Roma, 7 nov – Nel Pd il nuovo sport nazionale è quello di criticare l’alleanza giallofucsia. Ma, sia chiaro, i dem si guardano bene dal cedere a un sussulto di dignità e staccare la spina al Conte bis (quando basterebbe il solo caso ex Ilva per andare a casa). Ecco quindi che dopo le critiche del segretario del Pd Nicola Zingaretti, arrivano quelle del ministro per i Beni e le attività culturali Dario Franceschini. “O si governa per cambiare le cose e non solo per occupare le poltrone, o il Pd non ci sta ad andare avanti così”, aveva avvertito Zingaretti. “Questa esperienza”, gli fa eco Franceschini, “è iniziata per evitare che Salvini assumesse i ‘pieni poteri’. Solo che si trattava di un elemento sufficiente a far partire il governo”. Ma per farlo durare, avverte il ministro, “serve altro“.

Il ministro dem invoca una nuova alleanza politica con Renzi e M5S

Anche Franceschini, in pieno stile Conte, richiama tutti all’unità. “I partiti di governo devono difendere compattamente la Finanziaria e nel contempo devono cercare le condizioni per costruire una maggioranza politica”. Il capo delegazione del Pd mette in guardia sulla tenuta di un governo che non può reggersi solo sull’essere contro Salvini (e gli italiani, che vorrebbero tornare al voto). In un’intervista al Corriere della Sera, Franceschini, che è stato uno degli artefici dell’inciucio giallofucsia, lancia l’idea di “un nuovo patto con Renzi e M5S”, perché “bisogna decidere insieme. Basta furbizie”. In ogni caso (neanche a dirlo) resta fiducioso sul futuro del governo: “Ci sono ancora le condizioni per andare avanti”.

“Serve un patto di metodo”

Certo, per i dem dalla legge di Bilancio al voto in Emilia Romagna, la strada è tutta in salita. Ecco perché il ministro della Cultura lancia l’allarme: “Sulla manovra è emerso un senso di precarietà, è prevalsa la logica delle bandierine“. “Per questo motivo – prosegue – serve un patto di metodo: le eventuali modifiche alla legge di Stabilità, così come ad altri provvedimenti futuri, andranno preventivamente concordate nella maggioranza”.

Franceschini rinnova l’invito ai 5 Stelle di correre insieme alle elezioni

Franceschini lancia l’amo, quindi. Ma i 5 Stelle – come è noto – hanno detto che in Emilia Romagna intendono correre da soli. “Negare la prospettiva di trasformare questa esperienza in una maggioranza politica, toglie un’altra parte del collante al governo“, lamenta l’esponente dem. “Penso sia necessario un secondo patto: lasciare ai territori la possibilità di valutare se ci sono le condizioni per evitare di essere gli uni contro gli altri. Gli elettori non capirebbero il motivo per cui a Roma siamo alleati e in periferia siamo contrapposti”, rincara la dose Franceschini. Addirittura, il ministro dem si augura che l’inciucio giallofucsia trionfi alle prossime Politiche: “Io vorrei arrivare con questa maggioranza fino al 2028, vincendo le elezioni nel 2023“. Al contrario, se i 5 Stelle dovessero continuare a rimbalzare le proposte dem, l’unica strada – avverte il ministro dem – sarà quella del ritorno al voto: “Ipotizzare un altro governo dopo questo, per noi è tempo perso”.

In verità, a parole tutti gli esponenti della maggioranza giallofucsia lanciano continui penultimatum. Ma poi restano tutti ben saldi sulle loro poltrone.

Adolfo Spezzaferro

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