Edda, Vittorio e Bruno. La motivazione? Incitava all’odio. Ma il “capolavoro” lo hanno fatto tempo dopo, quando mi hanno censurato un post in cui scrivevo: “Basta odio, basta violenza, basta vendette”, con la medesima motivazione. Ma in famiglia ormai siamo abituati, tra me, Alessandra, Rachele… C’è stato qualcuno che mi ha chiesto: “Perché fai gli auguri a tuo nonno, se non l’hai mai conosciuto?”, come se il non averlo conosciuto giustificasse il ban che ho subìto. Un altro mi ha scritto “Facebook, è gratis, di che cosa si lamenta?”. Come se la presunta “gratuità” giustificasse questi provvedimenti liberticidi».

Riaprirai un’altra pagina pubblica?
«Certamente. Non mi arrendo, lo devo anche ai miei amici che, per dimostrarmi la loro solidarietà, sono stati colpiti dalle misure di Facebook. Mi sento responsabile nei loro confronti. L’articolo 21 della Costituzione italiana mi garantisce la libertà di pensiero, non abbiamo infranto alcuna legge e non abbiamo diffuso odio o fatto apologie. Non è una battaglia solo mia ma di tutti, che dovrebbe essere portata avanti anche e soprattutto dai politici di destra, dal momento che i provvedimenti liberticidi della piattaforma colpiscono quasi esclusivamente chi pensa “a destra”. Così come la sinistra promuove la sue campagne “contro l’odio”, la destra dovrebbe farsi alfiere di quelle contro la censura».

Nell’ultimo post apparso sulla tua pagina, prima che venisse cancellata, condannavi la carnevalata che viene messa in scena a Predappio ogni anno in occasione del compleanno di tuo nonno (e di altre ricorrenze analoghe). Cosa ti senti di dire a queste persone?
«Consiglio a questi esaltati di stare a casa. Studiate di più la storia. Spesso queste persone non hanno la minima idea di cosa sia la realtà storica, serpeggia una grande ignoranza e questo danneggia l’immagine e il ricordo di mio nonno. Mi rifiuto di vedere i video che testimoniano queste oscenità perché mi arrabbierei ulteriormente, mi bastano i racconti di chi li ha guardati. La mia famiglia – e io in prima persona – sta facendo tanto per conservare e preservare la nostra memoria. Cerchiamo in ogni modo di scremare il folklore, che non ci piace, che dà fastidio non solo a noi, ma anche a tanta gente rispettosa. C’è poi la questione del rispetto per chi è morto portando una divisa, ragazzi che credevano nell’ideale della Repubblica Sociale per cui combattevano e sono caduti: vedere questi individui che si travestono per una carnevalata fa rabbia. Anche il luogo va rispettato. Queste persone non si rendono conto di trovarsi dentro a un cimitero, un luogo sacro in cui bisogna avere del contegno, non una piazza. In quel luogo non è sepolto solo mio nonno, ma anche tante altre persone di cui bisogna avere rispetto. Mia nonna Rachele mi ha insegnato una cosa: a non odiare e non cercare vendetta. Se ci è riuscita lei con tutto quello che le hanno fatto, forse possiamo arrivarci anche noi».

Cristina Gauri

7 Commenti

  1. Buona sera, sono Pluto, o meglio, conosciuto con questo soprannome anche nel nostro ambiente. Attualmente vivo in Thailandia ma ai tempi dell’università ero amico di Edda e sua sorella Silvia. Mi piacerebbe mostrarle personalmente la mia solidarietà. Potete informarla a nome mio e, se lo desidera, sarei onorato di risentirla sia pure su fb dove sono iscritto come Guglielmo Pluto Zanchi.
    Saluti da chi vi segue anche da qui.

  2. Buona sera mi chiamo Pluto, per lo meno sono conosciuto con questo nome.
    Ricordo Edda e la sorella Silvia dai tempi dell’università e mi piacerebbe esprimerle pubblicamente la mia solidarietà. Il mio profilo fb è sotto il nome di Guglielmo Pluto Zanchi. Sarei grato a Edda se mi facesse il suo nuovo profilo o, se preferisce, mi contattasse direttamente.
    Saluti e complimenti per il Primato.

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