Roma, 11 gen – Le Ong ora sbarcano in tutta Italia e non solo nei porti meridionali (estremamente meridionali, per essere più precisi). Sembra questo il primo “risultato” del decreto e del codice di condotta prodotti dal governo italiano per contrastare un fenomeno degli sbarchi di clandestini oggi più “in forma” che mai, specie dopo i primi, terribili numeri del nuovo anno. L’ultimo atto è la Ocean Viking che sbarca ad Ancona nella serata di ieri.

Cosa sta cercando di fare il governo

Con il decreto e conseguente codice di condotta, in buona sostanza, il governo italiano sta provando a fare un’operazione di questo tipo: obbligare le Ong a sbarcare in un porto di assegnazione vincolante e non discutibile. Il decreto approvato dal Cdm a fine dicembre imponeva inoltre l’obbligo dell’avviso del soccorso alle autorità italiane, il divieto di trasbordo tra navi diverse e il divieto di effettuare ulteriori salvataggi dopo aver già “raccolto” dei clandestini una prima volta.

In particolare, ciò che ci interessa in questa fase è l’obbligo di dirigersi al porto assegnato dall’Italia. Non casualmente, le Ong stanno sbarcando in luoghi di approdo vicini al centronord piuttosto che al “solito” Mezzogiorno, perché il governo sta indicando sempre porti molto distanti: l’idea sembra quella di aumentare i costi di gestione e navigazione delle navi “salvatrici” e scoraggiarle all’attività.

Ora le Ong sbarcano in tutta Italia

L’unico risultato di questo approccio estremamente debole sembra essere quello di trovarsi navi Ong in tutti i porti italiani, anche quelli del centro Nord, oltre a quelli – già ben noti – soprattutto siciliani, talvolta calabresi e sardi, più raramente pugliesi. Il tentativo di “scoraggiamento” dell’esecutivo difficilmente funzionerà perché le presunte organizzazioni umanitarie non si fermeranno davanti a nulla, come non si sono mai fermate davanti a nulla in passato. Lo abbiamo visto già ai tempi del governo gialloverde e del ministero dell’Interno Salvini: chi comanda quelle navi è capace di aspettare anche settimane al largo delle coste, lamentando ovviamente ogni tipo di tragedia a bordo e accusando il governo italiano. È capace di violare i blocchi imposti sulle nostre acque territoriali. Per quale ragione non dovrebbe essere in grado di continuare a far sbarcare clandestini ad Ancona, Livorno, e perché no, anche Genova o Venezia?

Non solo l’azione del governo non scoraggerà affatto le Ong dalle loro operazioni, ma darà loro un ulteriore pretesto per accusare di disumanità o violazioni internazionali l’esecutivo. Cosa peraltro già avvenuta poco dopo l’emanazione del decreto e del relativo “codice di condotta”.

Alberto Celletti

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2 Commenti

  1. Avanti così e si va verso un crescendo della guerra tra poveri. Anche da noi. Cui prodest?
    L’ unica soluzione per ora appare dirottarli, legalmente e democraticamente s’ intende, nelle altre nazioni europee dove loro desiderano giungere… E vediamo come finisce questa storia.
    (Non vorranno certo che li si costringa a ghettizzarsi controvoglia qui da noi !).
    Tutti nei paesi gretini, soldini dipendenti…

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