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Roma, 6 set – Alla fine i Benetton hanno rotto il silenzio sulla tragedia del ponte Morandi di Genova, in cui hanno perso la vita 43 persone. A parlare, in una lunga intervista al Corriere della Sera, è Gilberto Benetton, a capo della famiglia azionista di Atlantia (che controlla Autostrade per l’Italia), il quale spiega che il lungo silenzio – tanto criticato – sarebbe una forma di rispetto. E assicura: “Se nel caso di Autostrade sono stati commessi degli errori, quando si sarà accertato compiutamente l’accaduto verranno prese le decisioni che sarà giusto prendere“.
“Il disastro di Genova”, ha spiegato l’imprenditore, “deve essere per noi come azionisti un monito perenne, anche se terribile e per sempre angoscioso nei nostri cuori, a non abbassare mai la guardia e continuare a spingere il management, che ha la responsabilità della gestione, a fare sempre di più e di meglio, nell’interesse di tutti”. Benetton poi ha parlato del giorno del crollo: “Ero in vacanza, come credo la maggior parte degli Italiani. Ad un tratto il dramma, e tutto è cambiato: anche per noi sono iniziati giorni di sofferenza e di cordoglio. Siamo stati costantemente vicini, nel ruolo di azionisti, alle decisioni prese dai manager di Autostrade per l’Italia, e al lavoro che loro hanno svolto per iniziare a capire ciò che era successo e per mettere a punto i primi interventi e i primi aiuti alla città di Genova, interventi che continuano con grande determinazione e per affrontare le difficoltà che i cittadini continuano a vivere”.
Dalle nostre parti il silenzio è considerato segno di rispetto“, così Benetton si giustifica in merito agli attacchi per essere apparsi quanto meno disinteressati alla tragedia. “La nostra holding ha parlato meno di 48 ore dopo la tragedia, a voce bassa è vero, perché la discrezione fa parte della nostra cultura. Ha però comunicato con parole chiare e inequivocabili un pensiero di cordoglio alle famiglie delle vittime e la propria vicinanza ai feriti e a tutti coloro che sono stati coinvolti in questo disastro”, ha spiegato.
L’imprenditore ha poi voluto ribadire che il gruppo aziendale “è certo della totale volontà di collaborazione con le istituzioni e le autorità preposte. Il che significa assoluta trasparenza e completa assunzione delle responsabilità che venissero accertate, quando lo fossero”.
Infine il numero uno di Edizione, la holding dei Benetton, si è giustificato anche in merito alla festa a Cortina, con i corpi delle vittime ancora sotto le macerie: “Sinceramente non è mia abitudine rispondere a insinuazioni, ma è vero, tutta la famiglia il 15 agosto si è riunita a casa di mia sorella Giuliana, come abbiamo sempre fatto negli ultimi trenta anni, questa volta stretti assieme per ricordare nostro fratello Carlo, il fratello più giovane, scomparso meno di un mese prima”.
Sul fronte delle indagini, sarebbe pronta una prima lista di nomi, stando a quanto si apprende da ambienti della Procura di Genova.
A stretto giro dunque l’iscrizione nel registro degli indagati, con ipotesi di reato di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e attentato alla sicurezza dei trasporti, di persone di Autostrade per l’Italia e della sua controllata Spea engineering (gruppo Atlantia), del ministero delle Infrastrutture, del Provveditorato alle opere pubbliche di Liguria, Piemonte e Val d’Aosta.

1 commento

  1. Certo Benetton, era rispetto per gli italiani a cui avete tolto con 2 lire una ricchezza pubblica.Il ritardo nel parlare non era invece la voglia di non comparire per non apparire i responsabili, vero?Questo ci ha preso per dei fessi che si bevono le loro storielle, evidentemente.Una certa stampa sicuramente gli ha anche dato una bella mano a scomparire dalla scena nascondendo il loro nome

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