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Roma, 19 mar – Ristoratori sul piede di guerra contro il governo Draghi: i ristori non bastano e le chiusure a singhiozzo che vanno avanti da mesi hanno messo in ginocchio il settore, con sempre più ristoranti che non riapriranno i battenti. Dopo l’appello dell’Arcs, l’Associazione ristoratori centro storico di Roma, che in una nota ha denunciato i danni causati dalle continue chiusure e dall’impossibilità di programmazione per via della pandemia, anche tanti altri ristoratori di tutta Italia chiedono rispetto per la categoria.

Ristoratori chiedono un tavolo di confronto con il governo

La richiesta è quella di un tavolo di confronto con governo e istituzioni per salvaguardare la ristorazione – ormai diventata una vera e propria impresa, con tutti i costi di gestione annessi – che rappresenta una quota importante del Pil nazionale. I numeri parlano chiaro: le nuove zone rosse e arancioni, con la conseguente chiusura di bar e ristoranti, causeranno perdite per cinque miliardi. E’ la stima di Coldiretti relativa a sole tre settimane, quando le chiusure vanno avanti da mesi e mesi. L’intera filiera agroalimentare – a partire dalle vendite di vini e pesce, che si basano proprio sui ristoranti – è in crisi.

“Lo Stato ci ha abbandonati, nelle piccole città perdite fino al 95%”

I ristoratori sono sfiniti e non vedono la luce fuori dal tunnel: altro che riaperture, altro che cambio di passo. Giuseppe Santoro, presidente della Federazione italiana pizzaioli punta il dito contro il governo: “Lo Stato ci ha abbandonati, ma noi non ci arrendiamo. Sentendo in questi giorni i soci, i sostenitori ed i colleghi sparsi per la Penisola, sento che tutti ci troviamo nella stessa situazione. Chi sta a casa non compra cibi da asporto e, ovviamente, neanche la pizza. Tutto si concentra nel weekend, ma oggi le nostre perdite superano il 75-80% in alcuni casi e nelle piccole città dell’entroterra anche il 95%. Si rimane aperti solo per avere un po’ di moneta per continuare a vivere. La situazione che stiamo vivendo è catastrofica“.

“Nei centri storici un ristorante su tre ha chiuso per sempre”

Alessandro Circiello della Federazione italiana cuochi dice di avere fiducia nel nuovo esecutivo ma non c’è tempo da perdere: “Spero che a breve si passi dalle parole ai fatti, perché in questo momento le spese continuano a correre mentre siamo fermi. I centri storici italiani – da Roma a Firenze, con Bologna, Venezia, Napoli, Bari e Milano – sono quelli che soffrono di più: un ristorante su tre ha chiuso per sempre“. Un bilancio devastante.

“Con chiusure di 5-6 mesi perso l’80% del fatturato”

Sono in tanti i ristoratori che fanno presente la gravità della situazione, come riporta AdnKronos. Enzo Bandi del ristorante ”Osteria Il Moro” di Trapani è convinto che “i ristori dovrebbero essere basati sui periodi di inattività che sono stati imposti. Un’attività come la nostra, stando chiusa per 5 o 6 mesi, ha perso l’80% del fatturato ed anche il 90% se parliamo degli stagionali. Con questo tira e molla delle chiusure non riusciamo a fare alcuna programmazione. Rischiamo che possa saltare il Pil dell’economia italiana che si poggia sul nostro settore e sul nostro indotto. Rispettiamo i protocolli e vogliamo rispetto come lavoratori di una delle eccellenze del nostro Paese”.

“Ristori ridicoli, coprono fino al 6% del fatturato”

A fare due conti su quanto finora i ristori siano stati totalmente insufficienti è Diego Sommovigo dei ristoranti “Il Gambero” di Porto Venere e “Osteria da Caran” di La Spezia: “La pressione fiscale è arrivata al 70% e ora che dobbiamo affrontare un problema serio, noi da cittadini siamo rimasti soli. La mia azienda, in questo lockdown, ha perso 280mila euro, lo Stato ad oggi mi ha dato 19.600 euro che sono pari al 6% del fatturato. La misura è ridicola“. Sommovigo chiede “poi che incidenza scientifica risulta dai contagi avuti da chi è andato al ristorante? Si deve capire che tra bar e ristorazione sono presenti in Italia 376.000 locali per 1.240.000 dipendenti, in regola. Noi siamo tutte micro o piccole aziende e ci manteniamo da soli, non gravando sullo Stato, meritiamo rispetto. Hanno fatto il conto di quanto peserebbero 1.240.000 disoccupati a cui vanno aggiunte tutte le famiglie?“.

“Serve blocco di cartelle esattoriali, affitti e tasse sui rifiuti”

Poi ci sono gli affitti e le tasse, come sottolinea Pietro Zito del ristorante “Antichi Sapori” di Montegrosso (Andria). “E’ necessario capire le perdite effettive del 2019 e del 2020, mentre i costi fissi sono andati avanti. E’ necessario, in questa fase, il blocco delle cartelle esattoriali, i pagamenti vanno rimandati ed i fitti dovrebbero andare in totale credito d’imposta e si dovrebbero annullare le tasse sui rifiuti perché non abbiamo lavorato e siamo stati chiusi. Il Comune di Andria ci ha fatto pagare per un anno intero. Ci vorrebbe una maggiore sensibilità verso un settore in crisi ed un’attenzione verso i dipendenti”.

Pronta una class action per risarcimento danni

Su fronte dei ristoratori che avevano aderito a #ioapro, infine, ora si parla di class action contro lo Stato. Umberto Carriera, del ristorante La Macelleria di Pesaro, e promotore dell’iniziativa che nei mesi scorsi ha mobilitato centinaia di ristoratori, in tutta Italia. “Siamo passati ai tribunali, al Consiglio di Stato – spiega -. Adesso, con una class action che stiamo preparando e per la quale abbiamo già raccolto 5mila adesioni, chiediamo al governo un risarcimento dei danni pari al mancato incasso di questo anno, al netto dei pochissimi ristori ricevuti”.

Ludovica Colli

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