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Roma, 19 ago — Enrico Ruggeri prende posizione sul controverso concerto no Green pass di Salmo, esibitosi a Olbia di fronte a 5mila persone per protestare contro le assurde regole imposte dallo Stato per spettacoli e concerti. Intervistato dal Giornale, dà la classica risposta «alla Ruggeri»: misurata ma sempre fuori da qualsiasi omologazione.



Ruggeri: “Salmo ha preso una posizione” 

Il giudizio dell’operazione è senz’altro positivo. «Mi è sembrato un concerto situazionista alla Decibel del 1977», spiega. «Lui ha preso una posizione. E non è così secondario in una categoria così silenziosa che peggio non può andare». E si compiace anche dell’atteggiamento di De Gregori, che sui social aveva sostenuto il rapper nella sua battaglia. «E io vedo positivamente che un artista di solito così misurato come Francesco De Gregori dica pubblicamente che la categoria dei musicisti è stata trascurata e umiliata». Al contrario dei cuori di leone Fedez, Alessandra Amoruso, Ermal Meta che da bravi custodi dello status quo hanno criticato Salmo.

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“Non ho più niente da perdere”

Ruggeri, che nel corso di questo anno e mezzo non ha mai risparmiato critiche alla gestione della pandemia da parte del governo, sa benissimo che le sue posizioni non portano acqua al suo mulino in un mondo dello spettacolo monopolizzato dall’omologazione al pensiero unico. «Ma dopo 35 album, non ho più niente da perdere. Già quando ho iniziato questa carriera mi sono accorto che non avrei mai fatto un concerto a San Siro ma, allo stesso tempo, che non sarei sparito dalle scene». Lui però non ha paura, così come non ne aveva agli inizi. «Oggi la mia categoria è terrorizzata dall’eventualità di perdere consensi. Perciò generalmente nessuno prende posizioni nette e magari impopolari. Per quasi tutti è meglio fermarsi a dichiarazioni generiche del tipo “abbasso la guerra”, che vanno sempre bene».

Infine come sempre «rassicura» i suoi detrattori: non è né complottista, né «negazionista» del virus. «No, ho semplicemente detto fin da subito, credo fosse l’aprile del 2020, che non possiamo precluderci il piacere di vivere per la paura di morire. Leggevo un libro sulla peste a Milano, quella raccontata dal Manzoni. Una lunga epidemia devastante. A un certo punto, la gente disperata ha iniziato lo stesso a uscire di casa, quasi a voler significare che la fine del virus è nella testa di tutti noi».

Cristina Gauri

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