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Quando "Repubblica" scriveva: "La razza esiste, lo dice la genetica"

by Adriano Scianca
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Roma, 19 gen – “Perché la razza bianca non esiste secondo la scienza”, titolava qualche giorno fa Repubblica, rispondendo alla famosa boutade di Attilio Fontana con il parere degli studiosi dell’Associazione Genetica Italiana (Agi). Nulla di nuovo, sono anni che gli scienziati ci ripetono il concetto. E tuttavia, qua e là, qualche obiezione alla vulgata trapela. All’articolo di Repubblica, per esempio, si potrebbe opporre un esauriente approfondimento sul tema che giunge però a conclusioni opposte, eloquentemente intitolato “Razza: gli scienziati negano che esista ma i dati genetici lo confermano”. Il coraggioso testo è uscito su… Repubblica. Precisamente sul giornale del 22 marzo 2005, quindi 13 anni fa. È passato un po’ di tempo, ma nemmeno troppo. Eppure, a confrontare i due pezzi, sembra che ci sia in mezzo un secolo di differenza.
L’articolo del 2005, a firma Armand Marie Leroi, è in realtà la traduzione di un pezzo uscito qualche giorno prima sul New York Times.  “L’idea che le razze umane non siano altro che costrutti sociali è opinione prevalente da almeno trent’anni. Ma ora forse le cose sono sul punto di cambiare”, scriveva con una certa audacia Leroi, dando anche conto di un’inchiesta della prestigiosa rivista Nature Genetics in cui due dozzine di genetisti venivano interrogati sulla questione. “Sotto il linguaggio specialistico, le frasi prudenti e la cortesia accademica, emerge chiaramente un dato: l’adesione alla tesi dei costrutti sociali si sta sfaldando. Alcuni sostengono addirittura che, se correttamente esaminati, i dati genetici dimostrano chiaramente che le razze esistono”. Hai capito. L’idea che la razza sia solo un “costrutto sociale” risale ad alcuni articoli degli anni ’70 del genetista di Harward Richard Lewontin, che si basava su un concetto espresso anche nell’altro articolo di Repubblica, quello più recente: geneticamente parlando, un africano e un europeo presi a caso non sono poi molto più diversi l’uno dall’altro rispetto a due europei. Uno statistico dell’università di Cambridge, A. W. F. Edwards, fece però notare che questo è vero solo prendendo un singolo gene, non osservando la loro combinazione. Scrive Leroi: “In sostanza ha preso un gene alla volta, non riuscendo a vedere le razze. Ma se si prendono in considerazione più geni variabili (qualche centinaio) è facile individuarle. Uno studio del 2002 condotto da scienziati dell’Università della California del Sud e di Stanford ha dimostrato che suddividendo con l’ausilio del computer un campione di individui provenienti da tutto il mondo in 5 gruppi diversi in base all’affinità genetica si ottengono gruppi originari dell’Europa, dell’Asia orientale, dell’Africa, dell’America e dell’Australasia che corrispondono in linea di massima alle principali razze secondo l’antropologia tradizionale”.
Un’altra obiezione classica, che ritorna nelle tesi dell’Agi, è che le razze non esistono perché ogni volta che si è provato a individuarle si sono avuti elenchi diversi. “Gli astronomi sono d’accordo su quali e quanti siano i pianeti del sistema solare, i chimici sono d’accordo su quali e quanti siano gli elementi”, scrivono i genetisti italiani, mentre sulle razze non c’è accordo. Tesi di imbarazzante ingenuità: i pianeti sono “cose”, quindi basta contarli, la razza è un criterio tassonomico che si applica alle cose, a seconda della logica della classificazione vi entreranno 10, 100 o 1000 elementi.
Ad ogni modo, se è la “razza bianca” che ci interessa, secondo Leroi “i miliardi di individui che nel mondo hanno discendenza prevalentemente europea presentano una serie di varianti genetiche comuni raramente riscontrabili tutte insieme in chiunque altro”. Certo, il criterio può talvolta essere semplificatorio, “ma è una semplificazione a quanto pare necessaria. E’ particolarmente penoso vedere i genetisti umani rinnegare ipocritamente l’esistenza delle razze pur indagando la relazione genetica tra ‘gruppi etnici’”. Ma perché riscoprire il concetto di razza potrebbe essere utile? Per esempio gioverebbe alla scienza medica: “Un afroamericano corre un rischio di ammalarsi di cardiopatia ipertensiva o di cancro della prostata circa tre volte maggiore rispetto ad un americano di origini europee, ma nel suo caso il rischio di sviluppare la sclerosi multipla è dimezzato”. Inoltre, “gli afroamericani rispondono poco ad alcuni dei farmaci principalmente usati nel trattamento delle cardiopatie – in particolare i betabloccanti e gli inibitori dell’enzima che converte l’angiotensina. Le ditte farmaceutiche ne tengono conto. Molti nuovi farmaci oggi portano l’ avvertenza che la loro efficacia può risultare ridotta per alcuni gruppi etnici o razziali”. È solo un esempio fra i mille possibili. Ma forse è già sbagliato di per sé dover giustificare il riconoscimento di qualcosa che esiste. Chiediamoci, semmai, perché è utile la negazione del dato razziale. Evidentemente si tratta di un ostacolo troppo grosso sulla strada dell’omologazione globale e della creazione di una post-umanità senza radici, progetto tutto ideologico in nome del quale si può anche riscrivere la scienza.
Adriano Scianca

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7 comments

rino 19 Gennaio 2018 - 9:13

Probabilmente nel 2005 i populismi non preoccupavano le oligarchie.
E comunque se si usano i guanti bianchi per parlare di una cosa che in situazioni meno controllate non ottengono il medesimo ossequioso distacco (tutti parliamo di neri o di cinesi o di arabi intendendo con ciò proprio che sono altro da noi) significa che la polizia del pensiero è già riuscita a veicolare le paure e l’ideologia che si prometteva di fare.
Poi ognuno dovrebbe porsi qualche domanda, come si fa qui in questo sito. E qui viene il problema visto che la massa sembra accettare tutto.

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ANTERO 19 Gennaio 2018 - 9:36

Fiero di essere Italianamente ariano ! W I D S !

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cenzino 19 Gennaio 2018 - 10:51

Invece almeno due razze esistono: quella dei troppo intelligenti (lettori di Repubblica) e tutti gli altri (esseri da educare). Sì sì

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Bepus 19 Gennaio 2018 - 11:56

La conclusione all’articolo è il metro con cui analizzare le incredibile trasformazioni sociali e come vengono dipinte dai media. Sarà un caso che qualsiasi differenza è una costruzione sociale? Fateci caso: l’identità sessuale, la razza, la famiglia, il rapporto uomo-donna, l’immigrazione, la religione. Qualsiasi cosa ci viene raccontata come un dato relativo che punta verso l’indifferenziazione. L’atomizzazione dell’uomo senza passato e senza radici. Ateo e single. Senza identità né razza. Senza appartenenza. E la scienza diviene il grimaldello per dare ufficialità a questo scherma. Oggi trovare uno scienziato non allineato è una impresa titanica e devi necessariamente scovare testi di 20/30 anni fa e ti si apre un mondo. Qualcuno dirà che in 20 anni la scienza ha capito che prima ci si sbagliava su tutto. Ma ho come l’impressione che 30 anni fa il diktat mediatico non fosse ancora partito con la violenza di oggi.

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blackwater 19 Gennaio 2018 - 1:02

diciamo pure che il vero taboo si chiama Africa…perchè se non ci fossero Africani,non ci sarebbe proprio nessun problema a parlare di razze; giusto per capirci Cinesi e Nipponici,sono fierissimi della loro identità e non hanno problema alcuno ad essere individuati come facenti parte di una razza non caucasica (la nostra) anzi;
peraltro,i Cinesi che vivono in Italia (una delle comunità di più vecchia data e numerose) sono così giustamente orgogliosi di esserlo, tanto da non volere nemmeno -avendone maturati i titoli- la Cittadinanza Italiana,visto che si piazzano solo al decimo post dei richiedenti la medesima.
il problema si chiama Africa,inutile negarlo; se la Germania rasa al suolo dopo la 2GM e spezzata in due,
si è piazzata rapidamente dopo la ricostruzione ai primi posti delle potenze economiche mondiali (attualmente 4a) è perchè a rimetterla in piedi vi erano Tedeschi,non Africani e discorso simile può essere fatto anche per il nostro Paese (dalle macerie al boom economico in appena 15 anni).
è un pò come parlare di corda in casa dell’impiccato: ci si autocensura;eppure basterebbe mettere a confronto l’isola di “Santo Domingo” (in realtà solo la metà si chiama così) separata appena da una barriera da Haiti; un popolo muore letteralmente di fame,l’altro pur non navigando nell’oro ha standard di vita assolutamente più elevati; quindi stessa isola,due nazioni diverse: andatevi a vedere la composizione etnica di queste due Paesi per capire che possiamo anche evitare la parola “razze” chiamandole “minnie”,ma i dati sociali ed economici -al di là di qualsiasi studio genetico- non mentono.
PS sia ben chiaro che una accertata diffrenza tra “minnie” NON significa affatto discriminare,offendere o quant’altro,ma negare i “minnie” pensando così di mondare le evidenti suidicate differenze è operazione smentita dalla realtà di ogni giorno.

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blackwater 19 Gennaio 2018 - 1:14

PS avete notato come chiunque -quando parla liberamente abbassando il “termostato” del politicamente corretto- non ha problema alcuno a sostenere che gli Africani sono più forti e veloci fisicamenete,hanno il “pippo” più lungo, hanno il ritmo addirittura nel sangue,per cui è innata in loro una forte predisposizione a ballare (magari non proprio come Baryšnikov) ed a cantare bene ?
ma guai a paralare di “minnie”…

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Raffo 21 Gennaio 2018 - 10:39

Il tuo articolo è perfetto, le razze esistono, al di là dei luoghi comuni,il mix genetico è tipico di ogni continente, il crossing cover genetico favorisce spesso miglioramenti sia all’interno della stessa popolazione, sia in caso di rimescolamento dovuto ad etnie diverse……….per cui tante polemiche per nulla,la biochimica non mente mai……..piuttosto esiste un grave problema con la scienza globalista,pseudo ufficiale, la scienza che ti racconta le storielline buoniste come quella sulle vaccinazioni……è sin troppo facile dire che siamo tutte uguali e che tutti gli esseri viventi hanno il diritto di muoversi liberamente….. che belle parole…..ma se tu arrivi da paesi dove esistono ancora la lebbra e la meningite ,con il morbillo endemico e le infezioni genitali all’ordine del giorno , è chiaro che “migrando” in Europa l’ impatto sarà devastante e le vaccinazione diverranno ineludibili e fondamentali………per cui,quando si parla di razze,malattie,vaccinazioni bisognerebbe farlo in modo libero e apolitico……. speranza vana quando hai a che fare con i prezzolati di soros e gentaglia simile; ci stanno distruggendo con una sostituzione razziale che riporterà l’europa all’età della pietra…….così quando saranno tutti africani e magrebini non ci saranno più problemi e la lorenzin farà vaccinare le galline ovaiole,con tutto il rispetto per le simpatiche pennute. Perdonate,scordavo il tetano e la epatite virale……ma per queste daranno la colpa ai rigurgiti fascisti….

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