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Sbarchi clandestini record, vergogna di uno Stato che non sa controllare i confini

by Alberto Celletti
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Roma, 13 sett – Gli sbarchi clandestini proseguono senza sosta e, oltre all’inevitabile aggiornamento di cronaca, è necessario sottolinearne la vergogna assoluta di uno Stato praticamente senza poteri. Perché un tempo era una prerogativa indiscutibile il controllo di confini i quali, oggi, appaiono come un miraggio, un risultato incredibile da dover raggiungere o addirittura, come nel caso in esame, soltanto da sognare.

Sbarchi clandestini record

Il magico numero di mille persone arrivate in un giorno non è certamente una novità, in questo disastroso 2023. Come riporta l’Ansa, la “magia” (nera) nella convulsa notte appena passata, per la povera Lampedusa, si è ripetuta. E non si tratta neanche della rivelazione peggiore, perché la magia nera del numero mille va aggiornata – ovviamente in peggio – con la magia nera del numero cinquemila. Avete letto bene, cinquemila. Per la precisione, 5.112. Ovvero le persone giunte nell’intera giornata di ieri sulle coste dell’isola siciliana, distribuite in ben 110 approdi. Cifre, fino ad oggi, mai viste. Che vanno a bracetto con le cifre mai viste degli sbarchi clandestini dell’annata in corso.

Un governo che fa acqua – letteralmente – da tutte le parti

All molo commerciale hanno il solito gran daffare, impegnati a ricevere altri immigrati, altri barchini, altra folla. Tralasciando il delirio di chi ha ancora la faccia tosta, dopo ben dodici anni, di non definire tutto ciò una “invasione”, non è possibile non tracciare l’ennesimo bilancio negativo di un governo che ha tradito tutti su un tema in cui tutti davano per scontato almeno un alleggerimento della situazione. Un disastro senza appello per una figuraccia che, alla lunga, potrà pagare negativamente anche in termini di consensi: storiie già viste. Certamente, non nel primo anno di mandato: per ora, la maggioranza continua a godere del favore dei sondaggi. Ma fallire in un ambito così importante non è affatto cosa da poco.

Alberto Celletti

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