Roma, 24 gen – Lo scontro tra Lega e M5S sulle trivellazioni in mare che ieri aveva portato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa a minacciare le dimissioni pare si sia risolto. Il decreto dovrebbe avere l’ok del Senato domani.

Nella notte i due alleati hanno raggiunto un compromesso che, secondo quanto riportano fonti dei 5 Stelle, prevede uno stop alle ricerche in mare di idrocarburi di 18 mesi e un aumento dei canoni di concessione pari a 25 volte (rispetto alle 35 previste in una bozza precedente di mediazione). Questa intesa dovrebbe quindi consentire di inserire un emendamento nel decreto Semplificazioni che potrà riprendere il suo percorso in aula al Senato, dopo lo stop di ieri in commissione.

Il decreto, che contiene misure importanti come il ripristino degli sgravi Ires per il non profit e i risarcimenti per i parenti delle vittime di Rigopiano, è in prima lettura al Senato e deve passare ancora alla Camera entro il 12 febbraio.

Le votazioni delle commissioni I e VIII, spiega il presidente della Lavori pubblici, Mauro Coltorti (M5S), dovrebbero concludersi questa mattina. Nel pomeriggio il decreto legge Semplificazioni dovrebbe arrivare in Aula e domani dovrebbe arrivare il via libera.

Intanto è scontro tra maggioranza e opposizione in Senato sui lavori al decreto.
Sono ancora numerose le votazioni sugli emendamenti accantonati. Anche la commissione Lavori pubblici convocata ieri sera alle 20 è stata sconvocata, segno di una mancato accordo. A dirimere la questione potrebbe essere il Consiglio dei ministri convocato questa mattina.

Dal canto loro, le opposizioni hanno criticato le interruzioni dei lavori e l’impossibilità di discutere il provvedimento. Per il senatore e capogruppo di Forza Italia in commissione Lavori pubblici Renato Schifani “l’iter in Senato del dl Semplificazioni ricorda in maniera sempre più preoccupante ciò che è già accaduto a dicembre con la legge di Bilancio. L’Aula, infatti, anche questa volta è in attesa che l’esecutivo trovi una quadra, in questo caso al suo interno. Il Parlamento non può essere ostaggio delle divisioni nella compagine di governo, con i lavori che procedono a singhiozzo, i continui stop e i rinvii“.

Insomma, le continue divisioni all’interno della maggioranza gialloverde si rispecchiano inevitabilmente nei ritardi e rinvii dei lavori parlamentari. Occasione ghiotta per le opposizioni, che possono stracciarsi le vesti sul presunto “vulnus” della democrazia.
Poi però, almeno fino ad ora, Lega e M5S trovano la quadra e le proteste rientrano nei ranghi.

Adolfo Spezzaferro

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