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Genova, 7 set – La procura di Genova ha iscritto nel registro degli indagati 20 persone per il crollo del ponte Morandi, che è costato la vita a 43 persone. Ecco di chi si tratta.
Innanzitutto, c’è Autostrade per l’Italia (gruppo Atlantia della famiglia Benetton), la concessionaria che gestiva il tratto. Ci sono poi otto dirigenti di Autostrade: l’amministratore delegato Giovanni Castellucci, il direttore del Primo Tronco di Genova Stefano Marigliani e i suoi sottoposti Paolo Strazzullo e Riccardo Rigacci; il direttore centrale Operation Paolo Berti, Michele Donferri (direttore delle Manutenzioni), Mario Bergamo (l’ex direttore delle manutenzioni di Autostrade che per primo nel 2015 ritenne necessario l’intervento sul Morandi) e Massimo Meliani (responsabili ponti e gallerie).
Indagati inoltre i vertici dell’Unità di vigilanza del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la struttura creata nel 2012 con compiti di controllo sui contratti, sulle tariffe e sui progetti. Si tratta del direttore generale Vincenzo Cinelli e del suo predecessore Mauro Coletta; nonché di Bruno Santoro, capo Divisione tecnico-operativa della rete autostradale.
Coinvolti nelle indagini e iscritti anche tre ingegneri del Provveditorato ed uno dell’Ufficio ispettivo, diramazioni del ministero sul territorio: il provveditore Roberto Ferrazza, che per primo dopo il disastro si è presentato dal pm Terrile per rilasciare spontanee dichiarazioni, più i suoi collaboratori Salvatore Bonaccorso e Giuseppe Sisca; Carmine Testa, capo dell’Ufficio ispettivo.
Intanto, sul fronte delle indagini emergono elementi gravissimi. La procura infatti ha acquisito agli atti le conversazioni via chat tra i tecnici di Autostrade. Ebbene, da questi dati emerge che chi si occupava della sicurezza era consapevole dei rischi dei tiranti. In alcuni messaggi ritrovati dagli uomini della Guardia di finanza si legge: “Non reggono”. Ciononostante non è stato fatto nulla per evitare il peggio. Anche se in realtà proprio la mattina della tragedia, il 14 agosto, infatti, erano terminati alcuni piccoli lavori di manutenzione sul pilone 9, proprio quello che è crollato. A tal proposito, tra i capi di accusa per alcune delle persone indagate c’è anche quello di aver messo a rischio la sicurezza degli operai. I reati contestati sono omicidio colposo plurimo, omicidio colposo stradale plurimo, disastro colposo e attentato colposo alla sicurezza dei trasporti. Contestato anche l’omicidio stradale, per il mancato rispetto della sicurezza degli automobilisti. Responsabilità, quest’ultima, di chi ha in gestione l’infrastruttura e di chi deve vigilare sul rispetto delle regole.
Ma i pm di Genova hanno in mano anche un altro documento fondamentale, del 12 ottobre 2017, stilato dal cda di Autostrade, in cui si stanziano 20 milioni di euro per ristrutturare i tiranti (opera che era stata fatta nei primi anni Novanta, ma solo in misura limitata). Nel documento si parla chiaramente dell’esigenza di “incrementare la sicurezza”, per realizzare la quale si mette in conto l’inevitabile limitazione della viabilità, ipotizzando la chiusura notturna per cercare di limitare i disagi al traffico. Ma dal documento emerge che non tutti sono d’accordo, per via dell’eccessivo rallentamento della circolazione stradale. Tuttavia l’ad Castellucci azzerò le obiezioni ribadendo la necessità che il ponte fosse sicuro. La procura indagherà in merito, perché gli atti della seduta del cda proverebbero la consapevolezza da parte dei vertici di Autostrade della pericolosità del viadotto.

2 Commenti

  1. Sicuramente molti dei cosidetti “delinquenti” quali ladri di mele o altro sono molto piu’ umani e sensibili di quelli che sono stati i veri responsabili della morte di 40 persone innocenti

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