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scuola 2016Roma, 12 set – “Sfide importanti”, “grandi responsabilità”, scuola come “vero motore del cambiamento”, “aperta alle realtà che la circondano, alle famiglie, al territorio”: dà una sensazione di spaesamento la retorica utilizzata dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini se confrontata con la realtà scolastica italiana. Oggi tornano sui banchi quasi 8 milioni di studenti delle istituzioni statali e oltre 939.000 di quelle paritarie. Cosa troveranno, al loro rientro? Edifici brutti, vecchi e cadenti, spesso già pericolanti anche nella fortunata evenienza in cui non vi siano terremoti, in seguito ai quali, come tutti i simboli dello Stato, saranno i primi a crollare.

Aprendo i libri, troveranno la sistematica diffamazione della nostra cultura, dagli albori della civiltà agli eventi a noi più vicini: una preistoria con baricentro esclusivamente afro-asiatico, le civiltà classiche passate al vaglio di un’ipercritica materialista e sminuente, un Medioevo oscuro e tetro, e via via, con la cronaca serrata di una storia millenaria ridotta a sola arroganza, rapina e sterminio dei popoli altri. Scopriranno, i nostri ragazzi, che siamo tutti meticci, che siamo tutti colpevoli, che nella storia abbiamo molto peccato e dobbiamo espiare. Non andrà meglio nelle materie scientifiche, insegnate poco e svogliatamente, sacrificate sull’altare di un’idea artefatta di cultura pseudo-umanistica che altro non è se non fuffa sociologica.

Il tutto sarà valutato con test, quiz, “saggi brevi” misurati in base al numero delle parole, questionari, in una deriva quantitativa e abbrutente tipicamente americanoide. Ma il grosso dell’esperienza “formativa” sarà dato dalle attività extracurriculari: educazione all’affettività, corsi anti-bullismo, approfondimenti sull’antirazzismo. Agli studenti si insegnerà a calarsi nel ruolo principale che la società di oggi richiede: quello della vittima. Li si insegnerà a parlare, confessarsi, aprirsi, scandagliare le loro sensazioni, emozioni, sentimenti, a sfaldarsi senza mai ricomporsi. A indignarsi, a lamentarsi, a subire, a soffrire. Già da giovanissimi, i ragazzi dovranno familiarizzare con le figure dell’allevamento da gregge: lo psicologo, l’assistente sociale. Si metterà al bando ogni istinto vitale, ogni reazione autentica, ogni accenno di esuberanza.

Quando arriverà il momento delle vacanze, qualche prof andato in overdose di Attimo fuggente darà loro come compito di fare le capriole, mangiare torte e parlare con i nonni, ma ogni brandello di vitalità reale e non artefatta sarà censurato e normalizzato. Si coltiverà un’originalità costruita, narcisistica, consumistica, quella dei “petalosi”, sullo sfondo però di un conformismo totalizzante, assoluto, violento. Nelle scuole continuerà a essere di casa l’Anpi, e partigiani di 47 anni spiegheranno agli studenti di quando andarono in montagna per sconfiggere i fascisti, chiudendo con un monito affinché la politica resti fuori dalle scuole. Lo stesso faranno vari attivisti lgbt, che batteranno istituto su istituto per spiegare agli studenti che esiste una “eteronormatività” da abbattere e combattere, rispondendo a chi porrà obiezioni che questa non è affatto una “ideologia”, ma solo una banale lotta alle discriminazioni.

E quando milioni di alunni così formattati usciranno dalle scuole, entreranno in società a recitare il ruolo di adulti instupiditi, cloroformizzati, insicuri, immaturi, vili, ignavi, incapaci, smemorati, inadatti alla pace e alla guerra, sgomenti di fronte alle durezze di un mondo che, fuori, è sempre più spietato. A quel punto, per invertire la rotta, qualcuno proporrà di raddoppiare le ore di educazione all’affettività e gli incontri con l’Anpi. E così via, fino alla fine. Cioè per poco tempo ancora.

Adriano Scianca

4 Commenti

  1. …purtroppo non è da ora che gli insegnanti, quasi tutti di sinistra, smontano distorcono ed ammaestrano la nostra storia e cultura antica o contemporanea per compiacere ANPI e compagnia bella (?).
    In ultimo vorrei chiederti dove posso trovare il tuo ultimo libro.

  2. Condivido, assolutamente.
    Educazione di Stato! Vergogna, sembra di leggere George Orwell in 1984, dove si descrivono le attività del Ministero dell’Amore, del ministero della Verità e di quello della Pace!

    Chi insegnerà l’amore l’affettività ai nostri ragazzi? Degli esperti sul campo? con quali titoli? Quelli delle associazioni femministe , con un’equa rappresentanza dei sessi secondo i principi dei comitati (dis)Pari opportunità? Quelli delle associazioni lgbtpqrst accreditate dal Miur?

    Occorrono proprio imposizioni educative di massa ai ragazzi/e?
    Perchè non si pensa invece a proposte per supportare le famiglie? Ah già, non esistono più, le abbiamo finalmente distrutte: oggi esistono i nuovi modelli familiari, cioè il nulla.

    Non abbiamo già fatto danni abbastanza con queste ideologie? Non vi era già stato un tale di Nome Mussolini che aveva ideato l’educazione di Stato? Ci si rivolta con la Lorenzin perché si è intromessa nei fatti delle italiane e poi ci si beve allegramente una imposizione sulla pelle dei nostri figli?

    NB ho sempre votato PD ma a questo punto mi rendo conto che la visione antropologica di questo partito è incompatibile con la nostra società e con i miei principi etici

  3. E, se prima di scrivere queste cose, si facesse un bel giro nelle scuole? Intanto si scoprirebbe che non è affatto vero che tutti i prof. sono di sinistra e neanche i dirigenti. Ma questo non mi sembra molto interessante. Si scoprirebbe che la Storia non è affatto insegnata nel modo barbaro descritto nell’articolo, allo scopo di diffamare la nostra cultura. Si scoprirebbe che la maggior parte degli insegnanti di Scienze (tra cui io stessa) non è affatto svogliata e non insegue il sogno di una pseudo cultura umanistica. Perché i prof. di Scienze sono pieni di curiosità, per loro natura, hanno uno sguardo entusiasta di fronte al mondo, e molti ragazzi lo sentono. I prof. di Scienze sono fieri della cultura scientifica, che spesso va a braccetto con quella filosofica e letteraria e sono fieri di mettere in atto, nella didattica, un metodo di lavoro scientifico (proposto da Galilei nel 1600), perché viene da sé che la loro formazione professionale favorisca un approccio organizzativo scientifico. I prof. di Scienze mettono in atto una didattica laboratoriale, accompagnando la teoria all’applicazione; a volte si tratta di attività laboratoriali semplici, con strumenti e oggetti casalinghi. Questo avviene quando la scuola è così povera che non possiede neppure un piccolo laboratorio. Ma laddove i laboratori esistono, e sono attrezzati, funzionano, e i ragazzi non vedono l’ora di andarci! Quindi, piuttosto che denigrare gli insegnanti, bisognerebbe denigrare chi vuol mantenere la scuola italiana in condizioni penose, da paese del terzo mondo. E i governi di centro-destra, come anche il governo attuale, non hanno certamente brillato!

  4. Lancio una provocazione: La scuola per come e oggi è meglio chiuderla! E’ diventata una fabbrica di dementi, è diventata una Caritas dove scaricare tutti i problemi sociali, tutti i reietti umani, venendo meno al ruolo di formare le intelligenze e forgiare persone ma anzi abissandoli di livello, puntando su banali nozioni, premiando personalità appena sufficiente per incoraggiarli (anche se sono inetti!) e poi instupidirsi, come dice giustamente lei, a recitare il ruolo della vittima perenne. E qui sui corsi anti-bullismo, e sull’educazione all’affettività dire che è una stronzata è un eufemismo e mi tacquo per non proseguire la mia foga scurrile.
    Penso che oggi sia più istritutivo mandare i ragazzi a zappare la terra, che non mandarli nell’odierna scuola. L’intelletto e la voglia di imparare le cose alcuni c’è l’hanno da sè, e posso essere più liberi evitando di finire stritolati nell’infame sistema democratico-egualitirista.
    Ricalcando un aforisma di Nietzsche, oggi la vera scuola è al di fuori della scuola

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