Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 1 apr – Gianluigi Paragone è senza dubbio una delle voci più critiche all’interno del Movimento 5 Stelle. Pur non aderendo alla fronda anti leghista di Roberto Fico, da settimane mette in guardia i 5 Stelle sulla necessità di tornare ad essere “tusnami” e di non adagiarsi su posizioni moderate. Dopo aver tentato invano di convincere Alessandro Di Battista a schierarsi nuovamente in prima linea, in una lunga intervista a La Verità affronta senza peli sulla lingua la crisi di consensi dei pentastellati e pone gli obiettivi minimi in vista delle elezioni europee di maggio. “Io gioco per vincere. Possiamo arrivare oltre il 20%“, spiega Paragone rispondendo alla domanda di Daniele Capezzone che chiedeva se fosse realistico ripetere il 21% del 2014.

Paragone non nega la crisi di consensi M5S

Quello che sorprende è il fatto che l’ex conduttore della Gabbia consideri una “vittoria” superare il 20%, ovvero attestarsi 12 punti sotto il risultato del 4 marzo 2018, dando per buoni i sondaggi che pongono il M5S ormai 13-14 punti sotto l’alleato di governo leghista. Un divario che secondo Paragone non dovrebbe ad ogni modo influire sulle dinamiche interne alla maggioranza: “Il governo deve andare avanti nell’ottica di un cambiamento sostanziale rispetto a ciò che c’era prima. Che poi l’azionista di maggioranza in un momento cambi, mi importa fino a un certo punto. Anche perché non cambiano i numeri in Parlamento di M5s e Lega”.

Il governo non cadrà

Qui la veste del senatore pentastellato prende il sopravvento su quella dell’analista politico, dal momento che è chiaro che un’inversione dei rapporti di forza avrebbe delle conseguenze politiche. Non tali da indurre Salvini a pensare a “un piano b che non servirebbe a nessuno” secondo Paragone: “La “fine corsa” arriva nel momento in cui non c’è più una spinta politica. Questo è un governo densamente politico. Se la connotazione non fosse più quella del “governo del cambiamento”, per forza di cose l’esperienza finirebbe. Poi potrebbe anche durare temporalmente, però”.

Niente riedizione del centrodestra per il giornalista: “Io non penso che Salvini voglia tornare a vecchie formule. Ho sempre detto e ripeto che, dentro la Lega, Salvini è l’uomo nuovo. Mentre è noto che lì dentro ci siano anche pezzi di vecchio sistema”.

Indulgente con la Raggi

Quando Capezzone chiede a Paragone delle difficoltà di Virginia Raggi nell’amministrazione di Roma, lui la butta sull’inciviltà dei romani: “Io non ho vissuto a Roma prima, ci vivo alcuni giorni a settimana adesso. Sicuramente ci possono essere e ci sono sbavature. Però se un automobilista parcheggia in doppia fila e il bus non riesce a passare, non può essere colpa della Raggi”, assicurando che dove abita lui “i mezzi li prendo e passano” e se a Milano le cose funzionano meglio è a causa della differente “massa di traffico”.

Anche sulla questione delle principali stazioni metro della Capitale chiuse, Paragone svincola la “sindaca” dalle sue responsabilità e rilancia sul ruolo dei media che esaltano Milano e demonizzano i trasporti capitolini: “Fermo restando che il sistema della metropolitana milanese è splendido, mi sorprende che non sia diventata una notizia il fatto che ci siano a Milano così tanti casi di frenate brusche e improvvise, con ferite e problemi per gli anziani. Dipende sempre da come racconti le cose: e il sindaco Sala, per Repubblica e molti altri giornali, non è nell’occhio del ciclone. La Raggi invece sì…”

Davide Di Stefano

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

  1. 5stelle: onestà ma senza valori; legalità senza verità. Quindi funzionale al degrado relativista-globalista.

Commenta