Roma, 14 dic – Il Qatargate ha generato un fiume di denaro illegale puntando anche sulle Ong. Dopo i ritrovamenti addirittura nelle case dei diretti interessati, a seguito delle perquisizioni a tappeto degli ultimi giorni, un altro elemento viene fuori, come riportato da Affari Italiani.

Qatargate e Ong: “Fanno girare soldi”

Soldi, tanti soldi. Mazzette con cifre che la maggior parte delle persone non si sogna di guadagnare in una vita. Tutti lì, messi in vila, forse nelle classiche valigette da film, ma anche le borse vanno bene. Ma questo non è un film, è la cruda realtà: quella che inchioda l’Ue e il suo Parlamento, per anni ammantati di chissà quale superiorità morale e democratica (con la seconda caratteristica, diciamolo pure, spesso oggetto di ironie e sfottò piuttosto frequenti, come è logico che sia vista la struttura sostanzialmente antidemocratica delle istituzioni di Bruxelles). Ora ciò che viene fuori è riportato dalle parole di Francesco Giorgi, compagno dell’ex-vicepredisente Eva Kaili e uomo di fiducia di Antonio Panzeri: “Le Ong? Ci servono per far girare i soldi”. Così si legge negli atti dell’indagine. E la questione quadra quasi perfettamente. Del resto, la Ong coinvolta si chiama “Fight Impunity”. Ironia della sorte o solita strategia?

L’avvocato di Kaili: “Non sapeva nulla”

Scontata la dichiarazione di estraneità ai fatti da parte della stessa Kaili. Il suo legale, Michalis Dimitrakopoulos, ha dichiarato infatti che la ex-vicepresidente non ha “nessuna relazione con il denaro trovato a casa sua (…) non sapeva dell’esistenza di questo denaro“. Ovviamente, la dichiarazione di partenza è una sola:”Innocente”. Come è logico che sia, saranno le indagini a stabilirlo. Certo è che il fatto ha prodotto un clamore inevitabile, lasciando un danno di immagine enorme per il già non certo brillante Parlamento Ue, che ha confermato la destituzione di Kaili, votandola con una maggioranza di oltre due terzi (625 voti).

Alberto Celletti

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