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Matteo Renzi sta perdendo la sua battaglia in Europa per la richiesta di flessibilità sul Patto di stabilità. E in autunno dovrà varare una manovra dei conti da almeno 10 miliardi di euro.

Bruxelles, 11 lug – E’ il Wall Street Journal che questa volta ci aiuta a capire cosa bolle in pentola: un funzionario della Commissione europea ha riferito in un’intervista, che il premier italiano Matteo Renzi, “avrebbe investito eccessivo capitale politico sulla questione della flessibilità del Patto di stabilità, ma riceverà noccioline”. Un’evidente sconfitta che già era nell’aria per il governo. Una sconfitta politica eclatante nonostante Renzi e il suo Pd siano usciti trionfanti dalle elezioni europee di maggio.



Ovviamente i media nostrani proni in una bieca sudditanza nei confronti dell’ex sindaco di Firenze, a differenza di qualche anno fa, stanno ovattando una realtà che al di fuori dei confini appare decisamente evidente. La sintonia con Angela Merkel si è decisamente incrinata e il debito pubblico italiano al 135% del Pil non lascia alcun spazio di manovra per richieste di flessibilità al governo di Renzi. Come se non bastasse, a quattro mesi dal suo arrivo al governo delle riforme presentate e implementate non vi è traccia alcuna.

In sostanza la Germania e l’Ue non ammettono deroghe sul Patto di stabilità, quello che impone il tetto massimo del 3% di deficit sul Pil. Prima le riforme e poi la flessibilità, così come riportato all’interno del Patto stesso, e appare inutile e velleitaria l’insistenza del duo Renzi – Padoan a tal proposito.

L’Italia non vanta nemmeno alleati che possano supportare la sua richiesta. Nemmeno Spagna e Portogallo sostengono Renzi perchè sanno di avere portato avanti molte più riforme rispetto a Italia e Francia e per questa ragione in dovere di non concedere nulla al nostro paese. La stessa Francia del fallimentare Hollande si tiene alla larga da un appoggio in piena regola nei confronti di Renzi e del suo governo. Il timore di ricevere una sonora bocciatura dai mercati allontanano l’Italia da possibili alleanze.

Ma le cattive notizie non cessano di arrivare anche sul fronte interno per il governo Renzi. Ieri il dato sulla produzione industriale ha lasciato basiti un po’ tutti: -1,2% a maggio su aprile e -1,8% su base annua. Le aspettative del governo erano altre e si sperava in una crescita mensile dello 0,1%.

L’Istat potrebbe confermare un Pil in calo anche nel secondo trimestre dell’anno, e l’assenza di crescita fanno lievitare le possibilità di una manovra correttiva dei conti pubblici che arriverà in autunno.

JP Morgan ha già valutato le misure necessarie per mantenere ordinati i conti pubblici in una cifra che si aggira attorno ai 10 miliardi di euro. Stessa cifra accreditata dagli analisti di Mediobanca. Ma nuove imposte e nuovi tagli potrebbero tradursi nella terza recessione per il nostro paese in soli sei anni. Per questa ragione Renzi cerca invano una sponda a Bruxelles. Ma nè i tedeschi, nè il prossimo probabile presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, gli toglieranno la patata bollente dalle mani. A Roma si dovranno fare le riforme e pure la manovra correttiva, con buona pace delle chiacchiere e delle battute con cui Renzi ha conquistato gli italiani.

Giuseppe Maneggio

 



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