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Roma, 15 set – “Draghi si è procurato dei poteri che non avevamo previsto. Fa interventi sui cambi di cui sappiamo molto poco. La mia proposta è che questi poteri vengano messi nello Statuto in modo che poteri e responsabilità coincidano”. Così il ministro per gli Affari europei, Paolo Savona, replica al presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, che due giorni fa ha attaccato l’Italia. Ospite di “Proxima”, la festa nazionale di Sinistra italiana-Leu in corso a Torino, Savona poi ha detto: “Non commento, è un amico”, in merito alle dichiarazioni del banchiere centrale europeo secondo cui troppe parole hanno fatto male all’Italia e che adesso si aspettano i fatti.
Il ministro agli Affari europei invece ha preferito parlare della moneta unica: “L’Europa è utile al nostro Paese, l’euro è una parte indispensabile, solo che a mio avviso la costruzione non è perfetta. Possiamo giustificare le imperfezioni del 1992, non possiamo giustificare quelle del 2018, 2019 e cammin facendo”, ha spiegato rispondendo a una domanda sugli attacchi arrivati nei giorni scorsi all’Italia da alcuni esponenti dell’Ue, tra cui il commissario Ue per gli Affari economici Pierre Moscovici. “Su queste cose non mi piace pronunciarmi. Ognuno si assuma la responsabilità di quello che dice e delle proprie azioni. Io personalmente opero attraverso documenti ufficiali, un minimo di interviste perché non posso sottrarmi completamente”, ha chiarito Savona.
A proposito di documenti ufficiali, quello del ministro agli Affari europei inviato a Bruxelles parla chiaro: modificare l’architettura istituzionale europea, compresa l’Eurotower, per adeguarla agli obiettivi di crescita e piena occupazione; creazione di un gruppo di lavoro tra Stati membri, Parlamento e Commissione. Un documento passato in sordina.
Poi il ministro si è smarcato dalle politiche sull’immigrazione del governo italiano, invitando a mettere da parte il tema dell’accoglienza, da mesi al centro del braccio di ferro tra Italia e Ue. “Se continuiamo a parlare di immigrazione portiamo l’Europa alla soglia della rottura“, ha ammonito, mentre “l’unico modo per cercare di attenuare le polemiche, dall’immigrazione alle altre cose, è quello di prendere in mano le discussioni di fondo cioè come funziona la politica fiscale in Europa”.
Ieri era a Roma per un’audizione parlamentare è arrivato un altro commissario Ue – al Bilancio – molto critico con l’Italia, Günther Oettinger. “Abbiamo discusso per un’ora, ci siamo intesi”, ha spiegato il ministro: “Gli ho detto che lui deve rispondere alla Commissione, io al Parlamento che mi ha approvato, dobbiamo cercare qual è il punto di appoggio sul piano pluriennale europeo. Quello che io vedo in privato, come accade all’interno del mio governo, e quello che leggo non coincidono”.
Adolfo Spezzaferro



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