Roma, 11 giu – Alla fine, la Lega ha ceduto sul Salva Roma, ma per il sindaco Virginia Raggi è una vittoria a metà (e sulle spalle dei romani). Ieri infatti i relatori al dl Crescita hanno presentato in commissione un pacchetto di 16 emendamenti in cui c’è una proposta per trasferire allo Stato parte del debito storico della Capitale (1,4 miliardi, come previsto in origine) e per venire incontro agli altri Comuni in dissesto e pre-dissesto. Verrà inoltre istituito un fondo ad hoc dove far confluire gli esborsi minori per la rinegoziazione dei mutui da parte dell’attuale Commissario al debito di Roma, che serviranno per i debiti delle città metropolitane. La Lega, insomma, avrebbe ceduto sul salvataggio della Capitale ottenendo però in cambio l’approvazione di misure per sostenere i Comuni in dissesto.

Castelli: “Ad ogni malato serve la giusta cura”

“Negli ultimi mesi – spiega il viceministro dell’Economia, Laura Castelli, per quanto riguarda la norma Risparmia Italia – abbiamo lavorato a stretto contatto con i Comuni capoluogo di Città Metropolitana, alcuni dei quali si trovano in una fase di riequilibrio finanziario, ovvero in dissesto e pre-dissesto finanziario. Stare al fianco delle Amministrazioni vuol dire garantire un’elevata qualità dei servizi pubblici ai cittadini che, diversamente, potrebbero vederli ridotti, per responsabilità che spesso vanno imputate a vecchi amministratori”. La Castelli sottolinea quindi come “dall’approfondito confronto tecnico è uscita una norma corposa che contribuisce a risolvere, o quanto meno alleviare, le problematiche delle amministrazioni coinvolte. I relatori al provvedimento hanno infatti presentato un emendamento al Decreto Crescita, cui abbiamo lavorato da ultimo in questa fase di conversione, in virtù del quale attingendo ai risparmi derivanti dalla rimodulazione del debito di Roma Capitale, abbiamo istituito un fondo finalizzato al ‘concorso al pagamento del debito dei comuni capoluogo di città metropolitana’. Ed è – conclude il viceministro – un lavoro che proseguirà in modo certosino, perché ad ogni ‘malato’ serve la giusta cura”.

Ma l’addizionale Irpef per i romani non scenderà

Tanto rumore per nulla. Diversi mesi fa lo avevamo chiesto; poi sono arrivate le Europee e si è persa la ragione. Abbiamo finalmente tagliato gli interessi alle banche. L’importante è che ora Roma e l’Italia avranno 2 miliardi e mezzo di debito in meno“. E’ il commento della Raggi in chiaro riferimento al braccio di ferro con la Lega. Ma la brutta notizia è che l’addizionale Irpef più alta d’Italia, l’imposta maggiorata dello 0,4% da quasi dieci anni proprio per finanziare il ripianamento dei vecchi debiti dell’Urbe, quelli contratti fino al 2008, non potrà essere abbassata. Sì, perché – come abbiamo visto – i risparmi che otterrà lo Stato rinegoziando gli interessi dei mutui di Roma non aiuteranno più la Capitale, ma gli altri comuni in difficoltà finanziarie. C’è poco da esultare infatti per il deputato di LeU Stefano Fassina, che è anche consigliere in Campidoglio, che parla di “emendamento irricevibile”, dal momento che “colpisce la Capitale e sottrae al bilancio di Roma le risorse derivanti dall’addizionale comunale più alta d’Italia, versata dai romani. Lo scippo che si è appena compiuto è una condanna per la Capitale”.

Adolfo Spezzaferro

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