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Bruxelles, 5 giu – Alla fine la Commissione europea non ha “graziato” il governo verdegiallo temendo di alimentare la spinta euroscettica e invece ha dato il primo via libera alla procedura d’infrazione per debito eccessivo contro l’Italia. La regola del debito “non è stata rispettata” nel 2018, nel 2019 e non lo sarà nel 2020, e quindi “è giustificata” una procedura d’infrazione, ha scritto la Commissione nel rapporto sul debito italiano. Per Bruxelles il rallentamento economico “spiega solo in parte l’ampio gap” nel rispetto della regola, e la “retromarcia” su alcune riforme pro crescita del passato, come quella delle pensioni (nel mirino c’è Quota 100), e il deficit proiettato oltre il 3% nel 2020, rappresentano “fattori aggravanti“.

“Da governo Conte danni all’economia”

Le accuse di Bruxelles sono pesanti. Secondo il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, il governo presieduto da Giuseppe Conte ha provocato “danni” all’economia con le misure adottate nel corso dell’ultimo anno. La decisione della Commissione di richiamare l’Italia per la violazione della regola del debito, “va ben al di là della procedura. Quando guardiamo all’economia italiano vediamo i danni che stanno facendo le recenti scelte politiche“. “Il debito italiano resta una grande fonte di vulnerabilità per l’economia” – si legge ancora nel rapporto – e “le nuove misure e il trend demografico avverso capovolgono in parte gli effetti positivi delle riforme pensionistiche del passato e indeboliscono la sostenibilità a lungo termine” delle finanze, danneggiata anche dall’ “aumento dei tassi d’interesse dei titoli di Stato osservato nel 2018 e 2019”.

Bocciate le misure eccezionali

La Commissione boccia anche le misure eccezionali segnalate dal nostro Paese per spiegare il mancato rispetto delle regole Ue. Nei conti italiani 2018 e 2019 – si spiega nel rapporto – c’è una “deviazione significativa” dagli impegni presi con la Ue, che “non cambierebbe se l’impatto di bilancio del programma straordinario di manutenzione delle strade (0,18% del Pil) seguito al crollo del ponte Morandi e il piano per limitare i rischi idrogeologici dovuti al maltempo venisse considerato tra gli ‘eventi eccezionali'”.

Ora serve una manovra bis o sarà scontro frontale con la Ue

Al governo Conte ora non resta che una manovra bis da 3,6 miliardi. L’esecutivo avrà tempo fino all’Ecofin del 9 luglio per decidere in che modo agire per evitare la super sanzione di Bruxelles. Oppure, se dovesse prevalere la linea della Lega di Salvini, l’Italia non ritoccherà i conti pubblici e continuerà con le sue misure in sforamento. Il che ovviamente equivale a uno scontro frontale permanente con la Commissione europea. Oppure, altra ipotesi ancora – la più temibile – , sarà crisi di governo. Staremo a vedere.

Adolfo Spezzaferro

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