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Roma, 7 nov – Non c’è limite alla spregiudicatezza politica di Matteo Salvini. Tanto che alla domanda se la Lega è pronta a votare l’ex presidente della Bce Mario Draghi come futuro presidente della Repubblica, il leader del Carroccio risponde: “Why not? Diamoci un tocco di inglese”. Un “perché no?” che suona come l’ennesimo dietrofront rispetto alla Lega No Ue e No euro di un tempo, segno che Salvini ormai ha sposato pienamente la linea morbida e più istituzionale (in vista di andare a Palazzo Chigi, semmai si dovesse votare). Una linea addirittura filo tecnocrati di Bruxelles e dintorni (tipo Francoforte). La risposta davvero inaspettata – Salvini si è detto sempre contrario a Draghi premier, per esempio – è arrivata nel corso della trasmissione televisiva di Rete4 Fuori dal coro, condotta da Mario Giordano.

Draghi non è certo migliore di Prodi

Sul fronte della maggioranza giallofucsia (in mille difficoltà, a partire dalla vicenda ex Ilva), “nel caso”, sottolinea l’ex ministro dell’Interno, “in cui cada questo governo attaccato con lo scotch il presidente della Repubblica non potrà che restituire la parola agli italiani, sono fiducioso”. Una mossa, questa di Salvini, che spunta le armi dei giallofucsia, ma a che prezzo? Il governo Conte bis – tra le altre cose – è nato proprio per fare in modo che sia la maggioranza Pd-M5S-Iv-LeU a votare il nuovo Presidente alla scadenza di Mattarella (nel 2022) e non un eventuale Parlamento di destra-centro. Questo per scampare il pericolo di un Presidente nemico di Bruxelles. Ma la svolta di Salvini a favore di Draghi, uno dei simboli della Ue e paladino dell’euro, fuga ogni timore a riguardo. Una mossa inoltre con cui la Lega si riavvicina a Forza Italia e al Ppe. Infatti Silvio Berlusconi in passato ha auspicato per Draghi “un importante ruolo di responsabilità politica”.  Come potrebbe quindi non votarlo come prossimo capo dello Stato?

Ma – è questo il dato politico – per evitare Romano Prodi al Colle, Salvini è disposto a metterci un banchiere, un tecnocrate, un italiano per puro accidente. Il leader della Lega appare davvero disposto a tutto, persino a mandare al Colle l’ex presidente di quella Banca centrale europea che per anni è stata vista dai sovranisti come nemica dell’Italia.

Adolfo Spezzaferro

9 Commenti

  1. Anch’io sarei d’accordo, solo, peró, se spiegasse bene agli italiani cosa accadde sul panfilo Britannia il 2 giugno 1992.

  2. Salvini è un populista, e quindi non ha una coerenza ideologica, ma piuttosto una tattica politica da seguire. Per questo Io non sono populista, ma di destra radicale, nazionalrivoluzionario direi!
    Salvini dice due tre cose condivisibili e puntualmente ne dice una assurda che contraddice le precedenti. Con uno così non si può fare una rivoluzione, al limite si possono diminuire gli sbarchi! Draghi è espressione dei poteri forti finanziari dell’Unione europea, che senso ha dire Why not a Draghi sul Colle? È ubriaco? No, semplicemente è privo di un retroterra ideologico solido e coerente come Noi! Non sarebbe della Lega altrimenti!

  3. […] Roma, 27 mar – A volte ritornano. E Mario Draghi, orfano della presidenza alla Banca centrale europea, sembra tornato per restare. Purtroppo. Anche perché Draghi ha fatto un ritorno col botto: «Gli Stati devono fare subito debito [pubblico] per immettere liquidità nelle economie nazionali», ha detto l’altro ieri al Financial Times, di fatto smentendo la politica dell’austerità da lui alacremente sostenuta da governatore della Bce (2011-2019). In altri tempi, avremmo liquidato questa uscita come un goffo tentativo di rilancio e autopromozione, se non fosse che le opposizioni hanno accolto con giubilo la sua presa di posizione. «Grazie Draghi per le sue parole: è caduto il mito del non si può fare debito… Si può fare.  Benvenuto, ci serve l’aiuto di tutti, anche del suo. Sono contento di quello che potrà nascere da questa intervista», ha affermato in Senato Matteo Salvini, che già in novembre aveva scelleratamente aperto a un’elezione di Draghi al Quirinale. […]

  4. […] Roma, 27 mar – A volte ritornano. E Mario Draghi, orfano della presidenza alla Banca centrale europea, sembra tornato per restare. Purtroppo. Anche perché Draghi ha fatto un ritorno col botto: «Gli Stati devono fare subito debito [pubblico] per immettere liquidità nelle economie nazionali», ha detto l’altro ieri al Financial Times, di fatto smentendo la politica dell’austerità da lui alacremente sostenuta da governatore della Bce (2011-2019). In altri tempi, avremmo liquidato questa uscita come un goffo tentativo di rilancio e autopromozione, se non fosse che le opposizioni hanno accolto con giubilo la sua presa di posizione. «Grazie Draghi per le sue parole: è caduto il mito del non si può fare debito… Si può fare.  Benvenuto, ci serve l’aiuto di tutti, anche del suo. Sono contento di quello che potrà nascere da questa intervista», ha affermato in Senato Matteo Salvini, che già in novembre aveva scelleratamente aperto a un’elezione di Draghi al Quirinale. […]

  5. […] Di Valerio Benedetti – Roma, 27 mar – A volte ritornano. E Mario Draghi, orfano della presidenza alla Banca centrale europea, sembra tornato per restare. Purtroppo. Anche perché Draghi ha fatto un ritorno col botto: «Gli Stati devono fare subito debito [pubblico] per immettere liquidità nelle economie nazionali», ha detto l’altro ieri al Financial Times, di fatto smentendo la politica dell’austerità da lui alacremente sostenuta da governatore della Bce (2011-2019). In altri tempi, avremmo liquidato questa uscita come un goffo tentativo di rilancio e autopromozione, se non fosse che le opposizioni hanno accolto con giubilo la sua presa di posizione. «Grazie Draghi per le sue parole: è caduto il mito del non si può fare debito… Si può fare.  Benvenuto, ci serve l’aiuto di tutti, anche del suo. Sono contento di quello che potrà nascere da questa intervista», ha affermato in Senato Matteo Salvini, che già in novembre aveva scelleratamente aperto a un’elezione di Draghi al Quirinale. […]

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