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Roma, 3 gen – Matteo Salvini porta in Senato le prove del coinvolgimento dell’intero esecutivo, a partire dal premier Giuseppe Conte, nella vicenda della nave Gregoretti. Nella memoria difensiva che l’ex ministro dell’Interno ha presentato alla Giunta per le immunità del Senato emerge chiaramente l’azione di concerto nel non autorizzare lo sbarco degli immigrati irregolari a bordo della nave militare in attesa di trovare degli accordi per la ridistribuzione. Salvini, per il quale il Tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione a procedere sul caso Gregoretti, nel testo di nove pagine depositato a palazzo Madama, ha ricostruito giorno per giorno l’evolversi di quella vicenda, evidenziando soprattutto quei passaggi che, secondo l’ex titolare del Viminale, possono dimostrare il coinvolgimento collegiale di tutto il governo gialloverde.

Gregoretti e Diciotti: due pesi e due misure

Come è noto, il caso Gregoretti è del tutto identico a quello occorso nell’agosto 2018 in  occasione del mancato sbarco dei clandestini dalla nave Diciotti. Anche in quell’occasione il Tribunale dei ministri, questa volta di Palermo, aveva chiesto l’autorizzazione a procedere al Senato nei confronti di Salvini. Le accuse erano le stesse: abuso di ufficio e sequestro di persona. La Giunta per le immunità di Palazzo Madama ha però negato a marzo il via libera richiesto dai magistrati e questo grazie al voto del Movimento 5 Stelle, all’epoca alleato della Lega di Salvini. Il M5S stavolta invece vuole far processare l’ex alleato. Secondo Luigi Di Maio, ministro degli Esteri del governo giallofucsia e capo politico del M5S, la scelta della Diciotti è stata collegiale mentre l’iniziativa sulla Gregoretti va individuata nella specifica responsabilità di Salvini. Per Di Maio, in particolare, durante i giorni in cui la Gregoretti stazionava ad Augusta, le trattative con l’Europa erano in fase avanzata per favorire la ridistribuzione degli immigrati irregolari. Salvini, dal canto suo, punta a smentire questa ricostruzione e a dimostrare come, in realtà, nel cambio di opinione dei grillini ci sia solamente un calcolo politico: fare fuori l’avversario tramite i giudici, alla maniera della sinistra. Secondo il leader della Lega, il governo era consapevole della scelta operata dal Viminale ed ha politicamente appoggiato la linea dura portata avanti per diversi giorni.

La prova in sette mail ufficiali

Nelle sue memorie redatte assieme all’ex ministro Giulia Bongiorno, Salvini ha presentato le prove della collegialità con la quale, a livello governativo, sarebbe stata affrontata la questione relativa al caso Gregoretti. A partire dalle sette mail scambiate tra funzionari del gabinetto della Farnesina e di Palazzo Chigi proprio per la gestione del caso Gregoretti. In queste comunicazioni intercorse tra il 26 luglio ed il 2 agosto, si parla in particolare delle richieste di ridistribuzione dei migranti a livello comunitario e delle relative iniziative da intraprendere per giungere ad una soluzione. “Anche in questa occasione – si legge nella memoria firmata da Salvini – emerge ancora una volta che, in linea con la prassi consolidata, la gestione dei migranti non rappresentava l’espressione della volontà autonoma e solitaria del ministero dell’Interno, bensì una iniziativa del governo italiano coerente con la politica relativa ai flussi migratori, definita anche nel Contratto di governo, che non può essere svilita come mera posizione politica avulsa dalla complessiva strategia dell’esecutivo”.

Le dichiarazioni dei membri dell’esecutivo

L’ex ministro dell’Interno, nel testo consegnato al Senato, ha citato anche alcune dichiarazioni dei suoi ex colleghi di governo in cui si evincerebbe il sostegno dato alla sua linea politica. A partire dalle parole del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: “Il dialogo tra i ministeri delle Infrastrutture, dell’Interno e della Difesa in quei giorni era in atto“. Ma figurano anche le frasi di Di Maio secondo cui “L’Italia non può sopportare nuovi arrivi di migranti, devono andare in Europa”.

Le comunicazioni tra i comparti dell’esecutivo

In particolare, si legge nella sintesi del documento, “come documentato da una mail allegata alla memoria, la presidenza del Consiglio dei ministri aveva investito della questione alcuni Stati membri: Germania, Francia, Portogallo, Lussemburgo e Irlanda“. Un accordo “per l’accoglienza era stato raggiunto anche con la Cei”. Il “tutto dopo una riunione di coordinamento del 2 agosto 2019 convocata dalla Commissione Europea”. Salvini spiega che “c’è traccia di comunicazioni tra il Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo di Roma con gli uffici di Gabinetto dei ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti, della Difesa, dell’Interno e degli Affari Esteri”.

“Rilevante il ruolo del premier Giuseppe Conte”

Secondo la memoria è “rilevante il ruolo del premier Giuseppe Conte: il 26 luglio 2019, il giorno prima dell’arrivo della Gregoretti nella rada del porto di Catania, la presidenza del Consiglio dei ministri aveva inoltrato formale richiesta di redistribuzione degli immigrati ad altri Paesi europei”. “È dunque evidente come fosse il governo, in modo collegiale, a gestire tale attività“, evidenzia Salvini.

Il 20 gennaio il voto in Senato

La Giunta per le immunità del Senato si riunirà il prossimo 20 gennaio: in quella data, si saprà quale sarà la sorte di Salvini. Un voto che sarà, in primo luogo, politico e che potrebbe spaccare l’attuale maggioranza (se alla fine i renziani dovessero fare i garantisti). Ricordiamo, infine, che il voto sul leader della Lega arriverà pochi giorni prima delle elezioni in Emilia Romagna, cruciali per il futuro della stessa maggioranza giallofucsia.

Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. MA COME SI FA A DIFENDERE SALVINI SOLO IL POST CONTRO L’IRAN E L’ASSASSINIO DI CHI HA SCONFITTO DAESH E’ VOMITEVOLE,VOI VI SENTITE SDOGANATI DA UN SIONISTA?DA CHI DEFINISCE ASSAD UN FEROCE DITTATORE?ECC.ECC.UNO CHE APPOGGEREBBE ANCHE DRAGHI.

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