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Bruxelles, 21 giu – Era nell’aria e anche abbastanza scontato: il braccio di ferro Italia-Ue sui conti pubblici sarà duro e ci vede partire certamente svantaggiati. Evitare che venga lanciata una procedura d’infrazione per deficit eccessivo – ammette Giuseppe Conte – “è molto difficile, ma faremo tutti gli sforzi possibili”. Il presidente del Consiglio fa il punto, rientrato intorno alle due e mezza di stanotte all’hotel Amigo, nel cuore dell’Ilot Sacré, nel centro storico di Bruxelles, dopo il Consiglio europeo. Conte è preoccupato. Ma è convinto che “dobbiamo lavorare sull’assestamento, perché è ingiusto che ci venga richiesto altro. E’ ingiusto“. Con l’esecutivo Ue “i rapporti sono sempre buoni, ma abbiamo una Commissione che sta andando via. E’ una situazione un po’ difficile: non è detto che giochi necessariamente a nostro favore”. “E’ una situazione un po’ singolare, un po’ strana – aggiunge il premier – ci sono commissari che stanno andando via. In una logica fisiologica si entra in un periodo bianco, in cui si fa l’ordinaria amministrazione. C’è un certo fair play, per cui non assumi determinazioni che siano di una portata rilevante o addirittura straordinaria: e una procedura non è ordinaria amministrazione. Purtroppo c’è un clima per cui questo fair play non viene compreso”, riconosce il premier.



Il nodo sulle regole Ue

Sul fronte dei conti pubblici Conte appare risoluto: a chi gli chiede se sia necessario fare un intervento ulteriore all’assestamento di bilancio, come una manovra correttiva, per venire incontro alle richieste della Ue, risponde: “Sarebbe una richiesta ingiusta, e inaccettabile“. Il fatto è che “il patto – aveva detto ancora Conte in giornata – è di molta stabilità e poca crescita. Dobbiamo invertire un attimo queste regole. Vogliamo un dialogo su questo fronte: riteniamo che si debba lavorare per contrastare la disoccupazione. Riteniamo che ci sia da lavorare per la crescita, non solo economica, ma anche per lo sviluppo sociale. Sono questi i temi che vogliamo ridiscutere”. “E’ chiaro che, se ci sono Paesi che accumulano risparmio, anziché riversare questa ricchezza a beneficio di tutti e di se stessi, è un altro contributo a un quadro che non ci facilita”, sottolineava. “Se siamo in un sistema integrato – continuava – dobbiamo competere con le sfide del mondo globale, ma all’interno dell’Ue le regole devono essere uguali per tutti. E’ chiaro che se ci sono zone in cui c’è una concorrenza fiscale che ci svantaggia, è chiaro che se delle aziende italiane vanno all’estero, questo significa qualcosa. Io voglio competere, ma a parità di armi“.

I tagli alla spesa e il “tesoretto” di cinque miliardi

Per scampare alla procedura d’infrazione, il premier porta alla Ue un tesoretto di almeno cinque miliardi, capace di frenare la corsa del deficit 2019 al 2,1%, invece del 2,5% previsto dalla Commissione Ue. Ma quando Conte prova a giocare la carta del confronto politico, dicendo che considera le regole Ue sbagliate e controproducenti, “come dimostra il caso della Grecia”, il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici lo ferma subito: “Lavoriamo per evitare la procedura, ma non lo si fa attraverso commenti sulle regole”. Il tecnocrate Ue che spesso ha puntato il dito contro di noi sul fronte dei conti pubblici rincara la dose: “Non bisogna perdere tempo a parlare di modifiche a norme concordate da tutti, ma occorre lavorare per evitare la procedura per debito eccessivo“. L’iter è partito, e va interrotto prima del 2 luglio possibilmente, giorno in cui la Commissione potrebbe adottare la raccomandazione di apertura della procedura che poi l’Ecofin dell’8-9 luglio dovrà approvare.

Le richieste di Bruxelles

Come è noto, Bruxelles chiede un aggiustamento dello 0,4% del Pil per il 2018 e dello 0,5% per il 2019. Solo per sanare il 2018, quindi, servirebbero oltre sei miliardi. Impegnandosi a fare risparmi anche sul 2019 e assicurando l’aumento dell’Iva o misure alternative per il 2020. Insomma, a fronte di un buco teorico di quasi dieci miliardi (sommando gli sforamenti del 2018 e del 2019), per riuscire a rientrare nei parametri quest’anno la Commissione Ue chiede almeno quattro miliardi di tagli “veri”, cioè strutturali. Dall’esecutivo guidato (ancora per poco) da Jean-Claude Juncker insistono poi per avere impegni seri sulla prossima manovra, in particolare su come il governo verdegiallo intende coprire i 23 miliardi per disinnescare le clausole di salvaguardia dell’Iva.

Rinviata la partita sulle nomine Ue

Sul fronte delle nomine Ue, Conte spiega: “C’è stallo, è stato dato mandato a Tusk di parlare con i rappresentanti in Parlamento Ue per vedere di superare il criterio degli Spitzenkandidaten“. Nel corso della notte c’è stato un lungo colloquio tra il premier e il presidente francese Emmanuel Macron nell’albergo dove alloggiano entrambi. A tenere banco, la fumata nera al vertice dei leader europei sulle nomine. La partita è stata rimandata a una riunione straordinaria convocata per il 30 giugno.

Adolfo Spezzaferro



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