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Roma, 8 lug – Rivolta con fuga al centro permanenza per i rimpatri di Ponte Galeria, a sud di Roma, nei pressi dell’aeroporto di Fiumicino. A rendere noto l’episodio, accaduto venerdì sera, è stato il Sap. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, 13 immigrati ospiti del centro hanno dato fuoco ai materassi e sfondato le porte, riuscendo poi a scavalcare il muro di cinta e a far perdere le proprie tracce. Tra gli stranieri in fuga dal centro c’è anche un algerino il cui nominativo infatti compare nei database interforze e nella lista dei 478 soggetti da sottoporre a vigilanza per rischio terrorismo. L’uomo, infatti, si era radicalizzato durante la permanenza in un carcere della Capitale ed aveva finito con l’abbracciare la dottrina dello Stato islamico. La Digos capitolina ha immediatamente allertato il procuratore aggiunto Francesco Caporale a capo del pool di magistrati antiterrorismo.

La rivolta 

«Il cibo non è buono e abbiamo pochi cellulari a disposizione», così sarebbe iniziata la rivolta. Venerdì sera intorno alla 21,30 un gruppo di immigrati ha iniziato a dare in escandescenze, incendiando i materassi, compiendo degli atti di autolesionismo (tagli con lamette), fino a scardinare gli infissi delle porte. Tra i rivoltosi, 17 sono riusciti a guadagnare l’uscita scavalcando le recinzioni, facendo perdere le proprie tracce nelle campagne che costeggiano la via Portuense. Le forze dell’ordine sono riuscite ad intercettarne 4 mentre degli altri, per ora, non c’è traccia. «Sono fuggiti in mezzo alla campagna. Finché c’era luce siamo riusciti a trovarli. Ma quando è calato il buio…», hnno raccontato i poliziotti

Il commento dei sindacati

L’episodio è stato reso noto dal Sindacato autonomo di Polizia (Sap), che in una nota ha espresso la propria solidarietà «ai colleghi del Reparto mobile e dell’Ufficio immigrazione che si sono trovati a fronteggiare le violente intemperanze degli ospiti del Cpr», che, come spiega Massimiliano Cancrini, della segreteria provinciale «si erano registrate già nelle settimane precedenti. I dormitori vennero chiusi nel 2015 dopo che un incendio appiccato dagli stranieri li rese inagibili ed è già tutto di nuovo danneggiato – aggiunge – Incontrerò il Questore e gli chiederò di separare meglio gli ambienti interni dall’esterno, di rinforzare e rendere più asettica la struttura e di evitare che gli ospiti possano raggrupparsi troppo facilmente».
Secondo Andrea Cecchini di Italia Celere, non è un caso che «la rivolta sia esplosa proprio venerdì quando una squadra era stata distolta da quel compito e dirottata nel centro di Roma per una manifestazione per la Sea Watch a cui hanno partecipato sì e no 30 persone. Per gestire chi dimostra pericolosità sociale c’è bisogno di investire in uomini, mezzi e infrastrutture», soprattutto in una struttura dove il rapporto «guardie-prigionieri» scende spesso a uno a 20. La procura sta per aprire un fascicolo d’indagine, ma non sarà possibile contestare il reato di evasione: paradossalmente i fuggitivi non erano detenuti, ma solo «in attesa di espulsione».

Cristina Gauri

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