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“Non fu mafia”. La Cassazione smonta la tesi della Procura contro Buzzi e Carminati

by Adolfo Spezzaferro
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mafia capitale

Roma, 23 ott – Niente Mafia Capitale. Per la Cassazione, non era mafia quella di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati a Roma. La Suprema corte ha infatti dichiarato esclusa l’associazione mafiosa nel processo Mondo di mezzo, la maxi operazione ribattezzata Mafia capitale proprio per la contestazione dell’associazione di stampo mafioso a molti degli imputati. Un reato escluso dal primo grado e poi invece riconosciuto dalla sentenza d’appello. Adesso però la Cassazione ha definitivamente escluso il 416 bis e ha fatto cadere anche molte delle accuse contestate a Buzzi e Carminati. Pertanto i giudici della Suprema corte hanno riqualificato l’associazione mafiosa in associazione a delinquere semplice. Ora si dovrà celebrare un nuovo processo d’appello, ma solo per la rideterminazione della pena in relazione all’associazione a delinquere semplice contestata solo ad alcuni dei 32 imputati. Tra questi ultimi anche Buzzi e Carminati. Inoltre, per quanto riguarda Buzzi, la Cassazione lo ha assolto da due delle accuse che gli erano state contestate, quelle di turbativa d’asta e corruzione, mentre per Carminati cade anche un’accusa di intestazione fittizia di beni.

La sentenza

Insomma, la Cassazione non ha riconosciuto i reati di mafia ma la presenza di due distinte associazioni “semplici”: quella di Buzzi e quella di Carminati. “Riqualificati i reati di cui ai capi 1 e 22 ai sensi dell’art. 416 codice penale e ritenuta la sussistenza di due associazioni”, si legge nella sentenza, la Cassazione annulla le condanne “limitatamente al trattamento sanzionatorio per i reati associativi come riqualificati”. Oltre a quella per i principali imputati del processo Mondo di mezzo, dovrà essere ricalcolata la pena per Luca Gramazio, ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio, e Franco Panzironi, ex ad dell’Ama. In conseguenza della riqualificazione del reato di associazione mafiosa in associazione a delinquere semplice, la Cassazione ha pure annullato alcuni risarcimenti nei confronti delle parti civili, tra cui associazioni antimafia.

Esultano gli avvocati difensori

Gli avvocati difensori esprimono soddisfazione. “La Cassazione – ha detto il difensore  di Carminati, l’avvocato Cesare Placanica – ha ritenuto la sentenza di appello giuridicamente insostenibile”. “Ma vi pare possibile – ha detto il difensore di Riccardo Brugia e Matteo Calvio nonché ex difensore di Carminati, l’avvocato Giosuè Naso – che la mafia sia stata riconosciuta a Roma in questi ultimi 7 anni, cioè da quando c’era Pignatone, e prima tutti i procuratori della Repubblica e le forze di polizia non si erano mai resi conto dell’esistenza della mafia? La mafia è una cosa molto seria, molto grave, che paralizza un territorio, l’economia di un territorio, la libertà da un punto di vista politico, sociale, economico. A Roma c’è invece una cultura mafiosa, che è una cosa completamente diversa dall’associazione di stampo mafioso, cultura mafiosa”, anche nelle istituzioni. “Questo è stato un processetto, cioè un processo nel quale si è voluto enfatizzare, gonfiare, esagerare, dopare una realtà criminosa di margine per fare un processo nel quale si riconoscesse la mafiosità”, ha concluso il legale. “Roma è liberata dalla mafia. E’ stata scritta una pagina finalmente chiara. Credo che il tempo mi abbia dato ragione. Soprattutto questo collegio che nessuno potrà mai delegittimare. La vita di Buzzi da questo momento e cambiata, potrà guardare al suo futuro”, commenta invece Alessandro Diddi, difensore di Buzzi.

Insomma l’impianto accusatorio di Pignatone si è sgretolato. Ma intanto l’ex procuratore di Roma ha fatto carriera, come sottolinea su Twitter Elio Lannutti del M5S: “Mondo di mezzo, la Cassazione esclude l’aggravante mafiosa per Buzzi e Carminati. La sconfitta del procuratore Pignatone. Che si consola in Vaticano!”. Il riferimento è alla recente nomina del magistrato a presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano.

Adolfo Spezzaferro

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