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Schema Cum-Cum: ecco come le banche hanno frodato il fisco

by Salvatore Recupero
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Colonia, 21 ott – Il Cum-Cum è una pratica di elusione fiscale chiamata anche «arbitrato sui dividendi». Attraverso questo meccanismo sarebbero stati sottratti al fisco di diverse nazioni europee più di 55 miliardi di euro. Con quest’accusa sono finite nel mirino della Procura di Colonia in Germania decine di banche e di intermediatori finanziari.
Prima di entrare nel merito dell’inchiesta, è utile capire come funziona il Cum-Cum. Facciamo qualche esempio. Immaginiamo due investitori che per semplicità chiameremo A e B. Il primo è titolare di azioni, l’altro è un soggetto residente in un paese straniero dove i dividendi (le porzioni di utili che una società decide di distribuire quasi per ripagare gli azionisti per il loro investimento) non sono tassati. Poco prima del pagamento della cedola A gira i titoli a B evitando di pagare le imposte. Poi, i titoli – e il relativo ammontare del dividendo: non parliamo di poche migliaia di euro o dollari, considerato il portafoglio titoli delle banche – vengono di nuovo dirottati da B ad A.
In questi ultimi anni questa condotta si è perfezionata, riuscendo ad ottenere la restituzione dell’imposta sui guadagni sul capitale (che viene applicata ai dividendi), anche se queste tasse non sono mai state pagate. Ed è proprio su questo tipo di operazioni che si sta concentrando la magistratura tedesca. Gli investigatori starebbero passando al setaccio centinaia di transazioni gestite da istituti di credito di diversi paesi, tra cui Santander, Barclays, Goldman Sachs, Bank of America, Macquarie Group, Bnp Paribas, Société Générale, Crédit Agricole e HypoVereinsbank del gruppo Unicredit.
Il problema, però, non riguarda solo la Germania, anche se pare abbia perso 31,8 miliardi di euro tra il 2001 e il 2016 a causa del meccanismo messo in atto. Questo presunto giro di evasione fiscale non ha risparmiato l’Italia (-4,5 miliardi di euro di introiti) mentre il danno per la Francia sarebbe stato di almeno 17 miliardi, di 1,7 miliardi per la Danimarca e di 201 milioni per il Belgio. A sollevare il polverone è stata un’inchiesta condotta da 39 giornalisti di 16 giornali in 12 paesi diversi.
Senza nulla voler togliere ai cronisti, l’elusione compiuta dalle banche tramite il Cum-Cum non è una novità. Le attività di arbitraggio dei dividendi hanno una lunga tradizione. Inoltre, nel 2007 il Parlamento tedesco vietò i rimborsi fiscali chiesti in occasione delle compravendite di azioni nell’imminenza dello stacco della cedola. La misura, però, riguardava solo le banche nazionali. Per questo da quel momento in poi le operazioni furono svolte da istituti di credito esteri. Paradossalmente, l’utilizzo dello schema crebbe dopo il varo della legge. Dunque, aldilà del clamore mediatico che avrà questa vicenda, il tema centrale rimane l’impotenza della politica di fronte ai colossi della finanza.
Salvatore Recupero

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Cesare 21 Ottobre 2018 - 12:54

Come al solito , se trovate colpevoli, le banche pagheranno multe salatissime ma nessun dirigente o banchiere proprietario andrà in galera.Uno scandalo ancora piu’ grande è quello delle banche centrali, quasi tutte private; ad esempio bankitalia è privata al 95% eppure ha la funzione di controllo sulle altre banche!.Queste creano denaro a costo zero ma invece di pagarci le tasse su questa creazione (eppure creare denaro rende piu’ di costruire auto) mettono i miliardi creati tra le passività!! Tra le attività mettono i titoli che comperano con quel denaro e cosi’ il saldo è zero.Questo sarebbe giusto se le banche centrali fossero pubbliche ma essendo private è una evasione di proporzioni gigantesche e sorprende che nessuno in Europa sia andato a fondo della questione.

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