Roma, 9 gen – Il governo gialloverde è ancora una volta spaccato sul fronte immmigrazione, con lo scontro tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno Matteo Salvini.


Il premier nei giorni scorsi aveva annunciato di voler aprire i porti alle navi Ong Sea Watch e Sea Eye, anche se solo parzialmente: “Ne prenderemo 15 su 49, e prenderemo anche i mariti perché non siamo gente che smembra le famiglie: daremo un segnale all’Europa, ma dopo che tutti avranno rispettato le regole”.
Ma la fuga in avanti di Conte è stata stoppata dal vicepremier Salvini, che ha risposto: “I porti sono e restano chiusi“.

Ieri il premier è tornato alla carica, sfidando apertamente il ministro dell’Interno. Intervenuto a Porta a Porta, Conte ha detto: “Se non li faremo sbarcare, li andrò a prendere con l’aereo e li riporterò“.
Immediata la replica di Salvini su Facebook: “Un cedimento oggi da parte di chiunque significherebbe riaprire le porte al traffico di essere umani gestito dai mafiosi e dagli scafisti. Non cambierò mai idea. Chi vuole salvare vite deve bloccare gli scafisti. Chi vuole aiutare l’Africa a diventare uno splendido continente da cui non scappare ma fermarsi a vivere e lavorare, deve bloccare gli scafisti e delle navi non non rispettano le regole e battono bandiere straniere. Questo non avverà mai con il consenso mio e degli italiani”.

Poi l’avvertimento a Conte: “E se qualcuno, anche all’interno del governo, accetterà di cedere alle imposizioni di scafisti, trafficanti e Ong non farà un buon servizio né a quelle donne e quei bambini, né all’Italia, né al continente africano. Poi ognuno si prende le responsabilità delle sue scelte”.

Insomma, Conte – che è espressione del Movimento 5 Stelle, il cui capo politico Luigi Di Maio è alleato di governo della Lega di Salvini – sta cercando di dire la sua, di imporsi sulla scena dominata dai due vicepremier. E lo fa spesso dando voce a istanze grilline che cercano di bypassare il contratto di governo Di Maio-Salvini, assumendo le posizioni dei cosiddetti dissidenti a 5 Stelle, che sul dl Sicurezza si sono schierati contro il titolare del Viminale, insieme al presidente della Camera, il “compagno” Roberto Fico.

Come se Conte, l'”avvocato del popolo”, stesse mettendo le basi per una carriera politica nei 5 Stelle. Il suo ruolo istituzionale, la sua visibilità internazionale gli fanno gioco. E magari dietro c’è anche il placet di Grillo e Casaleggio.

Il problema però è che così alimenta le tensioni in seno alla maggioranza e soprattutto, sul piano dei rapporti con l’Unione europea, dà dell’Italia un’immagine senza una posizione politica netta e compatta sul delicato fronte dell’immigrazione e del contrasto dei flussi irregolari.

Adolfo Spezzaferro

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