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Palermo, 4 apr – In Sicilia anche la Lega sembra non essere è immune al voto di scambio. Due esponenti del “Sud con Salvini” sono stati arrestati perché avrebbero promesso posti di lavoro in cambio di voti. Salvatore Caputo, detto Salvino, e il fratello Mario sono finiti in manette. Entrambi sono personaggi noti della politica siciliana.
Uno, l’avvocato penalista Salvino, è un ex parlamentare regionale ed ex sindaco di Monreale eletto in An; il fratello Mario, anch’egli avvocato, è un candidato non eletto alle ultime elezioni regionali (sulla scheda elettorale accanto al suo nome usò quello del più noto fratello e fece scrivere “detto Salvino”). Mario Caputo è agli arresti domiciliari, insieme a Benito Vercio, che secondo gli inquirenti aveva il ruolo di “procacciatore di voti nel termitano”.
Il capogruppo della Lega alla Camera, Giancarlo Giorgetti, si è detto “deluso e amareggiato” e chiede che la magistratura faccia il suo lavoro. Giorgetti fa anche un mea culpa, ammettendo: “è possibile che in alcune zone sia stato commesso qualche errore, in un percorso di crescita in zone problematiche”, anche se rifiuta l’accusa di voto di scambio associata al nome della Lega.
Sta di fatto che uno degli arrestati, Salvino Caputo, era un personaggio noto non solo per la sua carriera politica iniziata negli anni della cosiddetta “vecchia politica” come ex attivista del Msi poi passato ad Alleanza Nazionale, Forza Italia, Pdl e infine approdato alla Lega di Salvini con la nomina a commissario straordinario del movimento per i comuni del palermitano. Un incarico che quando gli venne affidato fece discutere, ma che non venne tuttavia impedita.
Al tempo del suo incarico all’Assemblea Regionale Siciliana, nel 2013, Salvatore Caputo detto Salvino venne colpito dalla Legge Severino e si vide decadere da parlamentare regionale in seguito alla condanna definitiva a un anno e cinque mesi per tentato abuso d’ufficio: voleva annullare alcune multe emesse nei confronti dell’arcivescovo del tempo.
Nel corso delle indagini che hanno portato all’arresto dei Caputo è emerso che ci sarebbero stati dodici episodi di compravendita di voti in cambio di promesse di posti di lavoro o altri favori da parte di due degli arrestati, con la complicità di altri indagati.
Anna Pedri