Roma, 27 sett – Come molti di voi sapranno, oggi si è tenuta la manifestazione internazionale dei Fridays for Future. Gli studenti di tutto il mondo, in breve, non vanno a scuola per poter protestare contro i cambiamenti climatici e l’inquinamento seguendo le orme di Greta Thunberg. Ovviamente anche l’Italia partecipa e una delle maggiori manifestazioni si è tenuta a Roma. Qui, tra slogan nostalgici, antifascismo, canne e sindacati anche la lotta di Greta è stata declinata the italian way.

La benedizione di Fioramonti

La manifestazione odierna è partita questa mattina intorno alle nove da piazza della Repubblica e poi, in corteo, è arrivata nei pressi di piazza Venezia. Con la benedizione del ministro dell’Istruzione Fioramonti, le scuole hanno regolarizzato le assenze degli studenti che sentivano l’impellente esigenza di scendere in piazza (il “sei politico” dei ’68 in confronto è roba da principianti) a protestare contro l’inquinamento e i cambiamenti climatici. Ma guardandosi intorno, osservando le facce della maggior parte degli adolescenti intervenuti, ci si ritrova davanti un esercito di sprovveduti vestiti H&M, felici di questa bella giornata di sole passata fuori dalle aule. A loro il surriscaldamento globale va benissimo.

I centri sociali vampirizzano i “gretini”

Per il resto, la deriva italiana della manifestazione Fridays for Future appare molto chiara. Rispetto alla precedente manifestazione di aprile, quella in cui intervenne la stessa Greta per intenderci, a questa è finalmente giunta la longa manus della sinistra nostalgica delle lotte studentesche che, come un vampiro assetato di nuovi bacini di ribellione da sfruttare ai propri fini ideologici e di immagine, sta effettuando il restyling della manifestazione Fridays for Future e l’ha immediatamente colonizzata con i propri slogan, le bandiere antifasciste e tutto l’immaginario da centro sociale.

Da “Bella ciao” ai Cobas

Certo, anche oggi ci sono a manifestare molte famigliole e bambini dal volto allegramente dipinto, persino scolaresche guidate da volonterosi insegnanti. Ma quello che è spiccato nel corteo odierno sono i megafoni in mano ai capipopolo (tutt’altro che imberbi e anzi in età universitaria), l’odore di canne che arrivava ad ondate, le bandiere rosse dei Cobas e un generale innalzamento dell’età media, con i soliti sessantottini a passeggiare placidamente nelle retrovie, dotati dell’incedere lento di chi si è appena saziato con la linfa vitale dell’ennesima protesta da mettere nell’album dei ricordi. Nelle scuole italiane la “canzoncina” del popolo di Greta è Bella ciao; se avevamo qualche sospetto sulla strumentalizzazione che sarebbe avvenuta, questi sospetti si sono rivelati del tutto fondati.

“Rubare il futuro”, the italian way

Dal palco del summit sul clima dell’Onu, Greta ha accusato noi adulti, in un discorso strappalacrime da Oscar, di averle “rubato il futuro”: e sì, sta accadendo, ma non come poteva pensare lei. Il vecchio, polveroso, rancoroso e stanco mondo della sinistra forcaiola delle manifestazioni sta inglobando e fagocitando i dolci e innocenti “gretini”; là dove c’era uno slogan quieto ora c’è un “Bolsonaro pezzo di merda”. Davanti a questo, Greta ci rifilerebbe il suo sprezzante “Come osate”? Un mot d’esprit risalente alla Prima Repubblica diceva che “i verdi sono come i cocomeri; verdi fuori e rossi dentro” e la manifestazione di oggi è solo l’ennesimo ricorso storico.

Ilaria Paoletti

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