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Pistoia, 28 ago – Svettava il cartello “rifugiati benvenuti”, facendo intendere che i locali della canonica della parrocchia di Vicofaro a Pistoia fossero colmi di poveracci in fuga da guerre e persecuzioni. Balle. Adesso la prefettura ha messo la parola fine ad una situazione di caos e anarchia diffusa, condizione ideale per chi voglia approfittarsi delle buone intenzioni degli altri. Insomma il progetto d’accoglienza tra i più famosi in Italia è andato a sbattere contro il muro delle regole, ed è un paradosso: delle norme hanno sbarrato la strada a chi stava infischiandosene.
Don Biancalani dovrebbe mettersi il cuore in pace lasciando perdere questa sua battaglia personale contro tutti e tutto, decidendo definitivamente se indossare la tonaca o il gessato da politico. Dovrebbe, perché a quanto pare non ha intenzione di farlo. Parla ancora di resistenza rimandando la memoria collettiva alla Resistenza sbandierata dall’Anpi e da quel cascame di sinistra militante e arcaica bisognosa di avere sempre un nazifascismo da combattere, anche fossero due tredicenni imbecilli che sparano in aria con una scacciacani. Avverrà e sta avvenendo quel che è avvenuto per la resistenza partigiana: qualcuno, come ha fatto Giampaolo Pansa, farà poi luce sugli aspetti critici e i lati d’ombra di questo enorme movimento specializzato principalmente nel far casino facendo apparire come l’urlo di un possente esercito le voci stridule di quattro assatanati. Perché di seguito non ne hanno, ma sono in possesso del potere adeguato per sembrare numerosi.
Il parroco muove velatamente accuse infondate e ridicole: se egli vuol resistere, significa che qualcuno lo sta attaccando. Chi? Salvini, Orban o il fantasma del Duce? Ha quel tono polemico e lagnoso di chi subisce un’angheria, ma gli mancano gli attributi per formulare precise accuse, cosa che invece noi abbiam sempre fatto. Don Massimo preferisce ripararsi dietro l’ombra rossa del governatore Enrico Rossi accorso immediatamente in suo aiuto. Sguardi severi, facce incazzate, lineamenti duri, e Rossi che chiama a raccolta le telecamere della Rai per far dire al prete il numero di conto della parrocchia. Pare, a detta di Biancalani, che un tecnico si sia messo a lavoro per fare chiarezza sugli interventi necessari per rendere quei locali a norma. Avranno bisogno di soldi nel caso in cui decidessero di avviare i lavori di sistemazione. Ma a che pro? Il pezzo di carta sul buon funzionamento della caldaia a niente servirebbe, perché la questione è ben altra ed è inutile fingere di non riconoscerla. Qui, a Pistoia, esattamente da dove scrivo, un prete ha trasformato la propria parrocchia in un centro raccolta per immigrati di qualsiasi genere. Aveva partecipato al bando per aggiudicarsene alcuni e se ne era aggiudicati dodici. Oggi ne ha un centinaio, provenienti, a detta sua, da altre cooperative che li hanno abbandonati condannandoli ad essere degli scarti. Altre balle, perché le cooperative non abbandonano nessuno.
Durante il soggiorno nelle famose cooperative, gli immigrati vengono esaminati dalle commissioni preposte per decidere se credere alle loro storie truci oppure classificarli come clandestini. Meno del dieci per cento di coloro che approdano qui risultano veri profughi, gli altri sono solo furbetti in cerca di condizioni migliori di vita. Affari loro: non esiste un diritto ad emigrare per questi motivi. A rigor di logica, la novantina di persone in più che Biancalani ha accolto risultata composta da clandestini, quindi non meritevoli di protezione alcuna. Eppure gli è stata data la possibilità di rimanere sul nostro territorio e di insediarvisi. Per l’appunto, caos e anarchia. Assenza di buon senso e di responsabilità. Tutto per tutti è una formula perdente. Qualcosa per chi ne ha diritto è quella invece giusta. Ma nella mente dei buonisti non v’è posto per queste quisquilie perché essenziali sono solo i buoni sentimenti con cui agiscono. Che poi questi propositi non poggino su basi solide e creino disastri, poco importa. La realtà va piegata alla propria ideologia in ossequio a quanto detto da Pajetta: tra la rivoluzione e la verità io scelgo la rivoluzione.
Vi ricordate dell’intervista che tentammo di fare al signor priore qualche settimana fa? Ci piacerebbe rincontrarlo per ascoltare cos’altro ha da dirci e se, magari, ci ritiene co-responsabili del clima di odio che ha portato all’ordine di chiusura del suo centro. Perché mai è colpa loro, mai loro sbagliano, mai esagerano, mai cagano fuori dal vaso: v’è sempre un nemico esterno che boicotta i loro sogni celesti di paradiso terrestre. Hanno portato l’inferno in terra, ed è bene che lo sappiano. Hanno creato uno scontro sociale così duro e così feroce che per anni non sentiremo parlare d’altro. Hanno esasperato gli animi così tanto che si legge sulle facce delle persone comuni quanto questo clima teso rimarrà invariabile. Noi che raccontiamo fatti ed esprimiamo opinioni siamo il termometro e non, come dicono loro, la febbre. Ma abbisognerebbero di troppa umiltà per ammettere finalmente tutto questo. Dobbiamo toglierci un sassolino dalla scarpa: al ragazzo che in modo scomposto la scorsa volta nella canonica di Vicofaro straparlava di chiudere questo giornale per le opinioni espresse, rispondiamo adesso: quello che ha chiuso sei tu. Ora ci godiamo la scena.
Lorenzo Zuppini

4 Commenti

  1. questa mi mancava davvero…
    quelli che predicavano acoglienza per tutti (meglio se anabolizzati africani) al grido di “ahhh non muri ma ponti ahhh” erano gli stessi che volevano tenere fuori da internet (!) una testata online come il Primato Nazionale.
    a proposito,il Primato Nazionale è a mio avviso molto di più di una testata,ma interpreta un FRONTE DI PENSIERO che è impossibile da fermare; per tutto il resto invece basta un semplice sopralluogo di una USL di provincia…

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