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Roma, 4 apr – La prima prova di forza in cui si cimenteranno Di Maio e i 5 Stelle è il taglio dei vitalizi dei parlamentari. Una mossa ampiamente annunciata e largamente sbandierata (anche perché è meno complicato usare la scure che trovare i soldi per il reddito di cittadinanza, per esempio).
Insomma, in linea con la sua vocazione, il Movimento 5 Stelle vuole attaccare i privilegi della casta. A tal proposito facciamo subito una precisazione: i vitalizi veri e propri sono stati aboliti dalla Camera e dal Senato lo scorso 2013. Ma attenzione, la riforma vale solo dal 2012 in poi Per la pensione dei parlamentari eletti dopo quella data si applica il sistema contributivo, come per qualsiasi dipendente pubblico. Per chi invece ha occupato un seggio in Parlamento a cavallo del 2012 il sistema è misto: all’assegno maturato fino al 31 dicembre 2011, con il vecchio vitalizio, si aggiunge la parte del contributivo. Ma soprattutto, restano in piedi tutti i vitalizi degli ex parlamentari.
Contro questi privilegiati puntano il dito i 5 Stelle. La mossa è un tatticismo: anche Salvini vuole combattere i privilegi e gli sprechi della politica. Per cui Di Maio potrebbe usare questa “battaglia” per spaccare il centrodestra.
Veniamo ora all’oggetto del contendere: i vitalizi dovrebbero essere sfoltiti dalle nuove regole che potrebbero vedere la luce alla Camera e al Senato nel giro di qualche settimana. In pagamento ce ne sono 2.600, con assegni mensili che in alcuni casi superano anche i 9-10 mila euro netti. Parliamo di circa 190 milioni di euro l’anno. Questi trattamenti, calcolati con il metodo “retributivo”, passeranno a quello contributivo con un ricalcolo retroattivo degli assegni liquidati nei decenni scorsi. Insomma, nel mirino finiranno i dinosauri della politica, oltre che ex deputati o ex senatori di passaggio.
Le cifre molto probabilmente sono più alte. Perché non tengono conto del cumulo con eventuali cariche di consigliere regionale o eurodeputato. Altra precisazione, la cifra di 193 milioni citata da Boeri dell’Inps – e ripresa da Fraccaro dei 5 Stelle, neoletto questore della Camera – riguardava il 2016. Il costo dei vitalizi è cresciuto nei due anni successivi: nel 2017 è arrivato a 206,28 milioni di euro e nel 2018 dovrebbe crescere ancora, a 206,94 milioni.
Se andiamo a vedere l’elenco completo degli ex deputati e senatori che percepiscono un vitalizio, scopriamo che si va da chi guadagna meno di duemila euro (pochissimi casi, in realtà) a chi ne guadagna oltre diecimila, ma la maggior parte dei trattamenti previdenziali si attesta tra i duemila e i quattromila euro al mese.
Ebbene, i 5 Stelle promettono di abolire i vitalizi. Ma non lo possono fare del tutto, perché violerebbero l’articolo 38 comma 2 della Costituzione secondo cui “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”. E i vitalizi sono pensioni.
Pertanto, al di là dei proclami, si opterà per un ricalcolo. A quel punto i risparmi possibili per lo Stato, ricalcolando i vitalizi col metodo contributivo, saranno di circa 80 milioni di euro l’anno.
Quella dei 5 Stelle è quindi un’operazione demagogica – e più sostanzialmente una tattica politica – che da un lato accontenta la base elettorale e dall’altro fa uscire allo scoperto i filo-grillini nella Lega e nel centrodestra. Ma se dobbiamo parlare di risparmio per le casse dello Stato, beh… sono spiccioli.
Adolfo Spezzaferro

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