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Roma, 22 giu – Come montare un caso sul nulla? Semplice: è bastato chiedere a Matteo Salvini che cosa ne pensasse della discussa scorta a Roberto Saviano. Il leader leghista si è limitato a dire: «Saranno le istituzioni competenti a valutare se corre qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero». «Roberto Saviano è l’ultimo dei miei problemi – ha aggiunto Salvini – e gli mando un bacione se in questo momento ci sta guardando. È una persona che mi provoca tanta tenerezza e tanto affetto, ma è giusto valutare come gli italiani spendono i loro soldi». Fine: nessuna minaccia, nessuna intimidazione. Eppure, tanto è bastato per suscitare l’indignazione generale della sinistra al caviale, sempre in prima fila se si tratta di difendere facoltosi intellettuali liberal, ma sempre a Capalbio quando si tratta di aiutare un connazionale o un lavoratore autoctono.
Ad ogni modo, l’interessato Saviano ha subito colto la palla al balzo e si è precipitato davanti alla telecamera per cimentarsi in quello che sa fare meglio: la vittima. La location è, neanche a dirlo, il suo attico di New York. Dal pregiato appartamento sono dunque state diffuse urbi et orbi le accorate parole dello scrittore napoletano indirizzate al ministro dell’Interno: «Sono 11 anni che vivo sotto scorta. In questi anni sono stato sotto una pressione enorme, la pressione del clan dei Casalesi, la pressione dei narcos messicani. Ho più paura a vivere così che a morire così. E, quindi, credi che io possa avere paura di te? Buffone». La tirata di Saviano si sviluppa tra toni patetici, teatrali e retorica a buon mercato sugli «ultimi» della società, cioè i «nemici» di Salvini. Niente che l’autore di Gomorra non abbia già detto nei suoi numerosi monologhi – rigorosamente senza contraddittorio – durante le passarelle televisive che gli vengono regolarmente allestiste dal gotha mediatico nazionale e internazionale.

Poi Saviano passa al contrattacco e accusa Salvini e la Lega nientemeno che di collusioni con la ’ndrangheta. Anzi, definisce Salvini addirittura «il ministro della Malavita», facendo riferimento a un’opera di Gaetano Salvemini che racconta dei brogli elettorali di Giolitti nel Sud Italia. Ovviamente, se sarà il caso, di queste cose si occuperà la magistratura. Quello che invece è interessante notare è che la sinistra, ormai da mesi alla canna del gas, non perde occasione per offrire visibilità e consenso a Salvini. Si può capire Saviano, che si inventa minacce e intimidazioni inesistenti per meglio alimentare la sua aura da martire di ogni causa «giusta». Ma la sinistra politica che difende un personaggio che piace solo a lei, ed è detestato dal resto degli italiani, è a tratti incomprensibile ma, da un certo punto di vista, è anche uno spettacolo da gustare fino in fondo.
Elena Sempione

6 Commenti

  1. La migliore imitazione di questo globalista sorosiano l’ha fatta Checco Zalone.Da vedere assolutamente il video!

  2. Del resto Saviano recita ancora una volta l’antica figura del traditore italiota, che in odio al nemico interno chiama lo straniero ad invaderci.
    @DiegoFusaro
    “This new Italian government cannot be allowed to survive”. Queste le accorate parole, dense di schiumante rancura verso le plebaglie populiste, dell’araldo del mondialismo Saviano. Che si rivolge ai potentati stranieri auspicando un rovesciamento del governo italiano.

  3. Scarto comunistoide,parziale , illetterato e pseudo intellettuale del falso,un essere immondo………
    Auguri.

  4. […] Roma, 20 mar – Prima fanno i leoni da tastiera e insultano, poi piangono quando vengono presi provvedimenti. Stavolta è toccato a Roberto “bardo cosmopolita” Saviano, che dalle pagine di Repubblica ci fa sapere che verrà processato per diffamazione, per avere ripetutamente definito Matteo Salvini come “il ministro della Malavita”. […]

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