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Roma, 20 ago – Il crollo del ponte Morandi a Genova potrebbe esser stato determinato da “una serie di concause” e non solo dalla rottura di uno strallo, ossia di un tirante. E’ il parere di Roberto Ferrazza, presidente della commissione ispettiva istituita dal ministero delle Infrastruttura e dei Trasporti per indagare sulle cause del crollo. “Il ponte si è prima piegato e poi è caduto“, ha detto al termine del sopralluogo sulle macerie del ponte. “Ci sono stati diversi fattori che hanno determinato il crollo del viadotto”.
I principali indiziati, diciamo, sono gli stralli, i tiranti trasversali in cemento armato, tuttavia non si conosce “quale sia stato l’innesco della dinamica”. In base ai primi rilievi condotti sul posto, l’architetto Ferrazza spiega che “il ponte non è caduto nella sua proiezione: prima si è storto, poi è caduto”. Pertanto per ricostruire la dinamica è necessario individuare quale sia stato l’elemento che si è rotto per primo, innescando il crollo. Il cedimento dello strallo “resta ‘una’ ipotesi del cedimento”, ha chiarito Ferrazza.
Intanto, la Procura, che ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo plurimo, disastro colposo e attentato colposo alla sicurezza dei trasporti, ha autorizzato le verifiche per la messa in sicurezza dei monconi del ponte Morandi proposte da Anas.
Dal canto suo, il governo tira dritto con la procedura per la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia. In un’intervista al Corriere della Sera, il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha ribadito la richiesta di dimissioni dei vertici di Autostrade: “Come si può pensare che i vertici di un’azienda che non è stata in grado di evitare una strage, facendo ciò che per contratto era obbligata a fare, cioè la manutenzione, possano rimanere al proprio posto? E’ semplicemente disumano“. Il ministro pentastellato ha poi sottolineato come “in un Paese civile, non sarebbero nemmeno da chiedere”. Poi Toninelli ha parlato di un possibile ritorno alla gestione pubblica: “L’eventuale nazionalizzazione di Autostrade sarebbe conveniente: ricavi e margini tornerebbero in capo allo Stato attraverso i pedaggi, da utilizzare per rafforzare qualità dei servizi e sicurezza delle nostre strade“. Il ministro poi ha chiarito che “la politica ha abdicato dal ruolo di controllore, ma la responsabilità sulla tenuta delle opere è del concessionario”.
Intanto, dai verbali della riunione del Comitato tecnico amministrativo del ministero, riunito il primo febbraio scorso al Provveditorato alle opere pubbliche della Liguria, emergono nuovi dettagli che chiamano in causa lo Stato. I tiranti del ponte di Genova avevano problemi di corrosione, umidità e distacco di calcestruzzo, e la situazione era nota sia ad Autostrade che ai tecnici del ministero dei Trasporti. Ciononostante, nessuno decise di chiudere il traffico sul ponte. Proprio quel giorno, i tecnici del ministero dovevano dare il via libera al progetto di “retrofitting” del ponte sul Polcevera, il piano appaltato ad aprile da Autostrade e che avrebbe dovuto risolvere problemi degli stralli del pilone 9, quello crollato. Ma, come è noto, i lavori furono rimandati a dopo l’estate. Mai rinvio fu più fatale.
Sul fronte della gestione dell’emergenza, già oggi 11 nuclei familiari sfollati dopo il crollo del ponte Morandi riceveranno appartamenti pronti mentre nelle prossime settimane saranno sistemati altri 40 nuclei familiari. Lo si apprende dai responsabili della struttura del Comune di Genova che si occupa delle assegnazioni. Priorità viene data alle famiglie con bambini e anziani o disabili.  Alle 16 il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti con il sindaco di Genova Marco Bucci consegneranno i primi alloggi.
Adolfo Spezzaferro

1 commento

  1. Nazionalizzare è un termine affascinante ma non pertinente: la proprietà è già dello Stato, basta revocare la concessione.

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