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Roma, 19 lug – C’è solo un modo per combattere efficacemente la “radicalizzazione” dei potenziali estremisti islamici: non farli entrare. Le cronache che arrivano dal nord Europa – Francia, Belgio, Inghilterra – ci mostrano chiaramente come siano le nuove generazioni, quelle a cui è stato detto che erano europee, quelle “integrate”, ad avere la crisi di rigetto che spesso si accompagna all’adesione allo jihadismo. È quindi surreale che il nostro Parlamento, proprio mentre sta discutendo quello ius soli che trasformerebbe le nostre città in altre Molenbeek o in altre Saint-Denis, abbia approvato ieri alla Camera (ma manca l’approvazione del Senato) una “strategia di prevenzione della radicalizzazione”.

Con 251 voti favorevoli ( i contrari sono stati 109, 13 gli astenuti) è stata quindi approvata l’istituzione del Centro nazionale sulla radicalizzazione (CRAD) presso il Dipartimento delle libertà civili e dell’immigrazione del ministro dell’Interno. Inoltre, viene istituito in Parlamento un Comitato per il monitoraggio dei fenomeni di radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice jihadista. Quanto al recupero, viene prevista da parte del ministero della Giustizia l’adozione di un Piano nazionale per garantire ai soggetti detenuti o internati un trattamento penitenziario che tenda, oltre che alla loro rieducazione, anche alla loro deradicalizzazione, in coerenza con il Piano strategico nazionale elaborato dal CRAD. “Si vuole contrapporre al messaggio jihadista non solo un contrasto poliziesco, ma un vero e proprio muro culturale, coinvolgendo varie parti dello Stato (fondamentale per esempio il ruolo della scuola) e della società civile (in primis comunità islamiche, ma anche il mondo dell’accoglienza e le società di Internet)”, ha spiegato Lorenzo Vidino, docente della George Washington University e presidente della Commissione indipendente di Palazzo Chigi sull’anti radicalizzazione.

Sigle e nomi altisonanti per fare non si sa bene cosa. L’idea alla base della presunta “deradicalizzazione” che si vorrebbe imporre è quella secondo cui i terroristi non sanno quello che fanno, per cui se spieghi loro che uccidere è sbagliato, sicuramente lo capiranno. E invece lo sanno benissimo. Contro il terrorismo non servono questi specchietti per le allodole, ma due cose molto semplici: il blocco dell’immigrazione e il sostegno agli Stati che concretamente combattono il terrorismo nei suoi luoghi di origine. Due cose rispetto alle quali il Parlamento italiano sta facendo esattamente il contrario.

Giuliano Lebelli

 

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