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Roma, 17 mar – Altro che ripresa dei consumi, altro che ripartenza dell’economia: il nuovo lockdown fa crollare il Pil del 4,7%. A lanciare l’allarme è Confcommercio, che fa i conti su quanto pesano le nuove chiusure imposte dal governo Draghi per fronteggiare la pandemia. “In seguito alle nuove limitazioni” si registra dunque “un brusco stop nel mese di marzo, per il quale si stima una riduzione del Pil del 4,7% in termini congiunturali”. E’ quanto stima la Congiuntura Confcommercio, dall’eloquente titolo “A marzo la ripresa economica resta un miraggio”.

I consumi crollano del 12,2%, con picchi per ristoranti, alberghi e voli

Secondo le previsioni della più grande rappresentanza d’impresa in Italia, “su base annua il confronto con il mese iniziale della crisi porta, comunque, a una crescita del 7,3%”. Pertanto “nel complesso del primo trimestre la variazione dovrebbe attestarsi al -1,5% rispetto all’ultimo quarto del 2020 e al -2,6% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno”. A febbraio l’indice dei consumi generale è sceso del 12,2% con riduzioni molto più pesanti per alcuni settori come quello degli alberghi e dei pasti fuori casa (-42,6%) che per i soli alberghi registra un -70%. Per i trasporti aerei poi si segnala un -86%. Sono gli effetti più evidenti della pandemia e delle restrizioni su viaggi e spostamenti, oltre che sulle chiusure delle attività commerciali.

Confcommercio: “Situazione simile a marzo e aprile anno scorso”

L’economia italiana si trova a rivivere oggi “una situazione di menomazione produttiva simile per molti aspetti a quella di marzo e aprile dello scorso anno – sottolinea Confcommercio -. I vincoli alla mobilità, le chiusure degli esercizi commerciali e dei luoghi di scambio sociale” pesano. “Seppure relativamente meno stringenti e più articolati sul territorio rispetto a quelle di un anno fa”, le restrizioni “sortiranno effetti molto problematici in quanto si innestano in un sistema economico già fortemente compromesso”.

“Gran parte dei servizi di mercato fermi da un anno”

In un quadro simile, appare improbabile anche una previsione di crescita del Pil attorno al 4% per il resto del 2021. Questo pure perché “si ampliano i divari tra settori. Gran parte dei servizi di mercato si trovano ormai da un anno nell’impossibilità di operare mentre almeno alcuni settori dell’industria stanno recuperando le perdite registrate nei peggiori momenti dello scorso anno”.

I numeri parlano chiaro. L’Indicatore dei consumi di Confcommercio (Icc) “segnala a febbraio un andamento negativo su base annua con una flessione del 12,2% che segue la contrazione del 17,5% di gennaio. Questa dinamica sottintende, comunque, un modesto rimbalzo congiunturale. A sottolineare come le famiglie, nel momento in cui ne hanno la possibilità, sarebbero ancora disponibili a tradurre in consumo una parte del risparmio involontario accumulato“. Certo devono esserci le condizioni per poter spendere i soldi messi da parte perché tappati dentro casa.

Tengono i consumi tipici da confinamento: comunicazione e elettronica

In tempi di pandemia e di chiusure a singhiozzo, con gli italiani reclusi nelle zone rosse, i consumi che tengono sono quelli relativi a prodotti e servizi di comunicazione nonché di elettronica di consumo. Ma, per la prima volta dopo molti mesi, il settore dell’alimentazione mostra qualche elemento di difficoltà. Situazione determinata anche dal confronto con un periodo in cui l’affacciarsi della crisi sanitaria lo scorso anno aveva portato a un forte aumento delle scorte.

Turismo, mobilità e tempo libero i settori più colpiti

La filiera turistica, la mobilità ed i settori legati alla fruizione del tempo libero continuano ad essere ovviamente i più penalizzati. Il protrarsi di chiusure e restrizioni prossime o superiori al 50% da ormai un anno rende sempre più difficile immaginare un’uscita dalla crisi. Inoltre il contraccolpo su questi settori potrebbe durare più a lungo dell’emergenza sanitaria.

Adolfo Spezzaferro

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