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Roma, 20 ago – Il 14 settembre si avvicina ma è caos sul fronte della riapertura delle scuole. Gli italiani non sanno a chi dar retta, visto che il governo e il Comitato tecnico scientifico non riescono a mettersi d’accordo neanche nel dare una versione univoca. A sentire il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, ogni decisione finale spetterà all’esecutivo. Ma di fatto a tutt’oggi le famiglie, in apprensione per i figli che dovranno rientrare in aula, non sanno nulla di preciso. Quello che si sa è che la scuola riaprirà il 14 settembre (anche perché – è la minaccia di Italia Viva – in caso di rinvio, i renziani toglieranno la fiducia al governo); si sa anche che i famigerati banchi monoposto verranno consegnati in colpevole ritardo (dal 7-8 settembre a fine ottobre); si sa anche che gli studenti dai 6 anni in su dovranno portare la mascherina sempre, anche al banco. Per il resto è ancora tutto (troppo) confuso.

Miozzo (Cts): “Niente deroghe, mascherina e almeno un metro tra i banchi”

Ieri c’è stata la riunione del Cts proprio sulla riapertura delle scuole. Il coordinatore Agostino Miozzo, intervistato dal Corriere della Sera, spiega che “il distanziamento” tra i banchi ”deve essere di almeno un metro”. E su questo ”scordiamoci le deroghe all’italiana, di quelle che una volta concesse restano per sempre. Saranno poche e transitorie, autorizzate di volta in volta dopo approfondita analisi”. Miozzo poi ribadisce che le mascherine ”sono un’arma indispensabile. Sono obbligatorie dopo i 6 anni, sono uno dei pilastri della prevenzione. Come usarle correttamente? Se il docente è certo che i bambini siano seduti e distanziati, ad esempio durante un compito in classe o l’interrogazione, allora potrà consentire di abbassarle. Chi si muove in classe deve indossarle”. No, invece alla ”mascherina a mensa o in palestra, fermo restando il metro di distanza”. Per quanto riguarda i nuovi contagi, il coordinatore del Cts assicura che per adesso “non sono previste nuove chiusure“. Un modo per dire, insomma, che la riapertura delle scuole non è a rischio.

Iss: “Presto le indicazioni per la gestione dei contagi in classe”

Per quanto riguarda eventuali contagi in classe, il Cts ritiene che sia sufficiente mettere in quarantena compagni e docenti del contagiato e che non serva chiudere l’intero istituto. Dal canto suo, l’Istituto superiore di sanità rende noto che “è in preparazione, e verrà finalizzato e reso pubblico nelle prossime ore, un documento che contiene le indicazioni per la gestione di casi e focolai negli istituti scolastici preparato dalle istituzioni competenti“. La nota dell’Iss punta anche a tranquillizzare le famiglie circa le bufale circolate in questi giorni: “Sono da considerare fake news tutte quelle notizie che riportano che l’alunno o lo studente possano venire affidati all’autorità sanitaria, mentre è la figura del genitore che è chiamata a gestire tutti i percorsi”.

Regioni contro il governo: “Non ci coinvolge”

Le Regioni dal canto loro se la prendono con il governo centrale: “Non ci coinvolge nelle scelte sulla riapertura della scuola e poi scarica su di noi la gestione pratica della questione, senza dare chiarezza sulle norme anti Covid e lasciare vera autonomia”. Come riporta Il Messaggero, sono di questo avviso non soltanto i governatori di centrodestra e del nord ma anche quelli di centrosinistra e del sud. Quella che purtroppo si profila è una riapertura scaglionata per Regione, salvo nuove indicazioni e nuove intese con il governo centrale.

Cisl: “Troppe incertezze, serve piano operativo”

Il quadro però resta troppo confuso. Dopo le richieste dei presidi arrivano quelle dei sindacati. “Occorre un piano operativo chiaro e concreto, sarà un banco di prova importante per il governo”, afferma la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, in un intervento sul quotidiano cattolico Avvenire. Scrive la Furlan: “Bisogna fare chiarezza sulla riapertura delle scuole. A meno di un mese dalla riapertura regna una sostanziale incertezza e confusione sulle modalità della ripartenza delle lezioni e sulle garanzie di sicurezza necessarie per gli alunni e per tutto il personale scolastico negli istituti di ogni ordine e grado”. E ancora: “Non possiamo aspettare il 14 settembre per decidere. Manca ancora un vero piano operativo, chiaro e concreto, per rendere tutti gli edifici scolastici sicuri e in grado di poter rispettare le norme puntuali dei protocolli sulla sicurezza che faticosamente abbiamo costruito e condiviso come sindacato anche nel settore della scuola. Alle Regioni sono stati assegnati dei fondi in maniera discrezionale per il reclutamento del personale, ma non esiste un criterio oggettivo per garantire la copertura dei fabbisogni reali dei vari istituti scolastici”. Poi la numero uno della Cisl punta il dito contro il governo: “Non si può scaricare la responsabilità della ripartenza delle scuole solo sui dirigenti scolastici. Sono tante le procedure che non sono state ancora avviate dal ministero dell’Istruzione per evitare la “solitudine dei presidi, le preoccupazioni degli insegnanti e soprattutto la paura legittima delle famiglie”.

Calenda: “Siamo al caos, intervenga Conte e decida lui”

Infine, a sentire Carlo Calenda, è il premier che deve prendere in mano la situazione il prima possibile: “La riapertura delle scuole è complessa. Ma qui siamo al caos. Ogni giorno cambia tutto. I presidi non sono nelle condizioni di lavorare e le famiglie di pianificare la vita. Giuseppe Conte deve intervenire e decidere. La responsabilità finale è sua, non di Azzolina e Arcuri”, scrive su Facebook il leader di Azione, citando il ministro dell’Istruzione e il commissario per l’emergenza, che in effetti queste settimane hanno detto tutto e il contrario di tutto sul rientro in classe a settembre.

Adolfo Spezzaferro

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