Roma, 1 lug – Non cessano le polemiche intorno al Vescovo di Verona, soprattutto adesso che il centrosinistra è andato al governo cittadino. L’ultima diatriba riguarda il presunto licenziamento di un docente di religione che aveva “osato criticare” l’indirizzo pubblico di voto per il ballottaggio veronese del vescovo Giuseppe Zenti. Il capo religioso aveva invitato i fedeli a considerare chi, tra i candidati sindaco Sboarina e Tommasi, prestasse più attenzione alla famiglia tradizionale. Nulla di nuovo, insomma, e, forse, sarebbe strano il contrario a cui già la Chiesa ci abitua quotidianamente.

Alla fine, come sappiamo, il ballottaggio lo ha vinto il candidato del centrosinistra Damiano Tommasi. La città di Romeo e Giulietta ha ora sì, un sindaco cattolico, ma appartenente allo schieramento di centrosinistra. A Verona cambieranno moltissime cose, c’è da scommetterlo, e i veronesi sono adesso preoccupati di un ritorno al degrado come nel corso dell’ultima amministrazione “rossa”. Il vescovo di Verona, intanto, coinvolto in questo ennesimo scandalo è in procinto di lasciare la diocesi. Ma gli attacchi nei suoi confronti non sono ancora terminati, anzi.

La lettera politica di Campedelli

Per la sua opposizione, il sacerdote e docente di religione che lavora presso il liceo Maffei, Marco Campedelli, già famoso per le sue simpatie definite “catto-comuniste”, sarebbe stato licenziato proprio dal vescovo di Verona. Così almeno era trapelato nelle scorse ore dai canali della sinistra veneta. In una lettera aperta, don Marco Campedelli invocava il libero pensiero e intendeva provocare un un confronto di “intelligente e responsabile dissenso” con il suo antagonista vescovo. Così diceva.

<<Oggi nel 2022 – scriveva Campedelli – c’è bisogno che il prete dica ancora alla gente che cosa votare? Siamo sicuri che i laici e le laiche circa la vita, con la sua concretezza, siano meno esperti dei preti? Perché il vescovo Zenti su certi temi nella lettera è cosi preciso e dettagliato: parla di “gender” “suola cattolica” e su altri è cosi generico come “accoglienza dello straniero”. Perché allora in questo caso non parlare di “ius soli” o di “ius culturae”? Perché il vescovo Zenti ha messo cosi tanto zelo nel voler ostacolare e chiudere esperienze in città e in provincia particolarmente attente al dialogo con le diversità?>>.

Dalla lettera del docente si evince però la sua netta contrapposizione a quelli che sono i valori tradizionali, non solo del cattolicesimo, ma della stessa società italiana. Non a caso, oltre all’ideologia gender, Campedelli affronta la tematica sull’accoglienza agli immigrati, menzionando lo ius soli, tema di grande discussione politica proprio di questi giorni. Insomma, più che una lettera aperta, quella del professore di religione ha tutta l’aria di essere l’ennesimo megafono politico della dottrina progressista.

Il megafono catto-comunista di Adista

La notizia del licenziamento è stata ampiamente diffusa, fino ad arrivare sui media nazionali, dal portale progressista di informazione cattolica Adista.it. Basta scorrere tra gli articoli del sito per rendersi conto delle simpatie politiche dei suoi gestori. Curdi, gender, ecumenismo, new age, ambientalismo gretino, antifascismo e… Tanta ma tanta politica. Di sinistra, ovviamente.

In aperta polemica politica e confessionale, Adista commenta così l’appello del vescovo di Verona. “Un intervento che ripropone l’idea di una Chiesa clericale che, tramite i pastori, guiderebbe, in questo caso verso i pascoli di ‘destra’, il ‘gregge’ dei fedeli laici, non ritenuti evidentemente capaci di pensiero autonomo”.

La smentita della diocesi veronese

In una nota ufficiale però, la diocesi scaligera smentisce categoricamente il licenziamento dalla cattedra di religione di don Marco Campedelli. “Nessun licenziamento, i contratti sono semplicemente annuali”. Come avrebbe dovuto sapere chiunque nei giorni scorsi ha mosso le accuse, tra cui lo stesso prof e il sito internet Adista. “Non c’è nessuna procedura di licenziamento in corso da parte del Servizio diocesano per l’Irc nei confronti del sacerdote Marco Campedelli”. Aggiungono ancora i religiosi. “Il professore don Marco è incaricato annuale, con contratto che parte dal 1 settembre dell’inizio dell’anno scolastico e scade il 31 agosto dell’anno seguente. Quindi il professor don Marco Campedelli è ancora pienamente in servizio come docente di religione presso il Liceo Maffei”.

In una nota, la diocesi veronese smaschera così l’ennesima fake news, per usare un termine tanto caro al mondo progressista, ripresa poi dai maggiori media nazionali. Da Rai a Mediaset, da il Manifesto alle testate locali, la notizia false diffusa ieri dal portale Adista.it sul licenziamento del teologo Campedelli da parte del vescovo di Verona, ha fatto il giro del mondo. “La Chiesa di Verona manifesta in questo modo la sua vicinanza e stima ai docenti di religione – conclude il comunicato – e li rassicura che non è in corso alcuna deriva gestionale nei loro confronti”.

Ennesima fake-news di sinistra e per la sinistra

A far eco alla grossolana bufala alla quale il mondo mediatico ha abboccato, non è stata però solo la stampa. Ancora una volta, dai banchi di Montecitorio troviamo chi, anzichè impegnarsi nei lavori dell’aula, trova il tempo per commentare la non-notizia minacciando interrogazioni parlamentari. E’ il caso della deputata dem veronese Alessia Rotta che in un post sul suo profilo social ha pontificato sulla fantasiosa situazione. “(Il Vescovo di Verona) Caccia dalla scuola un eccellente educatore solo per aver manifestato dissenso: strumentalizzare la religione e la fede a fini politici, radicalizzare lo scontro, utilizzare la peggiore ideologia non fa bene a Verona”.

Povera onorevole Rotta… Come un disco rotto, ancora una volta la sinistra italiana non ha perso l’occasione di rispolverare il suo vecchio repertorio sessantottino. Oggi molto ma molto più annacquato, modificato nei termini e in alcune zavorre ideologiche oramai abbandonate; priva di argomentazioni valide la sinistra si arrampica sugli specchi della società. Non più “cloro al Clero” ma un clericalismo laico-progressista spruzzato di infarinatura gender e mondialista.

I variopinti colori della bandiera arcobaleno, sventolata in principio dal prete no global Alex Zanotelli, trovano oggi un altra città/laboratorio sulla quale testare le proprie utopie. Una città che, storicamente, si è sempre difesa dignitosamente dai tentacoli della sinistra, ma che adesso dovrà fare i conti con hotspot e pastasciutte antifasciste. Una città però che, forse, come tutta Italia, il suo virus più grande lo ha covato proprio nella scuola. Un germe malato che infetta le nuove generazioni di studenti italiani tramite i monologhi dei professori. Anche quelli di religione. Anche raccontando fake-news.

Andrea Bonazza

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1 commento

  1. Quando tutti i sessantottini, non solo quelli finiti (anche) per loro uccisi o in galera e “costretti”, ammetteranno di essere stati strumentalizzati a tempo indeterminato e… coglione?! Confessione (!), Comunione e Liberazione… alla ricerca della Verità perduta.

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